LESLEY LOKKO.
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CIELI DI ZAFFERANO.
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Parte 3.
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Traduzione di: Jle Da Rin.
MONDADORI Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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68.
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Dentro il locale l'eccitazione e il caos erano alle stelle. I giornalisti erano sul posto fin dal mattino cercando in tutti i modi di farsi inserire nell'elenco degli invitati o tentando di corrompere il portiere per ottenere i nomi degli ospiti. Sarebbe stato l'unico modo per poter chiamare subito la redazione e assicurarsi lo scoop della serata: s, effettivamente la principessa Stefania sarebbe stata presente e no, quello seduto nella BMW nera che aveva svoltato l'angolo sul retro non era Sting. L'evento era appetibile: c'erano i quattro figli d'importanti uomini d'affari - tra cui Kieran Sall e Jake Higham-Burton citati dopo Paola Rossi, sorellastra del primo e discussa figlia dell'amante di Max Sall - e un elenco di invitati dell'alta societ che comprendeva parecchi amici europei di Paola Rossi. Il locale era una versione pi giovane e alla moda di Annabel's, ed era stato ideato da una nuova generazione di imprenditori del divertimento.
L'inaugurazione ufficiale era stata fissata per le dieci ma, spieg Kieran facendo fare un giro a Max, Angela e Amber, in futuro le porte non si sarebbero aperte prima di mezzanotte.
Vogliamo che la gente venga qui per ballare, non per bere disse. Max aggrott un sopracciglio. Al bar servono succhi di frutta, cocktail analcolici e bibite. Se apriamo a mezzanotte, la gente andr a bere da un'altra parte prima di venire qui e noi avremo molti meno problemi. Con un introito di venticinque sterline a testa, calcolando un'affluenza di tremilacinquecento persone
a sera, sarebbero stati ben presto in grado di pagare i debiti contratti con la banca. "Tutto sotto controllo" avrebbe detto Digger.
Proprio in quel momento, Digger scese le scale di corsa andando loro incontro.  arrivata tua sorella esclam affannato.
Con la madre. Figa! Oh, scusi signor Sall... non l'avevo vista.
Ebbe il buongusto di mostrarsi imbarazzato.
Max sorrise e Angela guard altrove mentre Kieran se la svign insieme all'amico. Amber e la madre si avviarono verso la scala di cristallo lasciando che Max andasse ad accogliere Francesca.
Il volume della musica continuava ad aumentare e ormai tutto il locale rimbombava al ritmo dell'impianto di amplificazione da quasi un milione di sterline. A met della scala, Angela fu fermata da un bellissimo giovanotto, forse un amico di Kieran.
Amber gli sorrise e continu a scendere. Attraverso i riflessi delle pareti illuminate di colori sempre diversi riusciva a distinguere solo le sagome delle persone oltre i vetri. I lampi dei flash si susseguivano senza sosta mentre alcuni giganti in divisa col walkie-talkie incollato alla bocca sorvegliavano l'ingresso abbassando ogni tanto il cordone rosso per far entrare i VIP nella sala bianca.
Amber segu un gruppo di ragazze magrissime e abbronzate che ondeggiavano sui loro tacchi a spillo. La zona relax le piaceva molto, c'era dell'ottima musica e l'atmosfera era tranquilla e appartata, nonostante si stesse rapidamente riempiendo di
gente cui Amber non avrebbe mai rivolto la parola, sicuramente amici di Paola. Italiano e francese sembravano le lingue ufficiali. And al bar e ordin un Flirtini alla gelida ragazza dietro il banco. Al primo sorso si rese conto che era davvero squisito come prometteva. Si guard attorno. In vita sua non aveva mai
visto tante persone cos belle e abbronzate. Kieran e i suoi amici ce l'avevano proprio fatta. All'improvviso, da un angolo della sala si lev un urlo. Le porte si aprirono e Paola, con altri due o tre giovanotti, fece il suo ingresso teatrale seguita da un fotografo che venne immediatamente buttato fuori di peso.
Niente fotografi nella zona VIP, ovvio. Attraverso la sala Amber
osserv la sorella cinguettare e sghignazzare con gli altri invitati; fortunatamente le luci erano basse e Paola non guardava dalla sua parte. Del resto, erano troppo occupati a esaminare le rispettive mise per accorgersi di chiunque altro.
Amber si allontan dal bar per raggiungere un punto meno affollato in fondo alla sala dove lasciarsi sprofondare nel divano bianco, allungare le gambe e ammirare l'arricciatura che i suoi nuovi pantaloni scampanati avevano sui fianchi. Ud il rumoroso gruppetto di Paola trasferirsi altrove fra gridolini e commenti petulanti in cinque o sei lingue. "Bella" qui, "bellissima" l. Rimase a sorseggiare il suo cocktail osservando con discrezione una coppia intenta a discutere su chi dovesse andare al bar per un altro giro di drink. La musica era di buona qualit. Amber guard il deejay nella sua postazione che sceglieva e preparava i dischi con la meticolosit di un chirurgo, estraendo i lucidi trentatr giri dalla custodia e impilandoli con cura sul piano accanto alla console, con le cuffie in testa e un'aria di soddisfatta concentrazione.
Amber fece ruotare le punte degli stivali nuovi. Il cocktail era forte e lei non aveva toccato cibo dall'ora di pranzo: quel miscuglio di vodka, cointreau e succo di frutta era tanto alcolico quanto gradevole. Si appoggi all'indietro sullo schienale e socchiuse le palpebre, lasciandosi trasportare dalla musica.
Si dorme gi? La voce era divertita.
Lei spalanc gli occhi e per un secondo non mise a fuoco. Poi si tir su percorsa da un fremito di eccitazione. Tende! Sei arrivato!
Io s, senza ombra di dubbio. E tu? Si direbbe che stessi dormicchiando le rispose con un sorriso sedendosi di fronte a lei. Era sola
Io... no, figurati... mi stavo godendo la musica. Lui la guard perplesso. Davvero. Lei si pass una mano pi tra i capelli. Tende sembrava diverso quella sera, not immediatamente, molto pi rilassato dell'ultima volta che l'aveva visto. Vestito in nero, la camicia senza cravatta, e un completo giacca e pantaloni. Amber sorrise.
Sono appena arrivato. Kieran mi ha detto che eri qui. C' anche Max? chiese Tende guardandosi attorno.
Era di sopra. Con mia madre... e Francesca rispose cauta.
Lui sorrise a sua volta. Chiaro. Dovrebbe essere una serata interessante. Che cosa stai bevendo?
Mmm... un Flirtini disse Amber con una risatina.
Non male. Funziona?
 troppo presto per dirlo.
Si pu comunque provare qualcos'altro sentenzi alzandosi e avviandosi al bar.
Amber torn ad appoggiarsi allo schienale del divano. Era meravigliata di se stessa. Per un anno e mezzo non aveva fatto altro che desiderare quell'uomo, pensando a lui in ogni momento libero o imponendosi di smettere di farlo; nell'ultima settimana era impazzita per scegliere il vestito da indossare, il look pi adatto, il nuovo taglio di capelli... dettagli a cui di solito lei non prestava la minima attenzione. E adesso eccolo l, Tende le stava di fronte in tutto il suo splendore, e Amber stava facendo la civetta con lui. Era sbalordita e soddisfatta di s.
Lo guard tornare con un Flirtini per lei e quello che sembrava un Martini per s.
Sono l'unica a flirtare stasera? domand mentre lui appoggiava i bicchieri sul tavolino.
Tende si strinse nelle spalle. Dovrei forse corteggiarti, Amber
Sall?
Per poco il drink non le and di traverso.
Tende! Entrambi si voltarono. Amber mugugn qualcosa.
Di nuovo Max! L'avrebbe ammazzato. Si appoggi ai cuscini e guard i due uomini salutarsi con un abbraccio come due fratelli che si rivedano dopo anni. Non poteva credere ai propri occhi!
\ndiamo a cercare Kieran e Paola, cos potrai vedere il locale. Hai gi conosciuto Paola, vero? La voce di Max si affievol mentre si allontanava. Amber chiuse gli occhi. Non sapeva se avrebbe potuto sopportare la scena di Tende insieme a Paola. La
voce di lui, in un orecchio, la fece trasalire.
- Non te ne andare le sussurr prima di allontanarsi.
Com'era avvenuto in occasione della festa di compleanno di Max, Amber lo segu con lo sguardo mentre lui attraversava la pista da ballo, raggiungeva il bar e veniva trascinato sulla scala di cristallo da Paola. La sorellastra era raggiante. Tuttavia, Amber non incontr lo sguardo di lui e si dovette accontentare di osservare la sua schiena o il suo profilo illuminati dalle deboli luci colorate.
La folla intanto si muoveva intorno a loro: un mare di braccia alzate ondeggiavano nell'aria, alcuni ballavano scatenati, pigiati l'uno all'altro, guancia a guancia o anca contro anca e ogni tanto sembrava che quei corpi dondolanti fossero un tutt'uno.
Amber, un po' su di giri, si mantenne in disparte godendosi lo spettacolo e pensando che anche Tende, travolto dalla mischia, vedeva la stessa scena, sentiva la musica martellante e ammirava quelle belle persone che si stavano mettendo in mostra. Paola era troppo occupata a posare per i fotografi, a ridere passando da uno scapolo d'oro all'altro e a ghermire le modelle e gli altri obiettivi dei paparazzi per dare retta a lui. Nelle due ore in cui la sorella si aggir ai bordi della pista, Amber non la perse mai di vista, ma Tende non era mai con lei.
A mezzanotte, quando vide Max pronto ad andarsene con Angela e Francesca al seguito, Amber strabuzz gli occhi. I fotografi sarebbero andati a nozze! Di Tende non c'era traccia. Stava per dare la buonanotte ai tre quando si sent afferrare per un braccio e tirare dolcemente indietro.
In partenza? Cos presto? Era lui.
Si volt con gli occhi che brillavano. No... n addormentata n sul punto di andarmene, mi sto solo godendo la scena disse con una risata.
Balliamo. Senza aspettare risposta, lui la trascin verso la folla scatenata.
Erano cos vicini da toccarsi. Quel posto non aveva niente a che vedere con le discoteche e i locali che Amber aveva frequentato con Henry, n con le feste dove l'aveva portata Becky. Il ritmo era martellante e lei lo sentiva nel battito del cuore di Tende, nelle
braccia di lui che la sfioravano, nelle sue cosce contro le proprie.
Era un bravo ballerino e lei cercava di imitarlo. Attorno a loro, ipnotizzati dall'abilit del deejay che tutti sembravano conoscere, alcune ragazze mezzo nude si attorcigliavano lunghe ciocche di capelli mentre i giovanotti lanciavano loro occhiate estasiate bevendo dalle bottigliette di Evian in omaggio. Erano tutti euforici, travolti dall'energia e dall'agilit dei ballerini. Con una risatina nervosa Amber nascose il viso contro la spalla di Tende e quando lui la cinse con un braccio facendole scivolare la mano lungo la schiena, gli and istintivamente ancora pi vicino.
Andiamocene da qui.
Si diressero rapidamente all'uscita senza smettere di ridere.
Il bagliore di un flash li illumin mentre correvano mano nella mano sotto la pioggerella sottile che aveva cominciato a cadere.
Nonostante la pioggia, non faceva freddo e l'aria fresca diede loro un po' di sollievo dopo il caldo soffocante sofferto nel locale.
La coda di gente ancora in fila per entrare girava attorno all'isolato. Amber segu Tende sotto la scala sul retro del palazzo.
D'un tratto furono avvolti dall'oscurit e dal silenzio, mentre il suono martellante della musica giungeva attutito e confuso.
Lui si appoggi al muro e la tir verso di s. L'ultima cosa che Amber riusc a pensare, scorgendolo in controluce, fu che non ora un sogno. Lui la baci e lei prov sensazioni che non aveva mai provato prima di allora. Fu un bacio lento, stuzzicante e avido. Mentre lo ricambiava infilandogli le mani sotto la giacca, sent il cuore martellarle nelle orecchie. Non dissero nulla.
Quando lei riapr gli occhi, incroci quelli di lui. Nell'oscurit, la mano di Tende le risal lungo la camicia con un gesto esperto ed eccitante, e lei desider subito di pi. Fu lui a fermarsi. Il clima di allegra spontaneit che si era instaurato tra loro nel locale, quando erano al centro della pista da ballo, era improvvisamente svanito. Fuori, nell'aria che aveva cominciato a rinfrescarsi, l'umore di Tende era cambiato.
Amber Sall. Lo disse lentamente, con la bocca vicinissima a quella di lei.
Amber non sapeva che cosa dire. L'effetto dei drink bevuti a stomaco vuoto stava rapidamente sparendo. Tende Ndiaye sussurr dopo un attimo.
Lui rise. Non male... Ho sentito di peggio. La strinse ancora di pi a s. Vicinissima al suo collo, Amber respirava il suo odore.
Aveva la pelle incredibilmente morbida e calda.
Come si pronuncia? mormor.
Non ha importanza. L'hai detto bene.
No, sul serio. Tu come lo pronunci?
Amber Sall, vogliamo stare qui tutta la notte a discutere del mio nome? chiese soffocando una risata.
No.
Allora che cosa facciamo?
Potremmo... Amber trasse un profondo respiro. Ebbero entrambi un attimo di esitazione prima di voltarsi per fermare un taxi.
Che cosa strana disse Amber appoggiandosi su un gomito per guardarlo.
Perch?
Be', perch  successo tutto cos in fretta.
Tende sorrise.
Che cosa ci trovi di divertente? gli chiese infilando una mano sotto il piumone per accarezzargli il petto.
Pensi che sia successo in fretta?
Insomma, voglio dire, ci siamo incontrati veramente solo questa sera, al club. E adesso sei qui, a letto insieme a me.
Hai passato quasi una settimana nel deserto con me, o te ne sei gi dimenticata? le chiese guardandola.
Certo che no, ma mi hai a malapena rivolto la parola!
Abbiamo parlato a lungo continu lui scuotendo la testa.
No... solo quella notte. Abbiamo parlato del progetto, di Max e basta.
Tende rimase in silenzio per qualche minuto. Ti ho pensata spesso, da allora esclam infine girandosi sulla schiena. E
molte volte ho avuto voglia di... non so, di chiamarti... di mettermi in contatto...
Perch non l'hai fatto?
Perch  andata cos rispose lui passandosi una mano sul viso.
Perch non pensavo che fosse la cosa giusta da fare.
Amber lo guard perplessa mentre un brivido le correva lungo la schiena. E adesso...? domand a bassa voce.
Non lo so. Tu mi piaci, mi piaci molto. Ma non sar... facile.
Perch? Per quale motivo dovrebbe essere pi complicato che per chiunque altro?
Io vengo dal Mali, Amber. La fiss dritto negli occhi. Sono musulmano, sono africano. E sono anche un ministro che sta cercando di realizzare un progetto di cui tuo padre  azionista di maggioranza.
Senza dimenticare poi che stiamo parlando di Max.
Max non c'entra nulla con noi esclam Amber corrugando la fronte.
Ne sei proprio sicura? La voce di Tende si era fatta di colpo tagliente.
S. Non sono affari suoi. E poi tu gli piaci. Gli piaci pi di tutti noi, te lo posso assicurare! Cerc di buttarla sul ridere.
Tende non si scompose. Amber Sall. Sai che cosa vuol dire Amber in arabo?
No.
Gioia. Qualcosa di prezioso.
Non sapevo che parlassi l'arabo gli disse sentendosi improvvisamente vulnerabile.
Quel tanto che basta per leggere il Corano e ordinare una birra.
Per non dovresti bere ribatt secca Amber.
Tende si mise a ridere, tirandola ancora pi vicino a s. Ah,
sei troppo sveglia per me.  per questo che mi piaci tanto, sai.
Neanche tu sei poi cos lento gli bisbigli. Tuttavia quella
sensazione di insicurezza non se n'era andata. Che cosa intendeva dire? Sollev la testa. Allora, che cosa vogliamo... cosa pensi... di fare?
Non lo so.
Ma ci deve essere un modo, no? Voglio dire,  ovvio che siamo...
be', solo agli inizi. Ma se ci piacciamo, tutto il resto... troveremo una soluzione, giusto? La troveremo?
N'sha'allah.
Non era esattamente quello che Amber avrebbe voluto sentirsi rispondere.

Becky guard le labbra di Morag aprirsi e chiudersi dopo le prime frasi; non la stava gi pi ascoltando. "Ottime referenze. Sono sicura che troverai qualcos'altro. Semplicemente, non  pi come prima." Le parole le scivolavano addosso, non riusciva quasi a rendersi conto che fossero rivolte a lei, che Morag stesse parlando con lei. E che l'avesse licenziata.
Mi dispiace, Becky le stava dicendo.
Becky sollev lo sguardo, stupita. Sul viso della donna lesse un disagio sincero. Oh. No... non preoccuparti. Fa... fa niente rispose alzandosi. Be', immagino che sia meglio... insomma, mettere un po' in ordine...
Voleva davvero risparmiare a Morag quella situazione imbarazzante.
Era stata licenziata. Per la prima volta in vita sua.
Charlie era partito per gli Stati Uniti. Becky apr il portone e si chin a raccogliere un paio di lettere indirizzate a lui e altre per I lei, che riconobbe essere della banca. Il suo conto doveva essere in rosso. Di nuovo. Ultimamente la situazione finanziaria aveva cominciato a sfuggirle di mano. Annotare le entrate e le uscite non era mai stato il suo forte, lei preferiva infilare le fatture!
e gli estratti conto della banca in un cassetto nella speranza che Charlie le trovasse e pagasse. In ogni caso, se la situazione fosse stata cos grave, le avrebbero telefonato, no? Cos facendo, scorrevano i mesi e Becky non sapeva quale fosse la sua situazione economica. Ma dal momento che era sempre Charlie a farsi carico di tutte le spese della casa, per lei la cosa non aveva poi molta importanza. Se, verso la fine del mese, la sua carta di credito non veniva accettata per questo o quell'acquisto, be', era solo questione di un paio di scarpe o, negli ultimi tempi, di qualche nuovo capo di biancheria di pizzo, niente di veramente grave. Una volta passato il fatidico 27 del mese, poteva sempre ricominciare.
Infil le lettere in un cassetto della cucina - saranno state una dozzina - e si tolse la giacca. Poi si vers del vino e sal in soggiorno.
La grande stanza le diede un senso di freddezza e di vuoto. Si liber delle scarpe con un calcio e si sedette, rannicchiando le gambe, sul nuovo divano in pelle che lei aveva convinto Charlie a comprare. Rimase a fissare lo schermo del televisore senza prendersi nemmeno la briga di accenderlo. Non si mosse per un po', sorseggiando il vino e pensando agli eventi della giornata.
Morag le aveva chiesto di andarsene. Cos, su due piedi. Era a spasso, licenziata. Per qualche strano motivo, Morag era convinta di averle lanciato abbastanza segnali, ma Becky non ricordava un solo episodio che giustificasse quella decisione.
Prese il telefono dal tavolino di marmo e compose frettolosamente il numero di Henry. Non appena ud la sua voce, scoppi in lacrime. E lui le promise che sarebbe arrivato il prima possibile.
Un'ora pi tardi lo ud bussare alla porta. Scese di corsa le scale con il viso segnato dalle lacrime e gli apr. Vederlo l - alto, forre e robusto - non fece che peggiorare la situazione. Si gett fra le sue braccia mentre lui la spingeva barcollando verso l'ingresso e chiudendosi rapidamente il portone alle spalle. Becky, che per tutto il giorno era stata cos calma, non riusciva quasi a parlare, scossa dai singhiozzi. Henry le accarezz i morbidi capelli ramati, le asciug le lacrime e l'accompagn in cucina per versarle un brandy. Sapeva che non avrebbe dovuto farla bere ancora,
sul pregiato tavolo di quercia c'era gi una bottiglia semivuota, ma non sapeva cos'altro fare. Lui non era stupito che l'avessero licenziata. Negli ultimi tempi Becky sembrava anteporre il proprio piacere a tutto il resto. E quel piacere, come Henry aveva capito di recente, sembrava essere pi o meno focalizzato su di lui. Non sapeva che cosa fare. Avevano una storia. O, per meglio dire, era Becky ad averla, dal momento che lu, tecnicamente parlando, era un uomo libero. Sapeva di essere terribilmente preso da lei, ma non aveva idea di come troncare la relazione e, soprattutto, era confuso su ci che voleva veramente. Becky sembrava vedere in lui un uomo diverso da quello che era, ma la tensione erotica che c'era fra loro era qualcosa che Henry non aveva mai sperimentato prima e in qualche modo lo spaventava, era diventata una specie di dipendenza. Lui e Becky non parlavano mai, facevano solo sesso. In continuazione. I loro giochi erotici e le loro fantasie erano sempre pi inusuali. Una volta lei gli aveva addirittura detto che aveva bisogno di lui come certa gente ha bisogno delle sigarette o dell'alcol. Quella rivelazione era stata brutale e alquanto scioccante e lui stesso aveva notato in Becky qualche esitazione nel confidarglielo, ma, Dio santo...
le poche ore che trascorrevano insieme ogni settimana erano cos cariche di aspettative che spesso il giorno dopo, quando lui si ritrovava a pensarci seduto alla scrivania, aveva un'istantanea erezione, come un tredicenne.
Comunque, venti minuti dopo essersi accomodati sul divano di sopra, quando Becky si era tranquillizzata grazie alle carezze di Henry, i loro pensieri volarono altrove. Becky appoggi con cautela il bicchiere di brandy che aveva tenuto in mano fino a quel momento e di l a cinque minuti Henry sperimentava di nuovo il brivido proibito di spogliarla nella camera da letto che lei divideva con Charlie, il suo fidanzato. Le abbass la gonna facendo scorrere la mano sulla pelle morbida e delicata della pancia, affondandovi il viso e afferrandole i glutei per avvicinarla a s.
Lei gli sfior la schiena con le unghie facendolo rabbrividire. Era cos piccola e fragile. In lei ogni dettaglio era perfetto, femminile e delicato. Gli piaceva guardarla mentre si spogliava, togliendosi la raffinata biancheria intima per poi ripiegarla con cura: i collant di pizzo e il reggiseno di seta imbottito. Le infil una mano sotto la piega dei glutei accarezzando la pelle soffice e vellutata dell'interno cosce. Il respiro di Becky si fece affannoso. Lui si tolse i pantaloni e scivol nel letto. Nel letto di Becky e di Charlie.
Improvvisamente il silenzio fu rotto dallo squillo del telefono.
Prima di rispondere, Becky ebbe un attimo di esitazione.
Henry si alz lentamente e and in bagno. Dopo essersi spruzzato dell'acqua in faccia, rimase un secondo sulla soglia. Non era Charlie. Dai gridolini si capiva che era una donna. Amber?
Il suo cuore ebbe un sussulto improvviso e inaspettato. "Cazzo" pens guardando la sua faccia ansiosa nello specchio del bagno
"che cosa stiamo facendo? Sono ancora innamorato di Amber e mi sto scopando la sua migliore amica che si sposer fra meno di sei mesi. Sono a casa sua, nel suo letto... che cazzo stiamo facendo?"
Ascolt le esclamazioni di Becky ancora per qualche minuto.
Sent che salutava, promettendo all'interlocutore misterioso di vedersi il giorno dopo. Poi lei riattacc. Henry torn in camera e not che Becky lo fissava in modo un po' strano: gli occhi le brillavano.
Non indovineresti mai! esclam in un tono che a lui sembr quasi trionfante.
Che cosa?
Era Amber. Non indovineresti mai con chi esce. Mentre lei parlava, Henry avvertiva nettamente una morsa che gli attanagliava le tempie.
Con chi?
Tende vattelapesca, non riesco mai a pronunciare il cognome.
Il tipo del Mali. Ti ricordi che ti avevo raccontato che Max
si stava occupando di un progetto in quella zona? Be',  il suo socio. Figurati,  impazzita.
Henry era totalmente impreparato al fremito di rabbia e gelosia che lo attravers. In meno di un secondo, il passato gli sfil davanti agli occhi presentandogli il conto. Un africano. Nero.
Amber. And in bagno barcollando.

69
La prima impressione che Madeleine ebbe di Belgrado fu di incredibile normalit per una citt in guerra. La gente passeggiava nelle ampie strade, i caff erano aperti, i tram in movimento...
Era molto simile a una qualunque citt europea.
No, le spieg il giovane interprete serbo che le sedeva di fronte, Belgrado non era in guerra. Per ora la guerra  altrove, quasi ovunque, a essere precisi. In un certo senso siamo fortunati che ci abbiano mandato qui.
Madeleine non rispose. Guardava la citt passarle davanti al di l del finestrino. Bunker in cemento quadrati e imponenti, edilizia popolare, palazzi antichi sontuosamente decorati come quelli che lei ricordava a Budapest, insoliti minareti che spuntavano qua e l e chiese. Era uno strano miscuglio di Oriente e Occidente. Prima di partire aveva letto qualcosa sulle condizioni attuali della citt e del paese e le vicissitudini di quell'angolo d'Europa le avevano tenuto la mente occupata, permettendole di affrontare il viaggio in uno stato decisamente migliore rispetto agli ultimi mesi.
La stavano accompagnando nella casa dove avrebbe vissuto per l'anno successivo, un piccolo appartamento all'ultimo piano di un vecchio edificio in centro. L'intonaco tra il grigio e il rosa dell'elegante palazzo a cinque piani stava cadendo a pezzi e l'ascensore era fuori servizio, ma in compenso c'erano il parquet e
grandi finestre che si affacciavano su una distesa di tetti rossi, parabole satellitari e antenne telefoniche. Ringrazi Marko, l'interprete, e Pascale, il funzionario dell'ICM l'International Centre for Migration -, che l'avevano accolta all'aeroporto, declinando l'invito per un caff o per la cena. Nelle ultime tre settimane orano successe talmente tante cose che lei sentiva il bisogno di un po' di tempo per metabolizzarle e per riflettere su quanto stava facendo. Sarebbero venuti a prenderla l'indomani mattina, le ci sarebbe voluto qualche giorno per orientarsi in citt. Se potevano esserle utili in qualcosa... Madeleine scosse il capo con un sorriso. No, no, era tutto a posto.
Richiuse la porta alle loro spalle e ud i passi che si allontanavano sulle scale e poi il rimbombo del portone che sbatt con fragore.
Quindi torn finalmente il silenzio. Era sola. And alla finestra del soggiorno e guard la strada in basso. Il cielo era grigio, una tipica giornata cupa dell'Europa sudorientale, ma quella luce le era familiare. Budapest si trova a nord di Belgrado, tuttavia le due citt avevano qualcosa in comune; dopotutto, entrambe erano bagnate dallo stesso fiume, il Danubio. Lungo il tragitto dall'aeroporto Madeleine aveva guardato i cartelli stradali e
si era resa conto che la maggior parte dei nomi delle vie e delle
scritte erano in cirillico anzich in alfabeto latino. Quando era una bambina Madeleine conosceva un po' di cirillico, ma l'aveva dimenticato dopo che si erano trasferiti in Occidente e adesso non ricordava quasi neanche pi l'alfabeto. Attraversando la via in automobile era riuscita a leggere solo un cartello ricordando. "Ove je Srbija." "Siamo in Serbia" aveva tradotto Marko accigliato. Lei si era chiesta che cosa volesse dire.
L'appartamento era arredato modestamente: un letto matrimoniale, lenzuola e asciugamani puliti e un armadio abbastanza grande in un angolo; in soggiorno c'erano un divano, due sedie, una credenza piena di piatti spaiati e un assortimento di coltelli, gli elettrodomestici in cucina erano in uno stato discreto. Era un ambiente piccolo ma funzionale. Madeleine impieg un'ora
per disfare i bagagli, appendere i vestiti e prendere dimestichezza con il contenuto della credenza: pentole, tegami e l'immancabile caffettiera italiana. S, c'era  tutto ci di cui potesse avere bisogno. Persino un piccolo televisore in bianco e nero in soggiorno.
And ad accenderlo e sintonizz tre canali: RTV Belgrade e altri due dal nome impronunciabile, in serbo-croato. La faccia di Milosevic compariva quasi ogni cinque minuti. Lei rest a guardare per qualche secondo prima di spegnere.
Si ferm a osservare la sua nuova casa e per la prima volta dopo molto tempo si sent tranquilla. Si rese conto che la rottura con l'Inghilterra e l'allontanamento dalla casa di Amber, che ormai Madeleine associava solo con il ricordo e il sapore delle sue lacrime, erano stati netti ma necessari. In quel posto nuovo, dove l'aria, i suoni e gli odori erano sconosciuti, le parve di tornare a respirare. Era possibile ricominciare. Erano le nove e la sera primaverile stava calando rapidamente. Dalle finestre aperte le giungevano i rumori del traffico e le urla dei venditori ambulanti che richiamavano i passanti. Si alz, chiuse le persiane e and in camera. Si tolse le scarpe, si butt sul letto vestita e chiuse gli occhi. "Solo un attimo" si disse "poi mi alzo, faccio una doccia o forse un bagno e tiro fuori dall'armadio la camicia da notte."
A svegliarla, il mattino dopo, fu una bella luce che entrava da fuori.
Il nuovo lavoro era esattamente come le aveva detto Harrigan, se possibile ancora pi faticoso. Non appena ebbe messo piede alla sede dell'organizzazione nel quartiere Skadarlije, cap che lui le aveva letteralmente salvato la vita. La squadra impegnata nella missione ICM era formata di volontari di ogni paese, di rappresentanti delle organizzazioni non governative, di consulenti tecnici e interpreti, ma per Madeleine rappresentavano una novit in un clima caotico e coinvolgente. Sei o sette lingue diverse che s'incrociavano senza sosta, gente che correva su e gi per le stanze, una riunione dopo l'altra... Alla fine del suo primo giorno di lavoro, faceva quasi fatica a ricordare la ragione per cui era stata mandata l. Mancavano il tempo e lo spazio per assorbire
tutti quegli stimoli. Quando ormai la giornata volgeva al termine, Gordana Marjanovic, una simpatica e infaticabile studentessa di medicina dell'universit di Belgrado che aveva interrotto gli studi per unirsi all'lCM, le disse che i giornalisti locali avevano soprannominato la Serbia "La terra di Mordor". Madeleine la guard senza capire.
Ma s, Tolkien. il Signore degli Anelli. Non l'hai letto?
Madeleine fece cenno di no. Ah, be', capirai presto che cosa intendono. Che ne dici di un caff? chiese Gordana prendendo la borsa. Madeleine fu sul punto di rifiutare, invece annu.
"Grazie, perch no?"
Percorsero Zeleni Venac, il corso principale che conduceva in centro. Agli angoli delle strade c'erano gruppi di ragazzi con la barba e i capelli lunghi che vendevano oggetti di tutti i tipi esposti su dei banchetti di metallo. T-shirt con la scritta "Libert o morte", nastri di musica popolare serba, perfino portachiavi col teschio e le tibie incrociate, not Madeleine con un brivido.
Gordana sembrava non farci caso. La condusse attraverso un labirinto di vicoli fino ad arrivare davanti a un piccolo bar dove, le disse, si poteva ancora trovare il miglior caff turco di Belgrado.
Si vedeva che la ragazza era conosciuta dai clienti: alcuni si fermarono a salutarla e a chiederle come andassero le cose...
Un inferno rispose lei sorridendo e accendendosi una Lucky Strike. Madeleine not che a Belgrado fumavano tutti. L'aria in quel piccolo locale era impregnata dell'odore del tabacco locale.
Io sono fortunata disse Gordana sorseggiando il caff e giocherellando col pacchetto di sigarette che aveva appoggiato sul tavolino. Posso comprare le sigarette d'importazione.
Fortunata? chiese Madeleine con un vago sorriso.
Tu non fumi? Madeleine scosse il capo. Cambierai idea.
Aspetta fra tre mesi e vedrai.
Alla fine della prima settimana Madeleine cap che non avrebbe dovuto aspettare tre mesi. In vita sua non aveva mai acceso una sigaretta, ma dopo qualche giorno passato a leggere per quindici
ore ininterrotte le diverse relazioni che venivano depositate sulla sua scrivania, una volta che si era resa finalmente conto di quale fosse esattamente il suo lavoro, accett una Lucky Strike. Quando la accese cominci a tossire, ma l'interruzione fu provvidenziale perch non era sicura che sarebbe riuscita a leggere il documento che le avevano appena passato. "Lo stupro come arma di guerra." Tir tre lunghe boccate mentre leggeva la testimonianza di una ragazza diciannovenne, musulmana, che veniva da Posavina, nel Nord della Bosnia. Gordana aveva ragione, quel paese stava precipitando nella follia. Per la prima volta, dopo mesi, Madeleine prov un senso di rabbia. Islington, Amber e Becky, il suo posto allo University College Hospital e persino Alasdair e l'Egitto si allontanavano a mano a mano che lei scorreva i fogli.
Non aveva idea di che cosa stesse facendo o anche solo di ci che si aspettassero da lei. Il suo lavoro, per quanto ne sapeva, consisteva nell'insegnare ai volontari e agli operatori umanitari a interagire con le vittime delle violenze descritte in documenti come quello che stava leggendo. La missione del gruppo di psicologi e medici italiani appena giunti a Belgrado rientrava nell'ambito di un'iniziativa congiunta tra l'UNHCR e l'universit di Firenze volta a migliorare l'assistenza ai pazienti affetti da disturbi di salute mentale legati a traumi psicosociali. La mancanza di fiducia che aveva attanagliato Madeleine negli ultimi tre mesi era come sparita. Trascorse due settimane ad analizzare con calma la propria formazione in rapporto a quanto le era richiesto di fare, fumando il pacchetto di Marlboro Lights che Gordana le aveva fornito. Cerc di mettere a fuoco che cosa avrebbe dovuto fare nel suo nuovo ruolo e come operare.
Dopo un mese era un'altra persona. Magra, con i capelli corti
- in situazioni come quella la chioma lunga e folta era solo un impiccio -, la sigaretta sempre accesa in mano e gli immancabili blue-jeans... a casa non l'avrebbe riconosciuta nessuno.
S, Harrigan aveva ragione. Salvando gli altri avrebbe salvato se stessa.

70
Erano passate quasi sei settimane da quando Tende era sgusciato fuori dal suo letto per andare a una riunione mattutina con Max. Quel giorno Amber si era svegliata e l'aveva guardato rivestirsi col cuore in gola. Che cosa sarebbe successo? La risposta che lui le aveva dato la sera prima non era stata molto eloquente.
Poteva nutrire qualche speranza o doveva disperarsi? Erano in quella delicata prima fase di ogni storia, quando un'eccessiva pressione avrebbe potuto allontanarlo da lei. Conosceva le regole, tuttavia non era come se lui vivesse a Camden o al di l del fiume. Tra loro c'erano novemila chilometri di distanza e due continenti. Se non avesse insistito adesso che lui era l, quando avrebbe potuto farlo?
 un arrivederci? gli aveva chiesto dal letto mentre lui si aggiustava la cravatta.
Tende si era voltato a guardarla. Arrivederci?
S. Be', un au revoir oppure  bientt aveva spiegato Amber sforzandosi di essere allegra. Non riusciva a guardarlo negli occhi.
Lui era andato a sedersi sul bordo del letto e le aveva preso la mano. Certo che ce la faremo. Te l'ho detto ieri sera, no?
No, tu mi hai detto solo...
N'sha'aah.
S. Che significa...
Se Dio lo vuole. E lo vorr.
Come fai a esserne cos sicuro?
Tende aveva fatto scorrere il dito sull'anello che lei aveva al dito. Speranza. L'aveva ruotato, indicandolo con un cenno del capo. Per questo. Poi si era chinato per darle un bacio. E per quest'altro. Si era raddrizzato e aveva aggiunto: Ti chiamo pi tardi.
E cos aveva fatto. Le aveva chiesto di non dire nulla a Max perch era convinto che non l'avrebbe presa bene. Secondo Amber si trattava di una precauzione eccessiva - Max lo adorava, gli aveva fatto notare -, ma Tende era stato irremovibile.
In compenso, Amber capiva perfettamente l'altro aspetto, le possibili ripercussioni di una simile notizia nel momento in cui il progetto stava per decollare. Soprattutto ora che, con l'inaugurazione del locale di Kieran, qualunque attivit riguardasse Max Sall o i suoi rampolli era destinata a finire sui giornali.
Cos, Amber si era confidata solo con Becky, minacciandola di morte se ne avesse parlato con qualcuno. Becky ne era rimasta ovviamente entusiasta. In realt Amber si era sorpresa della sua reazione: la felicit dell'amica sembrava quasi maggiore della sua. Avevano trascorso un magnifico pomeriggio tra donne, facendo shopping, bevendo caff e spettegolando, ma Becky non era stata altrettanto disponibile a raccontarle i particolari della sua vita privata. Era stata molto vaga riguardo al matrimonio e quando le aveva dato la brutta notizia del licenziamento sembrava quasi che non le importasse. La interessavano di pi i dettagli su Tende: quando sarebbe tornato, se Amber aveva intenzione di andare di nuovo in Mali, che cosa ne pensava Max.
Ehi, stai correndo pi di me le aveva fatto notare Amber con una risata. Non lo so. Non l'ho ancora detto a Max, Tende  convinto che gli verrebbe un colpo... non ho idea del perch.
Comunque, torner a Londra il mese prossimo. Vedremo che cosa succeder.
Un mese intero? Non riuscirei ad aspettare tanto aveva detto Becky con aria teatrale.
Io s aveva risposto Amber in tono pacato. In questo momento, sento che potrei aspettare per sempre.
Non durer era stato il commento da esperta di Becky. Entrambe avevano riso.
L'aspetto pi positivo, si disse Amber sedendosi alla scrivania in redazione, era che Tende si stava dimostrando un tipo di parola.
La chiamava davvero. Non tutti i giorni, a volte nemmeno tutte le settimane, ma comunque le risparmiava quelle attese spasmodiche e snervanti accanto al telefono che l'avevano sempre innervosita.
Se diceva che avrebbe chiamato il gioved, lo faceva.
Amber aveva capito in fretta che sarebbe stato diverso da qualsiasi rapporto avuto in precedenza. Tende aveva trentatr anni - cinque pi di lei - eppure sembrava molto pi maturo, quasi un uomo di un'altra epoca. Era meticoloso, detestava i pettegolezzi e, a quanto sembrava, non aveva tempo da perdere. Era impegnato quanto Max: ogni giorno, per lui, era diverso dal precedente.
Amber non aveva mai pensato troppo alla posizione che Tende occupava nel governo, ma aveva comunque capito che nel suo paese il ruolo di un ministro non era definito come in Europa. Il suo lavoro non finiva alle cinque del pomeriggio come quello di Amber, ma talvolta lo impegnava ventiquattr'ore al giorno: c'erano sempre nuovi problemi da affrontare e, a volte, anche opportunit da cogliere. Lui parlava abbastanza apertamente delle sfide e delle difficolt con cui doveva confrontarsi. Un piccolo aneddoto raccontato in una breve telefonata la domenica mattina poteva racchiudere un intero mondo di significati sottili e nascosti, proprio com'era successo nel deserto.
Nel suo studio di Bamako, Tende abbass la cornetta e si rese improvvisamente conto di quanto fosse diventata solitaria la sua vita. Non si era mai sentito cos prima di allora. Quando studiava in Francia, poi a Mosca e infine a New York, era uno come tutti gli altri. Si era divertito, si era impegnato e aveva avuto diverse donne, a scapito di qualche ora di studio, ma da quando era tornato in patria si era buttato in politica per aiutare il proprio paese con tale passione da avere poco tempo per le cose che amava.
Che aveva amato, si corresse. L'ultima volta che era andato in un nightclub, prima della serata a Londra con Amber, era stato quasi un anno prima, con sua sorella Lassana e il suo insulso marito svizzero. Sorrise fra s. C'era un concerto dei Rail Band e loro tre si erano recati al discutibile Hotel Buffet de la Gare nel centro di Bamako per una notte di follie. Quando i musicisti avevano fatto i bagagli, Werner, il marito di Lassana, li aveva stupiti insistendo per rimanere fino all'alba. Ma si trattava di un anno fa. Il pensiero lo indusse a riflettere. Era mai possibile?
Era talmente preso da riunioni, accordi, viaggi a destra e a manca da dover rinunciare a tutte le altre cose che lo divertivano.
Forse era per quella ragione che la serata a Londra aveva preso quella piega imprevista. In realt gli erano bastati pochi giorni nel deserto per capire che Amber Sall era una persona speciale.
Ci aveva messo un po' di tempo per convincersi, ma forse era stato meglio cos. Quella sera era quasi impossibile non lasciarsi conquistare dall'atmosfera del locale. Quando, qualche settimana prima, Max lo aveva invitato, lui aveva subito deciso che ci sarebbe andato. Aveva organizzato l'agenda in modo da essere a Parigi la settimana precedente: un biglietto per l'Europa pagato dal governo e la decisione di protrarre il soggiorno anche per il weekend. Voleva rivedere Amber.
Quando l'aveva scorta nella saletta intenta a bere il suo cocktail
- oltretutto con un nome azzeccatissimo, ricord con un sorriso - era stato pervaso da una sensazione di felicit; non gli era stato facile metterla sullo scherzo come avevano sempre fatto.
L'avrebbe voluta, l e subito. Tutto il resto - ballare, svignarsela e saltare sul taxi per andare da lei - gli era sembrata la naturale prosecuzione della chiacchierata che avevano fatto sei mesi prima, quando lei era andata a Tghaza.
Erano trascorse sei settimane da quella sera e di l a un mese lui sarebbe tornato a Londra. Max aveva finito di redigere i documenti preliminari per iniziare a elaborare lo studio di fattibilit, e insieme avrebbero dovuto esaminare l'elenco dei consulenti tecnici che si erano mostrati interessati al progetto. Le cose si stavano muovendo pi in fretta di quanto lu i e Max avessero previsto.
Il fascino del deserto, l'antica industria del sale, il sogno di ridare vita al paese... le poche persone con cui Tende aveva discusso del progetto avevano gi sposato la causa. Tuttavia, sarebbe stato bene muoversi con grande cautela. Pur essendo la prima volta che partecipava a un progetto di quella portata, Tende aveva appreso da esperienze fatte da altri l'importanza vitale dei dettagli e quanto fosse importante mantenere ogni cosa sotto controllo. Finch il piano non avesse raggiunto una fase pi stabile, non intendeva correre rischi rendendo pubblica la sua storia con Amber Sall e pertanto non avrebbe detto nulla a Max.
Oltretutto, non aveva la pi pallida idea di come potesse evolversi la relazione con Amber. Erano solo all'inizio. Tende aveva imparato a essere circospetto nei rapporti con le donne. Aveva avuto un paio di esperienze di cui avrebbe potuto fare tranquillamente a meno. Procedere con cautela: era una lezione che sembrava essergli servita, almeno fino a quando aveva incontrato Amber. "Oh, bene" pens mentre riordinava i documenti e gli appunti che aveva letto quel giorno. "Ho ancora un sacco di tempo per pensare a come comportarmi." L'avrebbe rivista di l a qualche settimana e tenere riservata la notizia della loro relazione avrebbe permesso a entrambi di riflettere con calma, da soli.
Max non gli aveva chiesto che cosa avesse fatto quella notte o dove avesse alloggiato. Non erano affari suoi, anche se si trattava di sua figlia. Spense la luce e attravers lentamente la casa.
Non c'era la certezza assoluta, ma qualcuno li aveva visti uscire insieme dal locale. Paola. In quel momento, per, la ragazza non era molto in s a causa degli effetti di una nuova droga che Kieran l'aveva convinta a provare, l'Ecstasy. Paola non aveva mai sperimentato niente del genere. Kieran e Will stavano prelevando le piccole pasticche bianche da un sacchetto per impacchettarle nella pellicola trasparente quando Paola era entrata negli uffici sul retro della sala bianca e si era fermata sulla soglia con un sorrisino complice.
Che cosa state facendo? aveva chiesto sedendosi sul bordo della scrivania.
Kieran era diventato paonazzo mentre Will, che aveva gi ingoiato una pastiglia, si sentiva particolarmente bendisposto nei confronti di chiunque.
Provala.  il meglio.
Paola aveva esitato. L'ultima volta che aveva mandato gi una pastiglia era successo di tutto.
Coraggio.  Ecstasy. Non l'hai mai provata?
No. Che effetto fa? Si era sporta in avanti e Kieran si era ritrovato a fissare il suo dcollet.
Fantastico. Rende tutto... cos bello. E gioioso. Ti senti proprio felice. Will stranamente non trovava le parole.
Kieran aveva sollevato lo sguardo. Su, prendiamola assieme le aveva detto allungando la mano.  assolutamente sicura, niente strascichi o mal di testa, nulla. Forza, insieme! aveva esclamato portandosi una pastiglia alla bocca. Paola aveva allungato una mano e ne aveva presa una. L'aveva esaminata per un secondo e poi l'aveva appoggiata sulla lingua. Quando Kieran le aveva allungato una bottiglia d'acqua, l'aveva inghiottita aspettando di vedere che cosa sarebbe successo. Non era accaduto nulla, non aveva avvertito nemmeno un pizzicore mentre la pastiglia si scioglieva e le scendeva gi per la gola. Erano rimasti l seduti a guardarsi per qualche istante, poi Paola si era stretta nelle spalle e si era alzata.
Che affare! Non succede niente.
Abbi pazienza, pupa l'aveva esortata Will appoggiandosi allo schienale della sua poltrona in pelle. I due ragazzi si erano scambiati un'occhiata.
Paola era uscita, barcollando leggermente. Aveva anche bevuto parecchio. Aveva aperto le doppie porte e si era avviata verso la sala bianca. Aveva bisogno di un altro drink. Aveva scorto due sue amiche in piedi al bar e si era avvicinata. L'effetto era arrivato lentamente. Stava guardando Helena e Patrizia, due modelle che Paola conosceva appena ma che aveva invitato all'inaugurazione, quando si era sentita invadere da un'ondata di calore.
Ciao aveva esclamato raggiungendole al bancone. Le due si erano voltate e nel giro di qualche minuto Paola si era messa
a chiacchierare come se fossero intime amiche. Quanto le piacevano, si era detta mentre sorseggiavano i loro cocktail ridendo.
Helena era bellissima e Patrizia assolutamente deliziosa. Era rimasta l con loro a scherzare, parlare sottovoce e ridere. In un
attimo quella serata si era trasformata nella pi bella della sua vita. Desiderosa di condividere l'incredibile scoperta, aveva bisbigliato alle due amiche che aveva una cosa in grado di rendere la serata un vero sballo... volevano provarla? Ma certo. Le aveva lasciate per tornare di corsa in ufficio, sperando di trovarci ancora Kieran e Will. Invece la stanza era vuota. Si era fiondata sulla scala sul retro e aveva percorso il corridoio che portava alla pista da ballo. All'improvviso le porte in fondo si erano aperte e aveva visto Amber e Tende passare di corsa tenendosi per mano.
Sul momento Paola si era immobilizzata, incredula. La presenza di Tende alla festa non l'aveva lasciata indifferente. Lei aveva addirittura sussurrato alla sua amica del cuore, Daniela, che era decisa a farselo - "guarda quanto  figo!" - ma poi lo aveva perso di vista per colpa di Kieran e Will che l'avevano trascinata fuori per farsi fotografare o per salutare qualcuno. Vedendo la scena si era fermata in mezzo al corridoio aspettandosi di reagire in maniera seccata... perch lui e Amber si tenevano per mano? Invece non era accaduto nulla, e lei continuava a sentire l'eccitazione e l'energia.
Aveva scosso il capo e si era rimessa in cerca di Kieran.
Mezz'ora pi tardi, dopo essere stata travolta sulla pista da ballo, Paola era tornata in ufficio e aveva visto Kieran aprire la serratura di un cassetto e tirare fuori un sacchetto di pasticche.
Vanno via in fretta le aveva detto tirandone fuori una dozzina.
Ma non dire a nessuno dove le hai prese. Se te ne servono delle altre, vieni da me. Paola aveva annuito allungando la
mano. Kieran si era alzato e le aveva deposto sulla palma della mano sei pasticche. A quel contatto, le dita di Paola erano diventate calde e un fremito l'aveva percorsa. Era seduta di nuovo sul bordo della scrivania e faceva dondolare una gamba. Poi aveva sollevato la testa e fra i due era improvvisamente scoccata una scintilla. Quando aveva ritratto la mano, quella di lui era ricaduta sulla sua coscia. Il respiro si era fatto corto, lui aveva avvicinato il viso, mentre dentro di lei il calore stava esplodendo, e si erano baciati. Qualsiasi consapevolezza era scomparsa lentamente quando lui le aveva infilato la lingua in bocca facendo risalire la mano lungo la sua coscia. "Questo non si fa" le aveva detto una voce nella testa, ma lei non era capace di smettere.
Lui l'aveva attirata a s mentre con una mano rovistava sotto il vestito fra i sottili laccetti della biancheria intima. Aveva cercato di respingerlo...
Ehi, Kieran! Digger stava arrivando di corsa dal corridoio.
Si erano separati bruscamente, mentre Kieran imprecava sottovoce e Paola, scesa velocemente dal tavolo, si avviava tremando verso la porta.
Paola l'aveva chiamata piano Kieran.
Lei aveva ignorato sia lui sia Digger ed era scomparsa.
?Il resto della serata era passato tra balli, risate con gli amici e numerosi cocktail. Non aveva rivisto Kieran e, poco prima dell'alba, si era infilata il cappotto ed era uscita dal locale. Clive, l'autista di Max, la stava aspettando. Paola era salita in auto e gli aveva chiesto, per favore, di portarla subito a casa senza aspettare Kieran. Clive era rimasto di stucco. Erano quasi tre mesi che, scorrazzava Paola Rossi per la citt e non l'aveva sentita dire una sola volta "per favore".

71
Max lasci cadere la penna con un senso di frustrazione. Non riusciva a capire che cosa stesse succedendo alla sua famiglia. Il giorno dopo l'inaugurazione, Paola aveva stupito tutti annunciando all'improvviso che sarebbe rientrata a Roma e non sapeva se aveva intenzione di tornare. Quel giorno Kieran non era rincasato e nessuno sapeva dove fosse. Amber aveva uno strano comportamento e non voleva andare a Minorca per festeggiare il compleanno del padre il mese successivo... aveva altri programmi, aveva detto senza precisare quali. Francesca non gli rivolgeva la parola da quando aveva incontrato Angela all'ingresso del Paradise e, dopo l'episodio di quella maledetta sera, Angela pensava quasi che la momentanea tregua nel loro gelido rapporto fosse il segnale di una schiarita.
Che cosa diavolo stava accadendo? Cerc gli occhiali. Dopo un mese di mal di testa, si era arreso ed era andato dall'oculista.
Per quanto secondo Amber gli occhiali gli donassero, lui non ne era cos convinto. Si era sentito improvvisamente un uomo di mezza et.
Non sei di mezza et gli aveva detto la figlia con una smorfia.
Che assurdit, per un attimo gli aveva fatto piacere. Sei vecchio.
L'aveva fissata, seccato.
Per aveva ragione. Di l a un mese, avrebbe compiuto sessantun anni. Era stato un anno positivo. Le questioni di lavoro
procedevano bene, anzi, benissimo. Alcune delle critiche che gli erano state mosse negli ultimi anni erano state rettificate dopo l'annuncio che la SalL Investments Inc. sarebbe stata l'azionista di maggioranza di una nuova societ, la Salzman Holdings, che per Max significava un sentimentale ritorno alle origini. Per anni, nonostante gli evidenti successi in campo finanziario, non era riuscito a mettere a tacere le voci che continuavano a circolare sul suo conto nella City: un profano, l'ultimo arrivato, uno squalo... Max non aveva mai perso quel senso di estraneit all'establishment.
La sensazione di solitudine che aveva provato - per quanto lo ammettesse molto raramente, persino con se stesso - quel giorno sul molo di Harwich, senza sapere dove andare, non lo aveva mai abbandonato del tutto. Pens ai suoi figli. Se c'era una cosa di cui poteva andare fiero, indipendentemente dai difetti che loro avevano, era che non avevano mai dovuto provare quello che aveva provato lui. Erano tutelati dal punto di vista economico, sociale e culturale. Max non l'aveva detto a nessuno, nemmeno a Francesca che era la depositarIa delle sue confidenze a tarda sera, ma la svolta di Kieran e l'accoglienza a denti stretti riservata a Paola dalla famiglia londinese avevano significato molto per lui, addirittura pi degli affari che aveva concluso negli ultimi dodici mesi. Vedere Kieran con i suoi amici la sera dell'inaugurazione, ammirare le sue belle figlie, cos diverse fra loro eppure cos speciali, ognuna a modo suo... non poteva parlarne con nessuno. Nessuno avrebbe capito che cosa significasse davvero vedere i fotografi che litigavano per conquistare un ultimo scatto di Paola Rossi mentre faceva entrare i suoi amici dall'ingresso riservato ai vip o guardare Kieran che impartiva le ultime istruzioni col walkie-talkie agli addetti alla sicurezza. Questi erano i suoi ragazzi. In trent'anni, Max aveva risalito la china: dal parabrezza dell'automobile di Lord Sainsbury a una tribuna di cristallo, con accanto la moglie e l'amante, da dove osservare l'omaggio che tutta Londra tributava al successo dei suoi figli.
E adesso, eccoli l a farsi la guerra e fargli venire il mal di testa.
Con un sospiro si rituff tra i giornali. Li aveva divisi in due
pile. Da una parte, le testate pi tecniche con titoli come: L'estrazione mineraria attraverso gii scavi e le esplosioni o L'evaporazione dell'acqua salata. Stava studiando le diverse tecniche impiegate per estrarre il sale dalla terra. Come molti autodidatti, Max era un lettore vorace. Si destreggiava facilmente fra manuali, documenti e stampa specializzata. Impianti per il sale vacuum, recipienti cilindrici, camere a vapore... Lui coglieva al volo i principi e riusciva ad applicarli alle condizioni ambientali di Tghaza.
Quando fossero arrivati gli studi di fattibilit, voleva essere in grado di capirne esattamente il significato.
Accanto alla pila pi tecnica, comunque, c'erano altri articoli e notizie sul sale. Lesse che l'espressione "essere salato" proveniva dall'antico utilizzo del sale come preziosa merce di scambio; o anche che le razioni speciali di sale che venivano fornite ai soldati romani erano dette salarum argentum, da cui aveva avuto origine il termine "salario". E ancora, che alla fine del Duecento Carlo d'Angi aveva imposto la gabella, una tassa sul sale, per finanziare la conquista del Regno di Napoli. Il piacere di incrementare le sue conoscenze tecniche era pari all'altro, quello che riguardava la parte umanistica. Max sapeva che se, durante le riunioni con gli ingegneri e i minatori, se ne fosse uscito dicendo che l'Erie Canai negli Stati Uniti era chiamato "il fosso scavato col sale" perch era stato costruito con i guadagni della tassa sul sale - o avesse raccontato qualche altro piccolo aneddoto come quello - si sarebbe fatto dei nuovi amici tra i dirigenti e i membri del consiglio di amministrazione. Oppure fra gli uomini di Tende. Chiss se sapevano che nel 1930 il Mahatma Gandhi aveva guidato una marcia di trecento chilometri fino all'oceano Indiano per raccogliere il sale esentasse in segno di protesta contro il dominio britannico? Ridacchi sotto i baffi pensando che Amber lo avrebbe definito "un cinico bastardo". Lui preferiva considerarla una buona tattica.
Recuperato il buonumore, torn alla sua penna.
Rientrata a Roma, Paola stava trascorrendo il secondo pomeriggio consecutivo sdraiata sul letto, incapace di pensare. Il ricordo, per quanto vago, di quello che era successo quella sera in ufficio non la abbandonava. Ogni volta che si girava, interrompeva una conversazione o semplicemente chiudeva gli occhi, l'aveva davanti.
Ovviamente ne era spaventata ma, cosa ancora peggiore, era spaventata da se stessa. Non poteva dirlo a nessuno: n a Daniela, n a Francesca e men che meno a Kieran. Era schizzata via dall'ufficio appena aveva udito la voce di Digger, troppo sconvolta dalla terribile consapevolezza che la cosa le piaceva... le piaceva ci che la bocca e le mani di lui le stavano facendo e voleva di pi.
Emise un gemito e si gir nel letto, premendo forte le ginocchia come per scacciare la frenesia di aprirle e lasciare che la sua mano... interruppe bruscamente quel pensiero. Non si doveva.
Era sbagliato. Era peccato. Tuttavia era turbata. In vita sua aveva visto Kieran s e no una settimana in tutto. Di fatto non lo conosceva.
Max aveva detto: "Questo  tuo fratello e questa tua sorella", ma per Paola non era cos. Lei non riusciva ad accettarlo.
Crescendo, non aveva mai pensato a loro, neanche per un minuto.
Odiare Amber... be', quello era facile. Amber era detestabile: villana, permalosa e competitiva. Niente a che vedere con la sorella che Paola aveva sperato di avere al fianco quando era stata abbastanza grande per capire di averne una, anche se non viveva Con lei. Era ancora cocente la delusione che aveva provato al primo incontro con Amber. Paola aveva allora quattro o cinque anni. Ricordava vagamente quando Amber e Kieran erano arrivati a Casa Bella e l'ostilit che aveva provato per quella ragazzina allampanata e prepotente che quasi non le rivolgeva la parola e la prendeva in giro per i suoi tentativi di esprimersi in inglese, come se Amber conoscesse l'italiano, lo spagnolo o il francese, lingue che invece Paola parlava ?correntemente gi a quattro anni. Si odiavano a vicenda. Non serbava invece ricordi precisi di Kieran durante quella visita. Rammentava solo che era un tipo sfuggente, pi grande di lei, che spariva ogni giorno per andare in spiaggia. No, non ricordava nulla di pi di lui. Assolutamente.
Si erano incontrati di nuovo l'estate del tredicesimo compleanno di Kieran. Paola se ne ricordava perch lui era voluto andare in citt con un compagno di scuola che l'aveva accompagnato, ma Francesca aveva detto che erano troppo giovani per uscire da soli la sera. Max non c'era. La sfuriata che Francesca aveva fatto a quel testardo di Kieran aveva lasciato sua madre sfinita e in lacrime. Non appena Max era rientrato, per punizione aveva rispedito Kieran, il suo amico e Amber in Inghilterra. Questo era ci che Paola ricordava. Non l'aveva pi visto fino a quando lei era andata a Londra per l'apertura del locale... chiuse gli occhi con forza sopraffatta dal pensiero di ci che era accaduto.
Paola? Francesca era in corridoio. Paola lanci un gemito.
Non aveva un tono compiaciuto. Buss velocemente alla porta.
S grid Paola un attimo dopo. Francesca si precipit nella stanza. Neanche la sua espressione era compiaciuta.
Ho appena parlato con Max. Cos' questa storia? Dice che non vuoi tornare. E il locale?
Non me la sento di continuare disse Paola stringendosi nelle spalle.
Adesso, ragazzina, mi stai ad ascoltare con attenzione esclam Francesca chiudendo la porta con un calcio. Paola alz lo sguardo, spaventata. La madre era arrabbiata. Non posso credere che tu sia cos egoista. La ragazza spalanc la bocca, scioccata.
Hai visto quanto era felice Max quella sera? Hai notato com'era orgoglioso di tutti voi? L'hai visto, s o no? Paola non riusc a rispondere. Non aveva mai visto sua madre cos furiosa.
Non ha fatto altro che preoccuparsi per voi e viziarvi da quando siete venuti al mondo. E ora che, per la prima volta, tu hai la possibilit di fare qualcosa per lui... non ti vuoi incomodare? Be', allora lasciatelo dire. Ti prenderai il disturbo. Ti alzerai, metterai in valigia un bell'assortimento di vestiti adatti e andrai a Londra tutti i venerd per i prossimi tre mesi. Sono stata chiara? Il successo di tuo fratello dipende dai tuoi sforzi, come hai concordato...
o te ne sei forse dimenticata? Dio santo, Paola. Cosa ho fatto di male per tirar su una mocciosa viziata come te? Dette
queste parole Francesca si volt e usc sbattendo la porta. Esattamente come faceva sempre Paola.
Dopo che la madre se ne fu andata, lei rimase per qualche minuto in totale silenzio troppo sconvolta per muoversi. Non l'aveva mai sentita prendere le difese di Kieran. Di fatto non l'aveva quasi mai sentita parlare di lui o di Amber. Dalla bocca di Francesca non era mai uscito un commento positivo su di loro.
E la madre non aveva certamente capito le ragioni per cui Max era tanto orgoglioso. Perch lui non aveva detto niente? E perch la madre l'aveva chiamata mocciosa viziata? Lei non era viziata, era turbata e ferita e non sapeva con chi parlare. Appoggi la testa sul cuscino e una lacrima calda e umida le scivol lungo la guancia.
A Londra, Kieran non stava certo meglio. Aveva trascorso le ultime ore di quella notte da Will, senza trovare il coraggio di tornare a casa e incontrare Paola, Amber o Max. Quando era stato siglato l'accordo per il club, il padre aveva fatto un sacco di storie per trasformare una delle suite degli ospiti all'ultimo piano in un appartamentino per Paola. Visto che ormai sarebbe venuta a Londra con una certa frequenza, aveva detto, aveva bisogno di un posto dove stare finch non avesse eventualmente deciso di comprarsi qualcosa tutto per s o, meglio, finch non se ne fosse occupato Max. Kieran sapeva che non avrebbe sopportato la vista di lei che scendeva dalle scale con la sua camicia da notte bianca trasparente e si accomodava con calma a far colazione.
La prima volta che lui aveva assistito a quella scena aveva rischiato di soffocare.
Era rimasto da Will altri due giorni con grande irritazione dell'amico, che non riusciva a capire perch Kieran non si decidesse a tornare a casa sua. La domenica, non sopportando pi l'idea di indossare un'altra volta gli stessi abiti sporchi e stropicciati, era finalmente uscito dalla casa dell'amico ed era saltato su un taxi avvertendo forti crampi allo stomaco. Una volta arrivato a casa era venuto a sapere da Siobhn che Paola era partita il giorno prima, Max era blindato nel suo studio a leggere dei documenti per una riunione in programma luned mattina e Amber, naturalmente, era tornata nel suo appartamento. In casa c'era solo Angela.
Kieran aveva salito guardingo le scale e, non sentendosi in grado di affrontare la madre, si era chiuso nella sua stanza. Aveva fatto una doccia di mezz'ora, sperando di allontanare dalla mente l'immagine di Paola: la sua bocca e la massa di capelli folta e lucida.
La settimana successiva era stata ancora Siobhn a dirgli che Paola sarebbe tornata ogni weekend per un paio di mesi. Era rimasto cos sorpreso e sollevato da quella notizia che non aveva nemmeno chiesto a Siobhn come l'avesse saputo. Aveva alzato le spalle e se n'era andato, sospirando. Si sarebbe scusato con Paola, le avrebbe spiegato che lui aveva agito sotto l'effetto della droga e dell'eccitazione della serata. Non sarebbe successo mai pi. Aveva salito le scale due gradini alla volta, fischiettando.
Paola non disse nulla, rimase semplicemente seduta nella costosa poltrona in pelle che Max aveva ordinato per il salotto e si guard le unghie. Quando Kieran ebbe finito di bofonchiare le sue scuse, gli rivolse un cenno col capo e disse che era tutto a posto.
Nessun problema. Evit di sorridere e non lo degn quasi di uno sguardo. Lui lasci la stanza indietreggiando, maledicendosi e sentendosi pi meschino che mai. Paola usc prima di lui per andare al club. Kieran l'aveva sentita dire a Max che doveva incontrarsi con alcuni amici che erano in citt. Sarebbero andati a cena insieme e poi li avrebbe accompagnati a fare un giro. Bene, si disse Kieran, sistemandosi la giacca, se non altro lei aveva accettato di tornare a Londra. Digger, Jake e Will la sera dell'inaugurazione erano stati entusiasti della gente giovane e bella che Paola si era portata dietro. "Speriamo che vada avanti cos" erano state le ultime parole di Jake. Kieran si pass un po' di gel tra i capelli e si diede una rapida occhiata allo specchio. In realt non si era mai preoccupato troppo del suo aspetto; era alto e muscoloso e con le donne aveva pi successo dei suoi coetanei. In quell'occasione, per, si esamin accuratamente: i capelli castano chiari
corti sulle tempie con il ciuffo che ricadeva sulla fronte, gli occhi incredibilmente azzurri come quelli di Amber, il naso dritto e sottile simile a quello di Angela, la mascella quadrata... no, lui non assomigliava a Paola. Assolutamente. Magari non erano neanche veramente fratello e sorella. Forse Francesca aveva mentito.
Lei doveva saperlo e, pur conoscendola poco, Kieran non si fidava di lei. Quella donna era capace di tutto. Riflettendo su quella prospettiva, usc dalla stanza.
Qualcosa doveva succedere. Qualcosa di grave. Il delicato e precario equilibrio su cui poggiava tutta la sua vita stava per crollare, Becky se lo sentiva. Charlie, Henry, i debiti, la disoccupazione, le bugie ai genitori sul licenziamento... ormai era solo questione di tempo. Charlie le aveva dato una delle sue carte di credito, "tanto per superare questo momento" le aveva detto prima di partire per un viaggio di una settimana a Singapore, dimostrandosi generoso come sempre. Quando Becky aveva controllato il saldo scoprendo di avere a disposizione quindicimila sterline, aveva perso la testa. Anche in quel momento, tre giorni dopo lo shopping selvaggio, sotto il letto c'erano delle borse ancora sigillate e alcuni sacchetti della profumeria, contenenti cosmetici, shampoo e creme che lei non avrebbe mai usato. L'idea di poter girare per i negozi con tutto quel denaro a disposizione l'aveva elettrizzata: si era fatta convincere a comprare qualsiasi cosa le fosse stata proposta. E naturalmente da Harvey Nichols era sempre tutto in offerta. Raffinati pacchetti con articoli carinissimi: reggiseni color pesca e caramello; un kimono in seta; un paio di ciabattine col tacco alto; mutandine bianche in puro cotone con graziosi profili in broderie anglaise; collant a rete e una giarrettiera di pizzo nero... cose che non avrebbe mai indossato davanti a Charlie ma che Henry adorava. La settimana in cui il fidanzato era via, Henry si era fermato a dormire nel morbido lettone a due piazze senza farsi alcun problema.
Dopo un mese di frenetica attivit con la carta di credito, improvvisamente aveva realizzato che avrebbe dovuto evitare che
Charlie vedesse i conti. Una mattina si era svegliata presto e casualmente era scesa da basso proprio nel momento in cui la posta veniva infilata nella cassetta. Aveva ritirato velocemente le fatture intestate a lei e l'estratto conto di Charlie, ripromettendosi di fare lo stesso il mese successivo. Non aveva la pi pallida idea di quanto avesse gi speso. Aveva sempre davanti agli occhi le quindicimila sterline, ma da allora aveva speso un mucchio di soldi.
Per di pi Charlie aveva cominciato a notare in lei alcuni cambiamenti.
Non aveva fatto commenti, ma un paio di volte Becky l'aveva sorpreso a guardarla in modo strano. Lei aveva preso l'abitudine di fare la faccia assorta quando la sera Charlie cominciava a raccontare del lavoro, dei colleghi, degli affari conclusi e bla bla bla... Si estraniava, limitandosi ad annuire di tanto in tanto emettendo dei suoni adeguati. Era facile, davvero. Charlie non voleva chiacchierare, gli bastava solo avere qualcuno che lo ascoltasse. Lei gli si sedeva di fronte, con le gambe rannicchiate e un bicchiere di vino rosso sul tavolino che li separava, con la mente altrove. A volte pensava a Henry, altre agli acquisti che lei aveva fatto quel giorno o a come trovare lavoro. Una sera si era accovacciata davanti a Charlie rievocando l'ultima volta in cui aveva fatto sesso con Henry. Era davvero eccitante ascoltare Charlie che blaterava e ripensare al viso di Henry che si contorceva per il piacere mentre le veniva dentro per la terza volta nella stessa notte.
Scusa? Torn al presente con un salto. Charlie la osservava, aggrottando le sopracciglia.
Che ti prende? ripet lui.
A me? Niente... niente. Perch?
Sei diventata tutta rossa.
Becky si alz immediatamente e corse fuori dalla stanza. Una volta in bagno, accese la luce e vide che Charlie aveva ragione.
Era paonazza. Realizz con una risatina nervosa che si era eccitata solo pensando a Henry mentre era l seduta. Si spruzz in faccia dell'acqua e apr la finestra per rinfrescarsi. Mi star arrivando l'influenza disse spensierata tornando in sala. A volte mi viene un gran caldo.
Charlie annu lentamente.
No, qualcosa non andava. Non riusciva pi a dormire come una volta. Erano passati ormai due mesi dal ritorno di Charlie da Singapore e lui non sembrava intenzionato a ripartire a breve. La presenza costante di Charlie aveva sconvolto i suoi ritmi. Si era abituata a vederlo partire quasi ogni due settimane per gli Stati Uniti, l'Europa o l'Estremo Oriente. Quei viaggi avevano offerto a lei e a Henry una routine alquanto piacevole... non tutti i giorni, non tutti i weekend, ma comunque spesso. L'imprevedibilit dei loro incontri era eccitante, e in ogni caso si vedevano abbastanza di frequente da non vivere l'angoscia della separazione. Ma adesso che Charlie era rimasto a casa per quasi due mesi di fila, Becky cominciava a non poterne pi. Se anche Henry fosse stato disoccupato - be' sarebbe stato perfetto, almeno dal punto di vista di Becky. Ma non era cos. Anzi, lui andava in ufficio ogni santa mattina, il che rendeva praticamente impossibile vedersi di giorno quando anche Charlie era al lavoro. Lei stava studiando un modo per andare via un weekend, magari raccontando che era da qualche parte con Amber, quando Charlie la prese decisamente alla sprovvista.
Cerchi qualcosa? La sua voce era calma.
Becky si volt. Erano le sette e un quarto del mattino e lei era scesa furtivamente da basso per ritirare la posta prima di lui. Era gi il 6 di maggio, e di solito gli estratti conto arrivavano il 2 o il 3 del mese.
No, ho solo ritirato la posta. Vuoi un caff? disse allegramente, sperando di non essere arrossita.
Che cosa sta succedendo, Becky? Charlie le allung un foglio che lei fiss col cuore in gola. Era l'estratto conto della banca.
Lui l'aveva spulciato riga per riga sottolineando gli acquisti, mettendo dei punti interrogativi accanto al saldo e dei segni rossi a ogni voce. Conti d'albergo, bollette telefoniche... tutto. Becky si accorse con angoscia che lui aveva gli occhi pieni di lacrime e croll. L, in quel preciso istante. Charlie la convinse a raccontargli tutto, ogni piccolo e squallido particolare. Da quanto tempo andava avanti e quando, dove e come l'avevano fatto la prima volta. Becky pens che le domande non avrebbero mai avuto fine. Amber sapeva che si stava scopando il suo ex? E i suoi genitori? Lui com'era? In piedi, con addosso la vestaglia, Charlie piangeva. Becky si tapp le orecchie per non sentire il rumore terribile dei singhiozzi di lui. Non l'aveva mai visto piangere.
Non aveva mai visto piangere un uomo.
Quel mattino Charlie usc per andare in ufficio dicendole che ne avrebbero parlato al suo rientro. Becky pass la giornata pi lunga della sua vita, sul divano in salotto a guardare la televisione con l'audio abbassato; scese da basso solo per farsi una tazza di t. Continuava a tormentarsi al pensiero di quello che sarebbe successo, finch alle sei sent la chiave girare nella toppa. Era tornato presto, si disse con sollievo.
Non gli diede neanche il tempo di aprire bocca, lo implor in ginocchio... era tutto finito, non l'avrebbe mai pi rivisto, non sapeva cosa le avesse preso... le dispiaceva tanto, tanto, tanto.
Piangeva incapace di rialzarsi, afferrandosi alle sue gambe mentre lui cercava di uscire dalla stanza. Quando Charlie la sollev per accompagnarla a letto Becky era ormai alle soglie di una crisi isterica. Le port un bicchiere di latte caldo e un'aspirina per il mal di testa e le accarezz i capelli finch non si fu addormentata, sfinita per le lacrime e la paura. Durante la notte lei si svegli diverse volte e lo trov sempre l seduto nella stessa posizione, accanto a lei, con la mano ancora appoggiata sulla sua testa arruffata. Era mercoled notte, e avrebbe fatto meglio a dormire almeno un po'. L'indomani sarebbe dovuto andare al lavoro, no?
Charlie si limit a scuotere la testa senza aggiungere nulla. Becky avvert una gran paura per ci che sarebbe potuto succedere.
Amber alz il telefono. Erano quusi lo sei e lei aveva in programma di fermarsi ancora un po' in redazione. Doveva terminare un
articolo da consegnare il giorno successivo e non riusciva a venirne a capo come avrebbe voluto.
S? rispose bruscamente. All'altro capo ci furono alcuni secondi di silenzio. Pronto?
Amber? Era Becky.
Oh, ciao. Scusami Becky, posso richiamarti domani... Ehi, che succede? L'amica si era messa a piangere. Becky?
Possiamo... possiamo vederci? Aveva il respiro affannoso.
Amber si preoccup.
Certo. Cos'hai? Che ti  successo? Dove sei?
Gi.
Gi dove? Amber non capiva.
In portineria.
Riattacca. Scendo subito. Si precipit all'ascensore.
Becky era seduta vicino ai telefoni pubblici. Aveva un aspetto terribile: i capelli raccolti in una coda di cavallo, i vestiti in disordine e, a giudicare dalla faccia congestionata e dagli occhi gonfi, doveva aver pianto a lungo. Amber la fiss incredula. Per uscire in quello stato doveva esserle successo qualcosa di veramente terribile. La prese per un braccio e la condusse con gentilezza in una delle salette private dietro al bancone della reception. La fece accomodare e chiuse la porta.
Becks... cosa succede?
Oh, Amber... Ricominci a piangere. Si tratta di Charlie.
Gli  successo qualcosa? le chiese Amber, mentre i suoi pensieri andavano subito a Madeleine. Becky ?scosse il capo.  successo a me... mi ha... mi ha buttato fuori di casa.
Oh. Nonostante la disperazione dell'amica, Amber si sent sollevata. Di qualunque cosa si trattasse, avrebbero trovato una soluzione. Oh, Signore, ti ringrazio disse con una risatina. Ho pensato che fosse... be', insomma, qualcosa di pi grave.
Becky sollev lo sguardo. Ma  grave. Non posso tornare.
Non mi farebbe entrare disse fra le lacrime.
Amber le diede un colpetto affettuoso su un braccio. Ascolta, adesso ti metto su un taxi e ti spedisco a casa mia. Puoi restarci quanto vuoi, finch non avrete sistemato le cose. Sono sicura che andr tutto a posto, state per sposarvi, Becky. Non  niente...
una piccola discussione. Passer.
No, non passer. Non capisco nemmeno io quello che ho fatto continu Becky, confusa.
In ogni caso, di qualunque cosa si tratti, potremo parlarne dopo. Adesso devo finire un articolo. Intanto vai a casa mia e io ti raggiungo pi tardi. Magari anche prima delle dieci. Ti va?
Non ho soldi piagnucol Becky.
Amber si infil una mano in tasca e tir fuori qualche banconota.
Stai tranquilla, va' a casa. Faccio un salto di sopra a prendere le chiavi. In frigo c' del vino e qualcosa da mangiare. Hai l'aria di non aver messo niente nello stomaco da stamattina.
Becky scosse la testa come inebetita. Amber l'abbracci e corse nel suo ufficio.
Cinque minuti dopo, osserv il taxi allontanarsi con Becky a bordo e torn alla sua scrivania.
Qualunque fosse il problema, era certa che l'avrebbero risolto, per quanto Becky sembrasse sull'orlo di una crisi isterica. Cerc di concentrarsi sul lavoro da finire. Pi tardi avrebbe scoperto tutto.
Quando rientr a casa, tutte le luci erano spente. Accese la lampada in corridoio chiedendosi se Becky fosse gi andata a dormire.
Entr in sala e si blocc. L'amica era seduta sul divano al buio, con la testa fra le mani.
Becky? la chiam appoggiando la borsa. L'altra sollev il capo. Posso accendere? Becky annu asciugandosi la faccia.
Hai mangiato qualcosa? Becky scosse il capo. Amber sospir.
Senti, qualunque sia stato il motivo della lite...
Ho un altro. Le parole caddero nell'oscurit.
Amber accese la luce e le si avvicin. Oh, Becky. Si sedette accanto a lei e le mise un braccio intorno alle spalle. Era pi grave di quanto pensasse.
Amber prosegu in tono deciso. Avrei voluto dirtelo prima.. solo che non sono mai riuscita a trovare il momento adatto.
Mi dispiace.
Non essere sciocca. Non mi devi dire niente. Piuttosto devi pensare a Charlie...
No, io... e fece un gran respiro ... Amber, l'altro...  Henry.
Henry chi? Amber era confusa.
Il tuo.
Henry Fletcher? le chiese incredula allontanandosi.
Mi dispiace. Avrei dovuto dirtelo. Solo che non mi sembrava...
La voce la trad.
Da quanto tempo va avanti? Era la stessa domanda che le aveva rivolto Charlie.
Becky impallid. Da un po'. Qualche mese.
Qualche mese? Ma come? Dove l'hai incontrato? E perch non me ne hai parlato? Amber si alz, turbata. Non sapeva bene se fosse pi arrabbiata per il fatto che si trattasse di Henry o perch Becky glielo aveva tenuto nascosto.
Volevo farlo, davvero. Ma non ho mai trovato il momento giusto. Sei sempre cos presa...
Smettila la interruppe Amber. Non cercare scuse, Becky. Per favore. Non sapeva che cosa dire. Nella stanza cadde un silenzio rotto solo dai singhiozzi di Becky. Vado a letto afferm alla fine. Non sono in grado di affrontare questo argomento adesso.
Puoi dormire nella stanza degli ospiti, troverai lenzuola e asciugamani puliti. Ho bisogno di dormire, domattina devo essere in redazione presto concluse avviandosi verso la porta della stanza.
Amber gemette Becky mi dispiace.
Lo so. Dispiace anche a me. A domani. Se ne and chiudendosi la porta alle spalle. Non sapeva che cosa pensare e ancor meno cosa dire.
Era stata colpa della droga, certo. Paola aveva accettato le spiegazioni di Kieran e i due non ne parlarono pi. Lei continu ad andare a Londra ogni venerd pomeriggio, ripartendo per Roma la domenica. Max era contento, Francesca anche e i ragazzi - come
Paola chiamava i quattro soci - altrettanto. Erano tutti soddisfatti, tranne lei. Riusciva a non darlo a vedere, si vestiva con cura maniacale, andava nel locale coi suoi amici attorno a mezzanotte e ballava al bar con la bella gente presente. Chiunque le stesse vicino aveva l'impressione che quello fosse il suo momento di gloria. Raramente lei e Kieran rimanevano da soli. Paola si teneva al largo dalle pasticche bianche e in compenso si riempiva di Bellini. Rincasava all'alba, mollava il suo paio di Blahniks da basso e saliva scalza in camera sua. Il pi delle volte Kieran si tratteneva al club e Clive, l'autista, passava tutta la notte ad aspettare che l'una o l'altro uscissero barcollando dalla porta laterale per infilarsi in macchina.
Una volta di sopra, prima di buttarsi sul letto, faceva una doccia per eliminare il fumo e il sudore. Di solito restava sveglia qualche tempo, scalciando e rigirandosi finch finalmente cadeva in un sonno profondo. Non si svegliava mai prima del pomeriggio, e poi faceva un salto dal parrucchiere all'angolo o vedeva i suoi amici londinesi o quelli che erano venuti con lei per il weekend.
La sera, la festa ricominciava, a volte direttamente al Paradise, oppure a cena o in qualche altro locale per ingannare il tempo fino a mezzanotte. Per Paola era ormai diventata una routine. Max aveva ricominciato a viaggiare, Francesca diceva che andava spesso in Africa e Paola immaginava che fosse con Tende. Non aveva aperto bocca sul fatto di aver visto Tende e Amber insieme la sera dell'inaugurazione. Per quel che la riguardava, meno pensava
a quella notte, meglio era. E comunque Paola non aveva pi rivisto la sorella. Amber non aveva pi messo piede a Holland Park e quando Max era lontano nessuno la nominava.
Quella sera, per, Kieran e Paola lasciarono il Paradise nello stesso momento; era decisamente presto per entrambi. Lei era stanca e si era fermata nell'ingresso laterale per accendersi una sigaretta quando lui spinse la porta e la vide.
Ciao.
Ciao rispose lei accendendo la sigaretta. Vai a casa? gli chiese poi gettando il fumo nella sua direzione. Era nervosa.
Gi. Per stasera ne ho abbastanza. Ci pensano Digger e Jake.
Clive  fuori? chiese lui aprendo la porta per controllare. Eccolo.
Vieni? aggiunse senza guardarla.
S. Paola spense la sigaretta col tacco e lo segu in macchina, dove presero posto sui sedili il pi distante possibile. Lei not che Kieran aveva un'aria stanca. Quando Clive part, guard fuori dal finestrino. Per fortuna non c'erano troppi fotografi in giro.
Vieni a Casa Bella? gli chiese a un tratto, rompendo il silenzio.
Kieran la guard. La settimana dopo era il compleanno di Max. Boh. Tu?
Forse. Sembravano rilassati, ma a Paola batteva forte il cuore.
Non le piaceva stargli seduta cos vicino, vedere le mani di lui e ripensare a quella sera... guard fuori.
Erano quasi le tre quando Clive si ferm davanti a casa. Tutte le luci erano spente. Max era in Mali e persino Siobhn era andata a Dublino per una settimana. Entrarono assieme, attenti a non fare rumore. In casa c'era solo Angela ed era probabile che stesse dormendo.
Vuoi bere qualcosa? le chiese Kieran mentre lei appoggi la borsetta sul cassettone.
Paola ebbe un attimo di esitazione. S, un brandy.
Vai pure di sopra, se vuoi. Ci penso io.
Paola annu, si tolse le scarpe e sal le scale. Si diede un'occhiata nello specchio in camera, avrebbe fatto in tempo a farsi una doccia. Kieran ci avrebbe messo qualche minuto a versare il brandy e a raggiungerla di sopra. Si spogli velocemente e s'infil sotto il getto di acqua calda, rilassandosi dopo una serata trascorsa a ballare. Si asciug e prese un pigiama dall'armadio, poi usc dalla camera. Kieran era gi in sala, seduto su uno dei cuscini per terra. Accanto a lui, sul tavolino, c'erano una bottiglia di uno dei migliori brandy di Max e due bicchieri. Quando lei gli si avvicin asciugandosi i capelli con l'asciugamano, Kieran ne riemp uno e glielo porse.
Scommetto che ti senti un'altra esclam abbassando lo sguardo sui propri vestiti impregnati di fumo.
S. Paola prese il bicchiere. Cin-cin.
Cin-cin le fece eco lui con un sorriso. Bella serata, vero?
Paola annu e gli si sedette di fronte. Cominciarono a parlare del locale: chi era venuto, chi se n'era andato e con chi, com'erano vestiti... Improvvisamente l'imbarazzo tra loro cominci a sciogliersi. Si misero a chiacchierare sottovoce, ridacchiando con la mano sulla bocca quando Kieran cerc di imitare Jake che si mangiava con gli occhi le modelle che gli passavano davanti. Lui riemp i bicchieri almeno altre due volte prima di allungarsi sul pavimento accanto a lei con un cuscino sotto alla testa. Fuori era buio e in un angolo della sala brillava una lampada di carta.
Kieran si gir per dire qualcosa e sent il profumo dei capelli di lei appena lavati, con le punte ancora umide. Lentamente, scivolarono gi fino a ritrovarsi l'uno di fronte all'altro, a guardarsi negli occhi. Gli era cos vicina da sentire il suo respiro sul viso.
Come gi era accaduto quella sera, in loro s'insinu la consapevolezza di ci che erano. Lui glielo lesse nello sguardo mentre avvicinava la mano e iniziava a sbottonarle il pigiama senza fretta.
Poi ogni scrupolo fu spazzato via e Paola gli slacci i pantaloni.
Lui moriva dalla voglia di averla. Cominci a baciarla piano, e lei avvert il tocco lieve delle labbra di lui sul viso e poi pi gi, fino all'incavo del collo... Il suo profumo sulla clavicola... e ancora pi in basso. Con la lingua le stuzzic i capezzoli, gi turgidi, mentre con le mani continuava a esplorarla.
Paola inizi a gemere e continu a spogliarlo, fino a quando si ritrovarono entrambi nudi, sdraiati per terra, una accanto all'altro.
"Non pu essere male" si disse Kieran mentre la penetrava.
"Non pu. Una cosa cos piacevole non pu essere male."
Pi tardi, quando fuori iniziava ad albeggiare, Kieran si rivest e sgusci fuori dalla stanza. Paola dormiva profondamente con i capelli sparsi sulla schiena come una coperta di seta. Lui scese piano le scale fino in camera sua, col cuore in gola. Poi tir le tende, gett i vestiti sulla specchiera nell'angolo e s'infil sotto le coperte. Quando si fosse svegliato, al mattino, non voleva vedere la sua faccia.

72
Max toccava il cielo con un dito. Imparare a volare era sempre stato il suo sogno. Con Tende ne avevano discusso per ore, e quell'idea era parsa a entrambi la migliore: avrebbero fatto in modo che un piccolo velivolo fosse a loro disposizione a Bamako per rendere pi agevoli gli spostamenti a Tghaza. Dopo un trasferimento in auto particolarmente faticoso, Max aveva detto a Tende che quel viaggio gli aveva tolto la voglia di vivere. E cos un piccolo Cessna da dodici posti sarebbe stato la soluzione migliore. Max avrebbe preso lezioni in Gran Bretagna e, nel frattempo, si sarebbero serviti di un pilota professionista. Tende non aveva alcuna intenzione di imparare a volare, aveva esclamato ridendo. Nel giro di qualche mese Max sarebbe stato perfettamente in grado di pilotare l'aereo e di condurre laggi gli eventuali passeggeri. Era la soluzione ideale. Aveva chiesto alla sua assistente di individuare la scuola di volo pi vicina, di organizzare una serie di lezioni e preparare un elenco di rivenditori dove acquistare un velivolo. Il pi presto possibile. Era tornato a essere l'uomo di una volta.
In meno di tre mesi aveva preso il brevetto e fatto il viaggio pi entusiasmante della sua vita: con un copilota di Gibilterra, dov'era stato immatricolato l'aereo, avevano volato fino in Marocco per poi sorvolare il Sahara e raggiungere Tamanrasset, in Algeria, dove avevano fatto rifornimento prima di ripartire alla volta
di Tghaza. Gli uomini di Tende avevano costruito - o semplicemente ripulito - una rozza pista di atterraggio non lontano dai bungalow che costituivano il loro temporaneo quartier generale.
Erano pronti ad accogliere il primo gruppo di ingegneri che sarebbero venuti per esaminare il luogo. Una vasta area bianca e caldissima di circa quattromila chilometri quadrati, per la quale gli esperti avevano raccomandato di utilizzare due tecniche di estrazione combinate: l'evaporazione al sole e il sistema vacuum.
Come previsto, Max era stato in grado di discutere con autorevolezza i vantaggi delle diverse tecniche di estrazione sia con le autorit, sia con i consulenti inviati dal governo.
Tende lo osserv con un sorriso. Dopo essere balzato gi dall'aereo che aveva pilotato fin l, camminava a grandi falcate nel deserto sollevando nubi di polvere bianca... Max era nel suo elemento.
Gli ingegneri, attesi con ansia da tutti, stavano arrivando in auto da Timbuctu. A vincere la gara per realizzare lo studio di fattibilit era stata una societ francocanadese. Max e Tende discussero di come alloggiarli nei bungalow, magari facendone costruire qualcuno in pi. Il sopralluogo sarebbe durato circa tre mesi.
Sono contento di non dover restare qui tre mesi mormor Tende quando si avvicinarono ai loro alloggi. Meglio loro di me.
Sono pagati abbastanza per farlo, credimi disse Max e, aprendo la porta di un bungalow, vide uno scorpione che attraversava velocemente il pavimento. O forse no concluse aggrottando un sopracciglio.
Trascorsero i giorni successivi girando in auto per la concessione, mentre gli ingegneri acquisivano dimestichezza col terreno e studiavano le enormi mappe che si erano portati appresso stabilendo i punti di rilevamento nella sabbia gessosa. Avevano con s anche dei disegni, grandi fogli ricoperti da una sottile calligrafia, con zone punteggiate, linee che si intersecavano, intere porzioni di territorio evidenziate in blu, giallo e rosa. Max alz lo sguardo per ascoltare Tende che parlava dello sviluppo del settore e della diversificazione del prodotto. Era difficile pensare che quel
luogo solitario in cui si trovavano un giorno sarebbe stato trasformato in qualcosa di simile a ci che si scorgeva sui lucidi disegni sparpagliati sul cofano della jeep. C'era ancora molta strada da fare, lo ammon Tende dopo che furono rientrati alla base.
La temperatura aveva superato i cinquanta gradi e il caldo secco, simile a quello di una fornace, ti inghiottiva appena mettevi il naso fuori dalla macchina. Quando arrivarono ai bungalow i due enormi generatori di corrente stavano andando al massimo per alimentare i condizionatori dei quattro alloggi ristrutturati e garantire agli ingegneri un soggiorno con tutti i comfort: radio, linea telefonica satellitare, bollitore elettrico, perfino un tostapane.
Gli uomini che erano arrivati da Timbuctu con Tende - autisti, guardie del corpo e operai - rimasero a guardare in silenzio gli elettrodomestici che venivano scaricati dalle macchine e portati nelle abitazioni provvisorie.
A cosa stanno pensando? chiese Max mentre si muovevano da un bungalow all'altro.
Tende si strinse nelle spalle. Ormai sono abituati agli uomini bianchi e alla quantit di roba che si portano dietro. Guarda i turisti, tra macchine fotografiche, treppiedi, zaini e sacchi a pelo non riescono quasi a muoversi. Questa gente ha gi visto tutto.
 intollerabile borbott Max mentre due uomini portavano dentro un frigorifero e almeno una trentina di casse di birra.
Se a farlo sono i touboub - i bianchi - non  cos grave. I problemi nascono quando arriva qualcuno dei miei uomini, quelli del governo. Come ti dicevo, la gente del posto  abituata a vedere i bianchi vivere attorniati da tutte le comodit. Sono secoli che vengono a Timbuctu. I Tuareg questo lo possono anche accettare, ma non sopportano di vedere che anche noi - i neri del Mali, del Sud facciamo altrettanto. Soprattutto quando a renderlo possibile  lo sfruttamento della loro terra aggiunse con un gesto del braccio.
Max rest per un attimo in silenzio. Ma ovviamente  per il bene del paese, no? chiose poi, proprio come avrebbe fatto Amber.
Quale paese? Il Mali  un'invenzione dei francesi che, tra l'altro, hanno anche cercato di creare uno stato indipendente per i Tuareg... Azaouad. Non ne hai mai sentito parlare? Max scosse il capo. Capisci, per loro  stato esattamente come per noi con i francesi. Pi autonomia, se non proprio piena indipendenza, prospettive migliori, una fetta della torta chiamata sviluppo.
La stessa cosa. Alla fine, tutto si riduce a una questione di soldi.
Gli altri aspetti culture e razze diverse, modi di vita differenti
- perdono improvvisamente qualunque rilevanza una volta che ci si mette a tavola con la pancia piena.
Ed  per questo che appoggi il progetto? Max si interruppe.
Per quanto conoscesse Tende e il paese in cui stava per investire gran parte del proprio denaro, c'erano intere pagine di storia che gli erano assolutamente sconosciute. Queste discussioni lo appassionavano.
Lavorare con Tende era molto diverso dal partecipare ai breakfast meeting di New York, dalle colazioni ristrette di Londra o dal classico bicchierino dopo cena di Parigi: i modi occidentali per oliare gli affari. In quel paese si operava in tutt'altro modo. Le idee che circolavano ai pranzi e alle cene riguardavano questioni di grande importanza, come il progresso, lo sviluppo e la libert. Tende aveva quasi trent'anni meno di Max. Ogni tanto Max lo guardava cercando di ricordare che cosa faceva lui alla sua et. Faceva soldi, fin da quando aveva quindici anni. A quell'epoca aveva nutrito un momentaneo interesse per la questione israeliano-palestinese. Uno dei ragazzi dell'orfanotrofio di cui non riusciva a ricordare il nome - era stato in Palestina subito dopo la guerra. Una volta l si era unito a un gruppo locale che combatteva contro gli inglesi ed era tornato a Londra per reclutare altra gente. Improvvisamente Max ricord il nome di quel ragazzo: Dov. Max e Dov si erano incontrati in una caffetteria di Willesden. Max aveva ancora davanti agli occhi le tovaglie a quadri bianchi e neri e le bottiglie di ketchup annacquato.
Era stato ad ascoltare Dov, ma le idee che il ragazzo gli esponeva
- indipendenza, libert, lo Stato di Israele - non gli dicevano granch. La preoccupazione di Max era fare i soldi, per lui quella era la libert. Il denaro significava l'indipendenza. L'aveva lasciato parlare, ma non era riuscito a cogliere l'essenza del suo discorso.
Era accaduto agli inizi della sua carriera, si disse in quel momento. Trov curioso che le stesse parole pronunciate da Dov allora venissero ora pronunciate da Tende.
Che cosa possiamo fare, Max? chiese Tende abbozzando un sorriso. Personalmente, ritengo che lo sviluppo economico sia l'unica condizione e la base per la pace. Molti del mio governo non condividono questa opinione ma se non tentiamo di realizzare progetti come questo, la nostra gente rimarr sempre povera.
Certo, hanno la loro cultura e il loro modo di vivere, ma il mondo  cambiato. Sta cambiando. Fra non molto tempo queste persone avranno tiv e radio, alcuni di loro gi li possiedono.
Sanno che esiste un altro mondo, dove ci sono i generatori di corrente, i frigoriferi e le automobili.  quello che dicevo a...
a un'amica si affrett a dire. Vogliono poter scegliere, come tutti gli altri. Cammello o automobile. Io so che cosa sceglierei.
Max annu guardandosi attorno. Gli ci erano voluti quarant'anni per arrivare a poter discutere di questioni simili. Si chiese dove fosse finito Dov, senza per rimpiangere di aver rifiutato la sua offerta. Ci che contava era che non solo oggi poteva permettersi di parlare di certi argomenti, ma era anche in grado di fare qualcosa. E questo era il risultato di quarant'anni trascorsi a fare soldi. Senza la sua ricchezza, Max non sarebbe arrivato dov'era.
Praticamente nel cuore dell'Africa, a respirare l'aria secca del deserto guardando il cielo bianco e sconfinato spruzzato di azzurro e le rocce aride. Pi oltre iniziavano le pareti rocciose dei canyon e i paesaggi pietrificati che circondavano PEmpty Quarter.
Vide arrivare il capo degli ingegneri, Guy Leblanc. "Un nome che  tutto un programma" si disse guardandolo. Guy esclam stringendogli la mano sistemato tutto?

73
A bordo dell'auto erano in cinque. Madeleine, il suo capo, Sven, due psichiatri italiani e Goran, un giovane ?interprete; erano fermi all'angolo tra Cara Dusana e Tadeusa Koscuska, non lontano dal parco Kalemegdan, ad aspettare due giornalisti inglesi che cercavano un passaggio sicuro per Sarajevo. Un mese prima attorno alla citt erano scoppiati furiosi combattimenti e il gruppetto era diretto al centro rifugiati dell'lCM di Ilidza, a circa tre chilometri da Sarajevo, per portare rifornimenti e aiuti. Erano piuttosto nervosi; i resoconti degli scontri e delle atrocit che li avevano accompagnati avevano sconvolto tutti in ufficio, ma l'unico modo per accertarsi della veridicit delle notizie era recarsi di persona nelle zone colpite. In cambio della possibilit di viaggiare sotto la protezione dell'lCM, i due giornalisti avevano accettato di dare il maggior risalto possibile al dramma delle donne di cui sarebbero stati testimoni.
Tutti i membri della spedizione indossavano giubbotti antiproiettile sopra la T-shirt. Era una calda giornata primaverile ma nessuno faceva caso al tempo: la redazione centrale dell'Associated Press li aveva messi in guardia dai cecchini attorno a Ilidza, raccomandando loro di non avventurarsi nei pressi del quartier generale delle Nazioni Unite di Sarajevo. Madeleine era seduta sul sedile posteriore con il dottor Cannelli e la sua assistente
Antonia, una donna giovane e simpatica. Si passarono cioccolata e sigarette per cercare di tenere a bada i nervi.
Finalmente, a bordo di una Golf scassata con il parabrezza scheggiato e buchi di proiettile lungo la fiancata, i giornalisti arrivarono.
Nel vedere la macchina Madeleine spalanc gli occhi senza fare commenti e la piccola colonna si avvi verso est per uscire dalla citt.
Si fermarono a Tuzla per mangiare qualcosa e scambiarono qualche parola con due rappresentanti delle forze di pace dell'ONU, uno svedese e l'altro argentino, seduti al tavolo accanto al loro nel piccolo bar del centro. Erano ottimisti e spiegarono che Tuzla era un'oasi, in cui le tre fazioni in guerra - serbi, croati e musulmani
- convivevano pacificamente. Madeleine not, in un angolo, un vecchio dall'aria triste che seguiva la conversazione. Poi l'uomo si alz e, passando vicino al loro tavolo, borbott qualcosa fra s. Pur non riuscendo a cogliere le parole, il senso le fu chiarissimo:
"Non sapete di cosa state parlando". Lei lo osserv perplessa mentre se ne andava.
Sei inglese? Uno dei giornalisti si sedette nel posto libero accanto a lei.
Madeleine alz lo sguardo. S. Non aveva voglia di dare altre spiegazioni. In Inghilterra era ungherese e in Serbia inglese.
Cos era tutto pi semplice.
Di Londra, giusto? prosegu lui arrotolandosi con cura una sigaretta con le dita macchiate di nicotina.
Madeleine annu.
 Gi, anch'io. Un londinese lo riconosci subito. Accenn un sorriso. A proposito, mi chiamo Doug. E lui  Martin disse indicando con la sigaretta l'altro tipo al di l della sala che si alz per avvicinarsi.
Piacere, Madeleine rispose lei mentre si stringevano la mano.
Allora... da quanto tempo sei qui, Madeleine? chiese Doug aspirando una boccata di fumo con aria compiaciuta.
Da due mesi.
Abbastanza.
S. Mi sembra passato molto pi tempo, per spieg lei.
Sto cominciando a dimenticare com' il mondo fuori di qui.
Aspetta di arrivare ai sei mesi disse Martin con un sorriso mesto.
Madeleine lo guard. Era trasandato come tutti i giornalisti stranieri che lei aveva incontrato: la barba ispida, i capelli sugli occhi, i vestiti infilati in fretta a volte nel cuore della notte, i jeans che sembravano non essere stati lavati da mesi. Nonostante la temperatura mite, sopra i giubbotti antiproiettile e la maglietta entrambi indossavano delle giacche mimetiche verde scuro.
Voi invece da quanto siete qui? chiese lei.
Da due anni, suppergi. Ogni tanto ci prendiamo una pausa, non come loro. Poveracci e indic con un gesto il locale. Per ora Tuzla  tranquilla. La settimana scorsa siamo partiti da Sarajevo, dove abbiamo vissuto finora, ma ci hanno ordinato di rientrare a Belgrado.
La situazione  cos pesante?
Peggio.
Ci muoviamo? li interruppe Sven alzandosi. Gli altri fecero altrettanto, seppur di malavoglia. Madeleine fece un salto in bagno e si diede un'occhiata nello specchio sopra il lavandino.
Era letteralmente irriconoscibile. Persino a se stessa.
Quando usc, qualche minuto dopo, il locale era quasi vuoto.
Raggiunse di corsa il furgone blu dellCM che stava facendo manovra nel parcheggio.
Siamo qua le grid Doug dalla Golf. Vieni con noi, tanto ci ritroviamo a Ilidza tra un'ora.
Madeleine fece un cenno a Sven. Vado? Nessun problema. Ci vediamo l le url. E lei si sistem sul sedile posteriore.
Scusa il casino disse Doug imbarazzato. Il sedile posteriore era pieno di pacchetti di sigarette, bottiglie di birra vuote, giornali e... un fucile. Madeleine deglut. Sposta tutto da una parte.
Siete armati?
Ehm, s. Non dovremmo, ma... Dio santo, in questo posto non puoi permetterti di non esserlo rispose Martin cupo.
Noi no. Madeleine guard il veicolo che procedeva davanti a loro con la bandiera bianca, simbolo di neutralit, che sventolava fieramente.
Invece dovreste. Scommetto che a Londra non ve lo dicono.
Madeleine non rispose. Effettivamente, pens, era rassicurante stare l seduta con quei due uomini, nonostante fossero degli estranei. Ma in quel momento, in quel posto, in un certo senso il fatto che fossero di Londra come lei le trasmetteva un senso di sicurezza rispetto all'equipaggio multinazionale e poliglotta che viaggiava sul furgone blu. Oltretutto, i due erano armati.
Si sistem tra rifiuti e paccottiglia e rimase ad ascoltare le loro chiacchiere. Stranamente, si sentiva tranquilla.
Superarono senza problemi i primi due posti di controllo sulla strada per Sarajevo. La seconda volta Doug riusc persino a scambiare qualche parola in un serbo maccheronico con uno dei poliziotti.
Sul sedile posteriore, Madeleine sonnecchiava, sfinita.
Il rumore del motore rendeva difficile seguire la conversazione.
Erano a circa un chilometro e mezzo da Ilidza quando si ebbero i primi segnali di qualche problema. Appena Doug ebbe spento il motore, Madeleine si svegli mettendosi a sedere.
Che succede?
Non lo so. Credo stiano controllando i documenti. Doug si accese una sigaretta. La loro Golf era a meno di quattrocento metri dal furgone. Per un attimo sembr che i soldati facessero loro segno di passare. Doug aveva appena messo in moto quando d'un tratto la situazione precipit.
Cazzo esclam Martin prendendo la telecamera. Che cosa sta facendo? Tutti e tre si allungarono per vedere. Uno dei soldati aveva aperto la portiera del furgone e gesticolava col fucile come per dire: "Fuori". Madeleine vide Sven e Goran scendere e fare il giro per andare a parlare con i soldati. Altri due militari, sbucati nel frattempo, gesticolavano e urlavano ai passeggeri di scendere dal furgone.
Che cosa sta succedendo? chiese Madeleine con la voce rotta dalla paura.
Doug stringeva la leva del cambio mentre Martin non smetteva di riprendere.
Oh, cazzo esclam Doug inspirando profondamente. Madeleine port istintivamente la mano al finestrino; uno dei soldati aveva colpito il viso di Sven col calcio del fucile. Dai vetri del furgone Madeleine vide che i due medici stavano gridando. Intanto altri soldati si erano materializzati dal nulla. Il veicolo blu fu circondato dalla milizia con la divisa nera e l'orrendo cappuccio.
Meglio filar via disse Doug facendo retromarcia.
No... no! url Madeleine mentre si muovevano. Uno dei soldati sollev lo sguardo e cominci a indicare la loro macchina.
Un altro prese la mira. Doug innest la retromarcia a tutta velocit, con Martin ancora mezzo fuori dal finestrino per filmare la terribile scena. Madeleine fiss pietrificata i soldati che estraevano i membri dell'lCM dal furgone. Doug fece una brusca inversione di marcia e part pi veloce che pot. Echeggiarono alcuni colpi e si ud il rumore dei proiettili che colpivano la strada. L'ultima immagine che Madeleine intravide fu Sven inginocchiato nella polvere mentre un soldato gli sparava alla testa con indifferenza, quasi svogliatamente.
Non c'era tempo per pensare. Doug premette l'acceleratore al massimo per tornare verso Tuzla, strappando un ruggito di protesta al motore. Poco prima di arrivare in citt, svolt bruscamente a sinistra avanzando faticosamente oltre un recinto per il bestiame lungo un accidentato sentiero di campagna. All'interno dell'auto che sobbalzava su pietre e solchi, i tre non fiatavano.
Doug sembrava sicuro del fatto suo, procedeva a zigzag di nuovo in direzione di Sarajevo, evitando la via principale che avevano percorso prima della sparatoria. Finalmente giunsero su una strada asfaltata e la macchina rallent.
Qualcuno ci sta seguendo? chiese Doug a Martin sottovoce.
Il collega scosse il capo. La strada alle loro spalle era aperta e sgombra. In lontananza, sopra le colline, bianchi pennacchi di fumo continuavano a esplodere in cielo.
Sul sedile posteriore, Madeleine era tranquilla. Appena ebbero raggiunto i confini della citt, Doug diede di nuovo gas e sfrecciarono a quasi centoquaranta chilometri l'ora oltrepassando le carcasse degli autobus incendiati e le barricate in cemento che la milizia territoriale serba aveva eretto lungo il percorso.
Il sole brillava e per le strade non c'era anima viva. Doug dava l'impressione di sapere dove andare. Un'ora pi tardi si fermarono davanti a un edificio ricoperto di segni di proiettili: l'Hotel Sarajevo, pieno di giornalisti stranieri e volontari. Doug si precipit nell'atrio con i capelli arruffati, in cerca di un radiotelefono.
Martin e Madeleine gli trotterellarono dietro. Lei non aveva niente con s, nemmeno uno spazzolino da denti. Erano partiti per una missione di un giorno in prima linea per organizzare una rete di aiuti. Quando Martin segu un gruppo di corrispondenti della BBC per mostrare loro le riprese, Madeleine rimase al banco del ricevimento.
Stammi vicino. Doug si era materializzato al suo fianco e le stringeva forte la mano. Madeleine annu senza dire una parola.
Era sdraiata al buio accanto a lui, ascoltando distrattamente il rumore lontano del fuoco dell'artiglieria e i rimbombi che ogni tanto echeggiavano in prossimit del palazzo, forse prodotti dai missili o dalle granate. Non pensavano al sesso, giacevano vicini, spaventati e senza fiatare, voltandosi e toccandosi di tanto in tanto come per rassicurarsi della rispettiva presenza. Il calore, un altro corpo che respirava, persino un colpo di tosse o il brontolio dello stomaco vuoto erano suoni confortanti. Non riuscendo a prendere sonno cominciarono a chiacchierare, dapprima con esitazione, poi sempre pi loquaci. Madeleine si ritrov a raccontare alcuni fatti, intimi e riservati, che non aveva mai detto a nessuno. Gli parl di Alasdair e persino di Pter. Riusciva a malapena a pensarci, figurarsi e parlarne... il bambino. Il figlio che aveva perso. Una volta cominciato, non riusc pi a smettere, le parole le uscivano senza difficolt. Parlarono di Budapest, della soml galuska e delle tlttt csirke... cose che aveva raccontato ad Alasdair. A un certo punto Doug si alz e si mise a frugare nella borsa alla ricerca di qualcosa; estrasse una bottiglia di Hercegovacka loza, il liquore del posto. Bevvero a turno direttamente dalla bottiglia. Quel liquido forte e pungente cominci a bruciarle gi per la gola; oltretutto lei era a stomaco vuoto, pens passando la bottiglia a Doug. Tuttavia Madeleine non si ubriac.
Rimase accanto a lui, stupita e un po' allarmata per quell'impulso improvviso di condividere qualcosa di s con un estraneo.
Chi  Pter? le sussurr lui in un orecchio.
Mio fratello.  morto molto tempo fa.
Come?
Gli hanno sparato. Si gir verso di lui, parlando contro la sua pelle. Stavamo scappando dall'Ungheria.
Cazzo. Quindi questa follia... non  la prima volta... allora ne sai gi qualcosa?
Un po'. Ero piccola, non mi rendevo bene conto di ci che stava succedendo. Chiuse gli occhi e cominci a ricordare.
Era stato Imre a voler andare via. C'erano state discussioni infinite con Maja e con Pter, che all'epoca aveva diciannove anni, frequentava l'universit e faceva parte del movimento clandestino ungherese di resistenza. Lui non voleva andarsene. Scappare, aveva detto arrabbiato ai genitori, non sarebbe servito a niente.
Era meglio restare e combattere piuttosto che fuggire e nascondersi.
Imre e Maja, tuttavia, avevano cominciato a convincerlo, con calma, nel gelido inverno del '72. Prima che arrivasse la primavera, lui aveva accettato a malincuore di seguirli. Avevano optato per il confine con l'Austria: una volta oltrepassato, sarebbe stato relativamente facile chiedere asilo. Gli austriaci avevano accolto numerosi ungheresi di primo piano, e Maja era una scrittrice messa al bando... sapevano di avere una possibilit.
Per diverse settimane Madeleine era stata in classe con le compagne custodendo nel cuore il suo segreto. Nessuno sapeva che quella graziosa bambina bionda di dieci anni con i codini stava per andarsene e sparire. Erano scappati il 12 febbraio del 1973.
Madeleine ricordava ancora come si era sistemata sul sedile posteriore della macchina a noleggio, schiacciata fra Pter e le loro
due valigie. Sentiva la voce del padre, tesa e preoccupata, mentre si dirigevano verso est con la scusa di andare a trovare dei parenti al paese del padre, vicino al confine con l'Austria. Madeleine non era mai uscita da Budapest. Ricordava di aver guardato dal finestrino il pallido sole invernale che proiettava ombre scure sui campi coperti di neve. Avevano abbandonato l'auto ai bordi della foresta coprendola di rami, mentre Madeleine prendeva la sua borsa e masticava nervosamente una ciocca di capelli per farsi coraggio. Aveva paura. A volte le sembrava che la sensazione di panico provata quella notte non l'avesse mai abbandonata del tutto. Dell'ora che era seguita aveva ricordi confusi: lo scricchiolio del bosco sotto i piedi, la mano di Maja che la stringeva forte, le spalle larghe e dritte di Pter e Imre che facevano strada fra gli alberi verso il posto di frontiera austriaco cui erano diretti.
Era stata lei a sentire il fruscio dietro di loro e a voltarsi di scatto, prima ancora del padre e del fratello; si era liberata dalla stretta di Maja e aveva mollato la borsa. Avevano udito un rumore di metallo che raschiava contro dell'altro metallo, un urlo, delle voci maschili... Madeleine ricordava come la madre avesse gridato a Pter di correre... lo sparo... la neve fredda e bagnata in faccia mentre Maja e Imre la afferravano trascinandola via.
Poi, quando avevano quasi raggiunto la recinzione, l'ultima immagine di un corpo che giaceva riverso sulla neve, con un braccio disteso e quella terribile striscia rossa che partiva dalla pancia e tingeva il manto candido attorno a Pter.
Dormi gi? La voce di Doug la riport bruscamente alla realt.
Fece segno di no con gli occhi pieni di lacrime. Non le succedeva spesso di ricordare quella notte. Su, adesso cerchiamo di riposare un pochino le sussurr tirandola a s. Domani sar una giornata pesante.
Madeleine annu abbandonandosi fra le sue braccia, senza dire una parola. Quando alla fine riusc ad appisolarsi, un'alba sbiadita iniziava a rischiarare la citt.
L'indomani, nell'atrio dell'albergo scoppi il caos. Il retro dell'edificio era appena stato bombardato; un colpo di mortaio esploso nella saletta di montaggio della televisione aveva ucciso due tecnici locali. La BBC aveva imposto ai propri giornalisti stranieri di lasciare Sarajevo. Era stato colpito anche l'Hotel delle Nazioni Unite e la gente si domandava se la guerriglia serba avesse cominciato a prendere di mira gli stranieri. Il chiasso era sovrastato dalle voci dei giornalisti pi anziani che esortavano alla calma.
Madeleine era con Doug nella sala da pranzo e si guardava attorno.
Si sa che cos' successo ieri? chiese sottovoce.
Doug la fiss e annu. Li hanno ammazzati. Tutti. Pare siano stati gli uomini di Arkan. Madeleine lo guard con aria interrogativa.
Arkan. Il leader della milizia nazionalista serba. In confronto a lui quelli della guerriglia sembrano dei ragazzini.
Fece una pausa. Sven mi era simpatico concluse in tono grave.
Che stronzata! Madeleine era tranquilla, come se non riuscisse ancora a crederci.
Martin li raggiunse. Che cosa pensate di fare? chiese rivolgendosi a entrambi.
Madeleine guard Doug e si strinse nelle spalle. Non lo so.
Credo che dovr tentare di tornare a Belgrado. Posso...  possibile chiamare l'ufficio? chiese poi.
Doug annu. Trasmettiamo il messaggio a Londra e loro lo inoltrano. A Sarajevo non esistono pi linee telefoniche.
Io torno indietro disse Martin senza guardare Doug. Ho...
be', tu lo sai che cos'ho. Mi faccio dare uno strappo fuori citt da quelli delle Nazioni Unite. C' un gruppo che parte alle undici.
Tu che fai?
Resto, Martin. Doug guard Madeleine, che annu lentamente.
"S" pens lei in un baleno. "Perch no?" L'ONU stava evacuando tutti i giornalisti stranieri e lei non voleva essere rispedita a Londra. Dalla facciata del palazzo si ud un fragore improvviso.
La gente cominci a correre da una stanza all'altra per raccogliere le proprie cose... avevano tutti fretta di abbandonare la citt.
Martin li salut con una stretta di mano, poi, inaspettatamente, si chin per abbracciarla. Sta attenta, tesoro le disse con voce incerta, girandosi. Stava piangendo. Madeleine non aveva
versato una sola lacrima dall'agguato del giorno precedente, Poi videro Martin sparire su per le scale.
Ne sei sicura? le chiese Doug accarezzandosi nervosamente il mento ispido. Si ud il fragore di un'altra esplosione.
S rispose lei tranquilla. Sono un medico. Qui fuori c' gente che muore. Non posso andarmene.
Okay. Sei pronta?
Non ho niente da prendere gli disse. Il portafoglio e basta.
Non ho nemmeno il passaporto, era nel furgone.
Allora andiamo.
Corsero fuori. La Golf era ancora dove lui l'aveva parcheggiata, c'erano detriti caduti dopo l'esplosione avvenuta sul tetto, cocci di vetro, pezzi di carta... rifiuti. La macchina era aperta. Doug salt a bordo aprendole la portiera. Madeleine si volt e vide un aereo che volava in cerchio sopra di loro. Ebbe un attimo di esitazione, ma non appena si rese conto che stava sganciando il suo carico di bombe in qualche punto della citt, si infil nell'auto.
La terra trem per qualche minuto mentre Doug metteva in moto. Uscirono dal parcheggio situato sul retro dell'hotel - o di quello che ne restava - e attraversarono a tutta velocit le strade del centro di Sarajevo. Erano le nove del mattino.
Dove stiamo andando? gli url cercando di sovrastare il rumore dei razzi e degli spari dei cecchini.
Verso Bjelave, a est di Sarajevo. Ci abita Murad, un mio amico.
 vicino all'ospedale universitario. L dovremmo essere pi al sicuro.
La macchina sterz bruscamente per evitare il corpo di un anziano che giaceva a faccia in gi in una pozza di sangue rappreso.
Rimasero in silenzio cercando di concentrarsi solo sul fatto di arrivare vivi, ovunque fossero diretti.

74
Di nascosto. Senza farsi notare. Kieran e Paola si incontravano quando e dove potevano. Nessuno si era accorto di nulla. Paola aveva trascorso l'estate viaggiando avanti e indietro da Londra; qualche settimana a Minorca, quindici giorni a New York, un viaggio per fare shopping a Parigi con Francesca. L'autunno era ormai alle porte quando lei e Kieran decisero su due piedi di andare a Minorca per una settimana. Era la fine di settembre. Il locale andava benissimo, meglio di quanto chiunque di loro avesse osato sperare. Jake aveva deciso di aprire solo il venerd e il sabato sera. Durante la settimana l'ingresso, limitato alla sala bianca, sarebbe stato riservato ai soci. Era stata una mossa azzeccata perch il pubblico era ancora pi smanioso di farsi vedere al Paradise.
Secondo la teoria di Digger, il fatto di rendere pi esclusivo l'ingresso avrebbe conferito al locale un tocco di classe, proprio quello che loro volevano.
Max fu contento che Kieran e Paola avessero deciso di trascorrere una settimana al sole. Ne avrebbero tratto beneficio, disse loro uscendo di casa. Kieran sembrava un po' gi di corda: aveva gli occhi cerchiati ed era sempre stanco. Gli avrebbe fatto bene una breve vacanza. E Francesca gli aveva detto che anche Paola ultimamente sembrava non essere molto in forma. Era dimagrita.
"S, era un'ottima idea" si disse Max. "Che bello vederli andare cos d'accordo!"
Partirono per Minorca un luned mattina. Paola si era ripresa, nonostante la tensione per quello che stava accadendo tra lei e Kieran si facesse sentire. Lacerata da turbamenti e sensi di colpa, passava in un attimo dalla disperazione all'euforia. Non sapeva che cosa pensare, con chi parlare o cosa fare. Dire che il loro rapporto non aveva futuro era l'intuizione del mese, dell'anno... del secolo.
Dell'eternit. Era sbagliato. Sbagliato e riprovevole e niente avrebbe potuto cambiare le cose. Eppure Paola non riusciva a troncare. Kieran aveva bisogno di lei, glielo ripeteva mille volte al giorno. Paola era come ipnotizzata da lui: la voce, il braccio che scivolava lungo il proprio, il sapore della sua bocca... era pazza di Kieran. Diede una rapida occhiata agli altri passeggeri, prima di riuscire a rilassarsi. Nessuno dei presenti sapeva chi fossero loro due.
La villa era silenziosa e tranquilla. C'era solo Andra, la cameriera, che tutte le sere rientrava nel suo appartamento in citt.
Erano completamente soli. Il secondo giorno, si svegliarono a mezzogiorno e decisero di passare la giornata in spiaggia. Presero gli asciugamani, i libri e il loro pane preferito, la ciabatta, e scesero tra le rocce verso il mare. Nuotarono nell'acqua piatta e turchese galleggiando sulla schiena fino a sentire le guance bruciare.
La spiaggia era un nastro di sabbia bianca sormontata da una roccia tra il rosa e l'arancio. La villa si trovava in cima alla collinetta e Paola la vedeva spuntare mentre camminava nell'acqua bassa e guardava la testa scura di Kieran immergersi per passarle sotto. Quando ebbero raggiunto un punto in cui l'acqua era di un blu pi scuro, Paola disse che voleva tornare indietro perch aveva freddo. Kieran non volle sentire ragioni e la costrinse a nuotare fino a raggiungere un'altra spiaggia, rocciosa. Ma se lei voleva sdraiarsi a prendere il sole! Davanti agli sberleffi di Kieran, non le rest comunque che sedersi su uno scoglio e guardarlo sguazzare.
Rientrarono a nuoto mentre il sole cominciava a calare d'intensit e quando ebbero raggiunto la villa l'aria si era fatta decisamente pi fresca. Paola s'infil subito sotto la doccia, mentre Kieran and in cucina in cerca di qualcosa da mangiare.
Quando entr in bagno, lo trov pieno di vapore. Intravide attraverso il vetro la sagoma di Paola sotto il getto caldo della doccia.
Si tolse calzoncini e maglietta e apr la porta. Entrando nel box, venne investito dal vapore bollente e da un gridolino di Paola.
Le prese la spugna dalle mani e gliela strizz sulla testa facendole scorrere rivoli d'acqua sul collo e sul seno. Poi la tir a s nascondendo il viso contro la sua schiena. Una volta chiuso il rubinetto, uscirono abbracciati e saltellarono gocciolanti fino in camera lasciandosi dietro orme bagnate.
Francesca pass la dogana con il sorriso stampato in faccia. Non si era nemmeno presa la briga di fare una telefonata per avvisarli del suo arrivo. Voleva che fosse una sorpresa. Doveva ammettere che da quando Kieran e Paola erano diventati amici si sentiva molto pi ben disposta nei confronti del ragazzo.
Appena uscita dall'aeroporto prese un taxi e guard l'orologio, erano quasi le undici. Era partita con l'ultimo volo da Roma e aveva dovuto aspettare un paio d'ore a Barcellona a causa di un ritardo.
Aveva portato con s una tonnellata di cibo, molto pi di quanto avrebbero potuto mangiare in tre giorni. Si sistem allegramente sul sedile posteriore della limousine e guard le luci dell'isola sfrecciarle davanti mentre si dirigevano verso l'entroterra.
Arrivati alla villa, la trov immersa nel silenzio e nell'oscurit.
La Mercedes metallizzata era parcheggiata sul vialetto d'ingresso; dovevano essersi dimenticati di ricoverarla in garage. Guard di nuovo l'ora, erano appena le undici e mezzo. Pag l'autista e attese che finisse di portarle i bagagli sulla porta. Paola e Kieran dovevano essere gi a dormire, pens accendendo la luce. Quando entr, rimase un attimo perplessa. Il pavimento era disseminato di vestiti e sul tavolo in sala da pranzo c'era mezzo panino intatto. Si chin a raccogliere gli slip del bikini di Paola. "Che sciocca, perch avr sparpagliato i vestiti in sala?" Si avvi verso la zona notte e buss alla porta della figlia. Nessuna risposta.
La apr adagio e infil la testa: il letto era vuoto e perfettamente
rifatto. In giro c'erano indumenti e alcune paia di scarpe di Paola, ma era chiaro che la figlia non aveva dormito l. Aggrott le sopracciglia, stupita. Dove si erano cacciati? Che avessero deciso di guardare la tiv in una delle stanze vuote e si fossero addormentati?
Prosegu per il corridoio e da una porta vide filtrare un po' di luce. Apr l'uscio con un sorriso.
Le ci vollero diversi giorni per poter ricordare, senza sentirsi male, ci che aveva visto. Dopo un primo silenzio attonito, aveva cominciato a tremare cos forte da pensare di cadere. All'inizio non si erano accorti della sua presenza. Paola le dava le spalle.
Era seduta a cavalcioni su Kieran mentre le mani di lui le scivolavano su e gi per la schiena. Francesca era rimasta sulla soglia, in controluce, assolutamente impietrita. Era stato lui a vederla per primo, ma non si era mosso. Francesca era avanzata fino al letto, aveva allontanato la figlia con una spinta e gli aveva dato due schiaffi in faccia. Poi era uscita dalla stanza, scossa da un fremito di paura e disgusto. Paola l'aveva rincorsa coprendosi con un lenzuolo e piangendo in silenzio, ma Francesca le aveva intimato di andare in camera sua e di restarci fino al mattino dopo.
Francesca si era barricata nella propria stanza, e aveva fissato a lungo il telefono sapendo che avrebbe dovuto chiamare Max.
Non poteva starsene l, seduta sul letto, senza dire a nessuno quello che era successo. Doveva chiamare Max e raccontarglielo, ma aveva paura. Con la faccia stravolta, era andata in bagno e aveva scagliato sul pavimento di marmo tutti i cosmetici che Andra aveva allineato con tanta cura. Poi era caduta in ginocchio, in preda a conati di vomito.
Kieran era partito col primo volo. Si era alzato prima di tutti, aveva chiamato un taxi ed era saltato a bordo portando con s solo una borsa. Era tornato a Londra da solo, in attesa che si scatenasse la tempesta.

75
Ho bisogno di qualcosa per tirarmi su disse Amber entrando.
Tipo? chiese Tende raddrizzandosi dopo aver messo un cd nel lettore. Una voce femminile, profonda e melodica riemp la stanza.
Una cosa qualunque, per svagarmi, divertente e allegra. Non hai idea di quello che abbiamo passato negli ultimi mesi. Gli and vicino e lo abbracci. Questa non  male disse ascoltando la musica con la guancia appoggiata contro la schiena di lui.
Chi ?
Mia madre.
Davvero? esclam lei sorridendo. Sai, vista dall'esterno la tua famiglia mi sembra perfetta.
Oh, no... no rispose Tende scuotendo la testa. Abbiamo anche noi i nostri momentacci, dammi retta.
Gi, i miei, per... Non riesco ancora a credere a quel che  successo. Penso che anche gli altri si sentano come me.
Cerca di non giudicarlo, Amber. Forse non riesce a spiegarselo nemmeno lui.
Amber sospir. Lo so, hai ragione. Ma ogni volta che lo guardo non riesco a non pensare...
E lui come credi che stia? la interruppe Tende con garbo.
Ma perch devi essere sempre cos magnanimo? Lui non ti  mai piaciuto protest Amber allontanandosi.
Tende si gir e la prese fra le braccia. Perch s.  tuo fratello...
E Paola  mia sorella!  ribatt lei decisa.
Infatti. Dovresti essere pi indulgente. Amber lo fiss mentre la rabbia le montava dentro. Lui le fece cenno di no con la testa.
Non ti devi arrabbiare, in questo momento abbiamo altre cose di cui preoccuparci. Supereranno questo momento. L'hai detto tu stessa, li hanno mandati... come l'hai chiamata?... in terapia.
Ne verranno fuori. Allora, non volevi fare qualcosa di leggero e divertente? Amber annu controvoglia. Andiamo a cena fuori, ti va di mangiare  l'africaine le chiese con un sorriso. E poi a ballare. In centro hanno appena aperto un nuovo locale, dovrebbero esserci anche dei miei amici.
Ad Amber si illuminarono gli occhi. Era il suo secondo viaggio in Mali; il primo, circa un anno prima, era stato molto diverso.
Si abbandon fra le sue braccia. Scusami, non ce l'avevo con te. Immagino sia solo che... sono stanca.
Lo so. Ma stasera usciamo e andiamo a divertirci. Sabato arriva Max, per cui dobbiamo approfittare. Ho la sensazione che le cose si faranno molto pi complicate.
Amber, senza sciogliersi dall'abbraccio, scosse la testa. No, sono sicura che andr tutto bene.
Vedremo le disse lui dandole un bacio sulla punta del naso.
Vuoi farti una doccia prima di uscire?
S, c' una tale polvere qui. La volta scorsa non era cos.
Si chiama Harmattan,  il vento che soffia dal deserto. Temo che continuer per un paio di mesi. In realt oggi non  poi cos fastidioso, a volte fai persino fatica a vedere dove metti i piedi.
Tremendo!
Ci farai l'abitudine.
Amber si scost per riuscire a guardarlo negli occhi. Dici? E al resto?
Anche al resto. Dai, muoviti. Hai detto che volevi tirarti su.
Fai la doccia e preparati. Ho solo un paio di telefonate da fare, poi possiamo andare. D'accord? Lei annu. Adesso per vai insistette spingendola in direzione del bagno.
Quando sent il rumore dell'acqua, Tende si diresse nel suo studio massaggiandosi il collo. Anche lui era stanco. Era reduce da diverse settimane molto intense: viaggi, riunioni e incontri con la stampa. Lo studio di fattibilit aveva improvvisamente svelato le ricchezze del paese e l'attenzione dei media sul progetto si era fatta pi pressante. Max sarebbe arrivato di l a due giorni e, come se non bastasse, Amber aveva deciso che era venuto il momento di dirgli di loro due. Tende continuava a pensare che non fosse il momento pi adatto, specie dopo il terremoto familiare che aveva sconvolto le loro vite negli ultimi mesi. In realt, non era certo che ci sarebbe mai stato un momento adatto.
Amber era convinta che il padre l'avrebbe presa per il verso giusto. Max adorava Tende e il suo unico desiderio era di vederla felice... Lei aveva cercato in ogni modo di convincerlo che Max non sarebbe rimasto scioccato come Tende prevedeva. Ma Tende tornava sempre sullo stesso argomento: era nero. Ne avevano discusso all'infinito.
Tua sorella ha sposato uno svizzero aveva cercato di farlo ragionare lei.
Non stiamo parlando dei miei, Amber. A loro non interessa il colore della pelle, lo sai benissimo.  l'ultima cosa cui fanno caso.
Be', per Max  lo stesso. Non gli importer, vedrai.
Allora perch non gliel'hai ancora detto? le aveva chiesto Tende.
Amber era rimasta zitta. Perch tu continui a dissuadermi aveva risposto alla fine.
Questa  una bugia e lo sai perfettamente.
D'accordo. Allora glielo diciamo presto, va bene? gli aveva domandato voltandosi.
Appena sarai pronta.
E adesso lo era. Tende prese il bicchiere che Amber aveva appoggiato sulla credenza. Era pi polveroso del solito. "Quest'anno il vento  particolarmente forte" pens inghiottendo un sorso d'acqua. L'indomani mattina sarebbe volato a Tghaza per accogliere Max. Amber l'avrebbe incontrato nella casa dei genitori di Tende, dove stava di solito quando era a Bamako. Gli aveva detto che preferiva parlare al padre da sola, per dargli il tempo di abituarsi all'idea prima che domenica mattina volasse a sua volta a Tghaza per vedere Tende. Si volt e vide che Amber lo aspettava sulla porta. Stava bene. Ormai i capelli erano cresciuti e i riccioli scuri le incorniciavano il viso. Gli piacevano cos lunghi, amava toccarli. Il taglio corto di qualche mese prima gli era sembrato troppo austero e mascolino.
Al ristorante, un locale appena aperto che si chiamava l'Akwaba ed era vicino all'ippodromo, lui la osserv ordinare riz gras e nkontomire, un piatto del Ghana. Akwa'aba le disse il cameriere.
Significava "benvenuto" in Twi, una delle diverse lingue del paese. Amber parlava bene il francese e cominci a chiacchierare tranquillamente con il cameriere e il proprietario che era venuto a salutarli. Era una delle cose che gli piacevano di lei.
Non era come molti altri europei che abitavano in citt, i quali non avevano vie di mezzo: o adulavano la gente del luogo definendo ogni cosa meravigliosa e straordinaria o trattavano tutto e tutti con un'annoiata aria di sufficienza. Amber trattava il Mali come qualunque altro argomento: faceva parte della vita.
Certo, le differenze con gli altri paesi non mancavano, ma lei le affrontava su un piano intellettuale e non emotivo. I mendicanti erano mendicanti, le mosche mosche e l'Harmattan odioso. Il piatto di nkontomire che le servirono era delizioso mentre il riz gras faceva schifo. Riso cotto nella minestra di pomodoro. Tende aveva l'aria divertita.
Uscirono dal ristorante che era gi mezzanotte. A Bamako, come a Parigi, le spieg Tende, la vera vita notturna non cominciava mai prima di quell'ora. Il weekend iniziato quella sera, il gioved, sarebbe continuato fino alla domenica pomeriggio e solo le prime preghiere della sera ne avrebbero decretato la fine. Amber annu. Le piaceva quell'invito alla preghiera che risuonava per la citt, anche se Tende le aveva fatto presente che nel suo quartiere e in quello dove vivevano i suoi le moschee non potevano ricorrere agli altoparlanti. Amber gli aveva detto che non era d'accordo. Secondo lei, invece, serviva a scandire meglio la giornata; la gente si muoveva in modo leggermente diverso. A Londra, gli aveva spiegato, il giorno era scandito dal traffico dei due momenti di punta, e lei aveva imparato a muoversi prima o dopo, per evitare la baraonda.
Sai da cosa capisco che  domenica mattina? gli chiese mentre si avviavano alla macchina. Lui le fece segno di no. Dalla mancanza di rumore continu. Le strade sono vuote e mi sveglio per il troppo silenzio.
Adesso sei pronta per un po' di silenzio? le url Tende cercando di sovrastare il chiasso della musica e delle risate all'interno del locale.
 Amber annu, succhiando con foga un cubetto di ghiaccio per rinfrescarsi. Erano quasi le quattro e avevano ballato per ore.
Dopo aver salutato gli amici di Tende, cercarono di farsi largo tra la folla per arrivare alla macchina. Tende era molto conosciuto.
Per tutto il tempo in cui erano rimasti nella boite, c'era stata una lunga processione di persone che volevano salutarlo. Uomini pi anziani, chiaramente amici della generazione dei suoi genitori; altri della sua et, giovanotti in jeans e giacca terribilmente uguali ai trentenni di tutto il mondo, appoggiati al bancone con una birra in mano pronti a darsi di gomito appena passava una bella ragazza. Poi il proprietario del locale, il deejay e infine le ragazze. Amber era rimasta sbalordita dalla bellezza delle donne del posto, creature incredibili, eleganti e leggiadre. Vicino a loro, truccate alla perfezione e vestite con abiti che appartenevano a un altro mondo, Amber si sentiva una specie di spettro pallido e sottile. Ce n'erano un paio che l'avevano guardata con evidente aria di disapprovazione, o forse di delusione.
Le due avevano poi appoggiato un braccio su quello di Tende bisbigliando qualcosa, che Amber non aveva capito. Stranamente non era gelosa. Con Tende non era mai preoccupata o insicura come le era capitato invece con Henry, che sembrava quasi fare
apposta a provocarla. S'impose di non pensare a Henry, perch subito le tornava alla mente quel che aveva fatto Becky, e non si sentiva ancora pronta ad affrontare quella faccenda.
Stanca? La voce di Tende irruppe nei suoi pensieri.
Si volt a guardarlo nel buio dell'abitacolo e gli appoggi una mano sul ginocchio. No... cio, s... ho caldo. E sete.
Lo so,  il vento.
Quando furono a letto, mentre si sfioravano e iniziavano a scambiarsi qualche carezza, Amber si allung per spegnere la luce ma Tende la ferm con una mano. Lui adorava guardarla mentre facevano l'amore, perch il viso di Amber era stranamente espressivo, nonostante non fosse semplice capire che cosa provasse una donna nei momenti di languido abbandono. Amber borbott qualche frase di protesta ma poi ricadde fra le lenzuola mentre lui la tirava sopra di s fino a guardarla dritto negli occhi grigiazzurri. Il viso di lei era coperto di pallide lentiggini. Tende avvicin alla propria la piccola bocca di Amber, avido di baci.
Rimasero cos per un po', mentre i loro cuori pulsavano quasi in sincronia, finch lei non riusc pi a resistergli e scivol contro il corpo di lui. Tende chiuse gli occhi e il suo piacere, fatto di totale abbandono, fu completo.
A svegliarli, solo poche ore pi tardi, fu la suoneria dell'orologio di Tende. Erano le sei e mezzo. Lui lanci un gemito e si mise a sedere guardando Amber che si era girata dall'altra parte per continuare a dormire. La macchina che doveva portarlo all'aeroporto sarebbe arrivata alle sette, doveva sbrigarsi. Scivol piano fuori dal letto e si avvi, nudo, in bagno. Aveva la pelle secca e avvertiva prurito su tutto il corpo, come accadeva sempre in quel periodo dell'anno. Non faceva molto caldo non era necessario neppure accendere il condizionatore ma l'aria eccessivamente secca causava disagio. Fece una doccia veloce, si lav i denti e mise in borsa qualche effetto personale. Lui e Max sarebbero rientrati a Bamako marted. Si ferm un attimo a riflettere: per allora Max
avrebbe saputo. Sapeva di dare ad Amber l'impressione che non gli importasse granch dell'opinione di Max, ma ovviamente ci teneva eccome. A lei non l'avrebbe mai confessato, ma era nervoso per la reazione che Max avrebbe avuto apprendendo la notizia.
Era difficile dire che cosa temesse esattamente, lui era il tipo che amava dividere i diversi aspetti della sua vita in categorie ben definite e, possibilmente, separate: lavoro, politica, amore.
Nel rapporto con Amber, tuttavia, i contorni erano sbiaditi e la situazione confusa. Sicuramente, non era quello che Tende avrebbe desiderato.
Amber si svegli qualche ora pi tardi e rest sdraiata nella penombra ad ascoltare i rumori del mondo esterno, affascinata da quei suoni sconosciuti. Da qualche parte, oltre l'alto muro di cinta che avevano varcato la notte precedente, si udiva l'abbaiare dei cani. Un gallo continuava a cantare e qualcuno andava su e gi in bicicletta suonando il campanello e urlando qualcosa, forse un venditore ambulante. Si volt e bevve avidamente dal bicchiere d'acqua appoggiato sul comodino. Erano le dieci. Max doveva essere gi arrivato. Gli piaceva stare nella casa dei genitori di Tende, diceva che non sopportava gli hotel di Bamako perch era come essere a Londra o a New York, con l'unica differenza che i telefoni non funzionavano quasi mai e l'acqua calda era una rarit. Lei si sedette e si guard le gambe, aveva la pelle secchissima. Poi si alz, stiracchiandosi fra uno sbadiglio e l'altro. Sentiva una certa tensione alla bocca dello stomaco, un misto di eccitazione e paura. Max non sospettava minimamente che lei fosse l. Quella mattina gli avrebbe fatto una bella sorpresa saltando fuori all'improvviso. Secondo Tende non era una buona idea - E se gli viene un infarto? aveva detto - ma cos'altro poteva fare? Avrebbero pranzato e poi lei gli avrebbe dato la notizia, cos Max avrebbe avuto il tempo per riprendersi. Avrebbero bevuto un paio di bicchieri per festeggiare e sarebbero andati assieme all'aeroporto. Per le tre sarebbe stato tutto sistemato, dopodich ognuno avrebbe continuato con la propria vita. Tende l'aveva gi detto a sua madre e non appena Max fosse staro informato, la notizia sarebbe stata resa pubblica.
Un'ora pi tardi, con la pelle ancora unta dal latte idratante che si era spalmata, Amber and in soggiorno e scrut in giro con attenzione.
Curioso, lei e Tende stavano insieme da quasi un anno ed era di fatto la prima volta che Amber vedeva quella casa, il posto dove lui viveva. Le piaceva lo stile del bungalow, maschile e piuttosto misterioso... gli si addiceva. Non c'erano molti mobili: un divano di pelle, poltrone di vimini ricoperte con una stoffa a motivi blu e neri e un tavolino. Accatastati in un angolo CD e dischi.
Amber li pass in rassegna. La maggior parte dei gruppi avevano nomi sconosciuti, quasi tutti africani a giudicare dall'aspetto.
Prese un cd della madre. "Mandia Diabat - Concerto live dal Palais des Nations". Nel mucchio c'erano anche diversi album suoi.
Era una bella donna ma non assomigliava per niente a Tende. Lui le aveva detto di aver preso dal padre, pi che da lei. Mandia doveva incutere una certa soggezione. Amber appoggi il cd e prese un portaritratti appoggiato sul mobile. S, Tende assomigliava al padre. Eccolo accanto a Yasser Arafat e... - lei socchiuse gli occhi
- al colonnello Gheddafi? S, era proprio lui. Rimise a posto la foto. Ce n'era un'altra, leggermente sfuocata, di una ragazza che guardava dritto nell'obiettivo. Era molto carina, con folti riccioli neri, sopracciglia marcate, una pelle caffellatte e labbra rosse che si aprivano su un largo sorriso. La fiss per qualche secondo prima di rimetterla a posto. Sicuramente era una vecchia fidanzata di Tende. Si avvicin alla porta aperta dello studio e rimase sulla soglia a osservare. C'erano molti libri, una scrivania con un computer portatile e una stampante, due telefoni e una ventiquattrore aperta, piena di carte; giornali inglesi, francesi e... russi. Russi? Entr per prenderne uno. Un'altra delle tante cose che ancora non sapeva di lui. Lasci la stanza per andare in cerca del cuoco. Magari avrebbe potuto dare una mano a preparare il pranzo. Qualunque cosa pur di non pensare all'imminente arrivo di Max.

76
Tra poco... sar Natale disse piano Doug. Madeleine alz gli occhi.
Natale? Il pensiero le sembr assurdo.
Gi. Oggi  il 15, giusto?
Madeleine guard l'orologio. S, hai ragione.
Si fissarono. Ci voleva dire che vivevano ormai da sette mesi in quell'appartamento di via Provare. Sette mesi in cui le condizioni di vita erano andate lentamente peggiorando... cos lentamente da farci l'abitudine.
La morsa in cui l'esercito serbo stringeva la citt la stava annientando, ora dopo ora. Quasi tutti i generi di prima necessit
- pane, benzina e fiammiferi - erano ormai introvabili e i rigori invernali cominciavano a farsi sentire. Era sorto un fiorente mercato nero, ormai saldamente in mano alla mafia criminale.
Il prezzo delle merci era alle stelle: al mercato nero un uovo poteva costare anche una sterlina e mezzo, la stessa cifra di uno stipendio medio mensile. Il vero pericolo dall'inizio di dicembre, per, era il freddo. A Sarajevo e dintorni non restavano quasi pi alberi da abbattere e la gente aveva cominciato a bruciare i libri. Una sera, Murad, il proprietario dell'appartamento dove abitavano, aveva raccontato che in giro si faceva l'inventario di ci che si bruciava, e intere biblioteche private erano state trasformate in combustibile. In uno dei rari momenti di umorismo,
aveva detto loro che Lenin e Marx erano i primi a partire, seguiti dai romanzi rosa. Shakespeare e Cechov venivano risparmiati fino all'ultimo. Quella volta Madeleine aveva riso fino a star male. Si era quasi dimenticata di come avesse fatto.
Tuttavia, nella zona occidentale della citt, quella sotto il controllo croato, i prezzi erano ancora relativamente bassi. Tra gli abitanti croati della citt e le regioni limitrofe si era sviluppato un vasto traffico di contrabbando. Ma il territorio che i contrabbandieri dovevano attraversare di notte era rigorosamente sorvegliato dalle forze serbe e a centinaia erano stati feriti o uccisi dai cecchini. Molti venivano portati all'ospedale universitario dove Madeleine lavorava a volte anche per ventiquattr'ore di fila.
Eppure nessuno dei due poteva pensare di andarsene. Doug era ossessionato dall'idea di registrare e portare la propria testimonianza della lenta agonia della citt e Madeleine non ricordava quasi pi com'era la vita prima di allora. Vivevano assieme da Murad, un ragazzo che una volta faceva il giornalista e adesso, grazie alle sue conoscenze, portava preziose scorte di cibo e medicinali da posti di cui Doug e Madeleine non volevano sapere nulla. Lei e Doug erano amici e amanti occasionali e dividevano quella che un tempo era stata la camera da letto dei genitori di Murad che, una settimana prima dell'inizio dei combattimenti, erano andati a trovare dei parenti a Goradzde e non avevano pi fatto ritorno. A volte, quando la tensione per essere costretta a operare senza anestetico o per dover rifiutare dei pazienti si faceva insopportabile, Madeleine la notte si avvicinava a Doug e trovava nel sesso un certo sollievo, seppure temporaneo. Londra sembrava appartenere a un'altra vita.
E comunque... c'erano anche altre cose. Altre ragioni per restare.
Non aveva mai provato una simile calma interiore, una tale sicurezza in quello che stava facendo e fin dove sarebbe potuta arrivare. Aveva trovato dentro di s una forza che non aveva nulla a che fare con le vecchie ambizioni di realizzazione personale e l'aspirazione alla felicit per cui aveva lottato cos a lungo.
A Sarajevo, nelle condizioni pi tremende che si potessero immaginare, aveva in un certo senso trovato se stessa. In mezzo al terrore e alla sofferenza, si sentiva come liberata. Ogni tanto scriveva ai suoi e ad Amber. Il personale dell'UNHCRche portava i rifornimenti di medicinali, quando era possibile ritirava le sue lettere e un paio di volte gliene avevano anche consegnata una.
Maddy! esclam Doug alzando gli occhi dal giornale. Nonostante tutto, in un modo o nell'altro, i due quotidiani "Oslobodjenje" e "Vecernje Novine" continuavano a uscire. Doug riusciva a capire solo in parte quello che c'era scritto.
Eh?
Non  possibile! Al Teatro Nazionale, il giorno di Natale, mettono in scena Hair. Andiamo? chiese ancora incredulo.
Madeleine lo guard sorridendo. S rispose lentamente. Mi piacerebbe moltissimo. Poi lei si alz per andare in cucina a fare un t, e quando gli pass accanto Doug le strinse le spalle. Madeleine si guard le mani. Erano diventate ruvide e callose, con le nocche arrossate e screpolate. Niente crema speciale o lozioni dopo gli interventi, basta con i lunghi maniluvi caldi. Sorrise improvvisamente, pensando a Becky. L'amica era sempre stata ossessionata dalle sue mani. Chiss che cosa stava combinando, si chiese. Madeleine non le aveva scritto da... be', almeno dalla morte di Alasdair. Tristezza, lutti e difficolt non si addicevano proprio a Becky o, almeno, cos sosteneva lei. Era una ragazza da giorni felici. Madeleine fece una smorfia. Anche Becky sembrava ormai appartenere a un'altra vita.
In quel momento, sdraiato sul suo malconcio divano di Londra, Henry cominci a pensare che Becky potesse avere ragione.
Appena gliene aveva accennato, gli era sembrata una follia ma adesso... be', dopotutto forse non era un'idea cos malvagia. Di l a meno di un mese si sarebbe lasciato l'Inghilterra alle spalle per iniziare un nuovo lavoro e, si augurava, una nuova vita l dove aveva sempre desiderato stare. A casa. In Africa. L'annuncio che aveva visto e al quale aveva risposto immediatamente era nelle ultime pagine del "Daily Telegraph". L'avevano assunto dopo un colloquio telefonico e un rapido controllo dei registri della Prince Edward Academy. Sarebbe andato ad aiutare una matura coppia inglese a gestire una sorta di pensione presso una fattoria a met strada fra Chinhoyi e la cittadina di Zave, circa duecento chilometri a nordovest di Harare. Per ironia della sorte, la fattoria era ai piedi del monte Fletcher. Era stato quel particolare, gli aveva detto radiosa la signora Fairfield, ad assicurargli il posto. Lo stipendio era indegno per gli standard inglesi, ma avrebbe avuto un cottage privato, una piccola percentuale degli utili e la possibilit di vivere dove aveva sempre voluto, a casa sua. Aveva mollato il posto al Consiglio per i rifugiati nell'attimo stesso in cui aveva ricevuto la lettera di conferma. Tanto, dei rifugiati non glien'era mai importato un fico secco. Quello che non riusciva a capire era perch si dessero tutto quel daffare per uscire dall'Africa, mentre lui aveva fatto carte false per andarci.
E poi c'era la questione di Becky. Da quando Charlie l'aveva cacciata di casa, lei viveva con lui. Erano scivolati in una sorta di limbo; senza l'ombra incombente di Charlie, il loro rapporto si era un po' raffreddato, per non dire spento. I primi mesi lei era stata molto infelice. A quanto pareva, Amber non l'aveva presa bene: continuava a ripetere che non ce l'aveva con lui, non riusciva semplicemente a credere che Becky non le avesse detto nulla o le avesse mentito. Henry era stato costretto a offrirle un tetto, perch Becky sarebbe morta piuttosto che tornare dai suoi, per di pi senza un lavoro e con pochi soldi... Be', che altro avrebbe potuto fare? Si era trasferita da lui e adesso, dopo quasi otto mesi, sembrava ormai una presenza fissa. L'idea che Amber stesse insieme all'altro l'aveva quasi ucciso. E anche ora, ogni volta che ci pensava, non trovava pace. Magari il fatto di lasciare il paese lo avrebbe aiutato a lasciarsi tutto alle spalle. Naturalmente ne aveva parlato con Becky e lei aveva reagito con molta calma: era andata a chiudersi in camera da letto e, a onor del vero, lui non si sarebbe mai preso il disturbo di alzarsi e seguirla di l.
Finch, qualche giorno dopo, Becky se n'era uscita con la grande idea. Perch non poteva andare con lui? Avrebbero potuto dare una mano assieme ai Fairfield. Lei era brava a cucinare, arredare e mettere gli ospiti a proprio agio, sarebbe stata fantastica. Magari si sarebbe potuta fermare solo qualche mese e poi avrebbero deciso. Si sarebbe fatta prestare dei soldi dai suoi per il biglietto, lui non avrebbe dovuto tirare fuori neanche un soldo. Se poi la cosa non avesse funzionato, sarebbe tornata indietro. Elementare. Lui si sarebbe trovato in una situazione totalmente nuova, avrebbe potuto anche sentirsi molto solo, con l'unica compagnia dei signori Fairfield, che sembravano vecchi e ormai appagati. Avrebbero potuto fare tante cose insieme; lui le avrebbe mostrato i luoghi di cui le aveva sempre parlato, sarebbero andati in campeggio... e poi in spiaggia.
Henry non aveva avuto il coraggio di dirle che lo Zimbabwe non si affacciava sul mare.
In un primo momento l'idea l'aveva terrorizzato. Lui voleva allontanarsi dalle complicazioni che lo assillavano in Inghilterra, non portarsele appresso. Tuttavia Becky non si era imposta, gli aveva solo chiesto di pensarci ed effettivamente, pi ci pensava e pi la prospettiva lo allettava. Era bravissima a sistemare le case, nei pochi mesi che era stata da lui aveva trasformato l'appartamento. C'erano tracce del suo passaggio ovunque: cesti pieni di riviste interessanti, libri in bagno che lui aveva finito per leggere, i cosmetici ben allineati sulla mensola. Lei aveva perfino trasformato un paio di vecchie lenzuola trovate in un armadio in tende per la camera da letto; raccoglieva dei fiori nel parco in fondo alla strada e li sistemava sul tavolo in cucina... s, in quello era brava. Senza parlare del fatto che gli lavava e stirava i vestiti e quasi sempre cucinava per lui.
La sent rientrare. Era andata dai suoi.
Becks? grid.
Lei stava salendo le scale con il viso arrossato per il freddo.
Aveva un cappello bianco di lana e un paio di guanti in tinta.
Era carina e fresca, proprio come al loro primo incontro. Henry preferiva non ricordare com'era ridotta dopo che Charlie l'aveva lasciata, perennemente afflitta e con le lacrime che le scorrevano lungo le guance. A lui piaceva cos, sorridente e solare, con i capelli puliti e profumati e un paio di slip carini.
Becks! esclam alzandosi dal divano.
Lei lo fiss ansiosa. Ho deciso. Okay, proviamo. Partiamo assieme.
Per tutta risposta ricevette un'occhiata talmente piena di gratitudine da fargli scoppiare il cuore.
Oh, Henry. Sar fantastico. Meraviglioso, vedrai! And a sedersi accanto a lui senza nemmeno togliersi cappello e guanti.
Henry gliene sfil uno, tenendole la mano. Le guard le dita.
Non le aveva mai chiesto che cosa avesse fatto dell'anello di fidanzamento di Charlie, quel diamante cos grosso da sembrare quasi pacchiano. Niente di pi facile che lui se lo fosse fatto restituire.
S, funzioner. Domani lo dico ai Fairfield. In effetti mi hanno chiesto se ero sposato.
Becky si volt e gli diede un bacio. Le sue labbra erano fredde ma aveva la lingua bollente. Lui le slacci il cappotto.
Per organizzare la partenza c'era voluto pi tempo del previsto.
Paradossalmente, erano state le pratiche per il visto e il permesso di lavoro di Henry a ritardare la cosa. In gennaio e febbraio gli era toccato tornare quasi ogni giorno in Trafalgar Square e fare la coda davanti alla High Commission dello Zimbabwe. Becky aveva cominciato perfino a pensare che non sarebbero pi partiti.
Aveva i soldi per il biglietto aereo e duemila sterline in travellers' cheque, grazie a un piccolo gioielliere di Camden cui lei aveva venduto l'anello. Henry non le aveva chiesto dove avesse trovato i soldi e lei non glielo aveva detto. Becky aveva un valido motivo per volersene andare dall'Inghilterra: il suo scoperto bancario era circa il doppio di quella cifra, e lei non vedeva perch avrebbe dovuto vendere il suo anello per saldarlo. In ogni caso, il ricavato non sarebbe stato sufficiente. Charlie non aveva mai accennato ai soldi che gli doveva e lei voleva lasciarsi tutto alle spalle.
L'ultima settimana di febbraio, Henry ottenne il visto e loro poterono finalmente partire.
Atterrarono all'aeroporto internazionale di Harare in una bella e calda giornata d'autunno. Adesso, le spieg lui, si trovavano nell'emisfero meridionale anche se a voler essere precisi lo Zimbabwe era ai tropici. Tuttavia, dal momento che gran parte del paese si trovava a un'altitudine relativamente alta, il clima era pi fresco rispetto a quello degli Stati confinanti. Presero un autobus per raggiungere la citt e si fermarono una notte in centro, al Courteney Hotel, un bell'albergo con piscina.
Quando Henry entr nella stanza, Becky lo guard con gli occhi che brillavano. Quel posto era proprio come se l'era immaginato: rigoglioso, verde e con tanti bei fiori. Sarebbe stata pazza dello Zimbabwe, dichiar. Henry la fiss inespressivo. Harare lo aveva sconvolto. Non aveva niente a che vedere con la citt tranquilla e sonnolenta che aveva conosciuto da ragazzo. Non sapeva bene che cosa si fosse aspettato, ma l'ansia incontrollabile che lo aveva colto appena erano atterrati era svanita. Nessuno lo riconosceva o sembrava minimamente interessato al fatto che il suo passaporto inglese riportasse come luogo di nascita Gweru, il posto dove il padre un tempo possedeva una fattoria. Gli abitanti di colore dello Zimbabwe, lungi dal vedere in lui il fratello perduto, lo guardavano come un qualunque turista bianco: l'occasione per rimediare qualche dollaro e un male necessario cui bisognava fare l'abitudine e comunque dimenticare appena fosse passato.
Telefon ai Fairfield dalla hall per annunciare il suo arrivo l'indomani pomeriggio. Avrebbero preso un autobus da Harare a Chinhoyi e li avrebbero chiamati da l. La signora Fairfield gli disse che la fattoria era a mezz'ora di macchina da Chinhoyi e che sarebbero andati a prenderli alla stazione degli autobus. Becky si chiese come avrebbero fatto a caricare le cinque valigie su un pullman. Alz le spalle... in qualche modo avrebbero fatto. Nel frattempo, perch non si faceva una bella nuotata? Henry scosse la testa. Non era facile da spiegare, ma non gli piaceva l'idea di starsene l sul bordo della piscina insieme a tutti gli altri clienti lattiginosi, tipo turisti "tutto compreso", a farsi servire dal personale in divisa bianca.
Ma noi siamo turisti disse Becky perplessa. No?
Tu, forse. Io no. Henry era accigliato.
Becky sospir. Non riusciva a capire che cosa gli avesse preso da quando erano arrivati. All'improvviso era diventato cos lunatico. Be', io vado a fare un bagno annunci allacciandosi il bikini. Henry non alz nemmeno lo sguardo. Lei prese l'asciugamano e si avvi. Era davvero sciocco, qualche bracciata gli avrebbe fatto solo bene dopo dieci ore di volo. Lei non aveva quasi chiuso occhio e una bella dormita al sole del tardo pomeriggio era proprio quello che le ci voleva.
Quando rientr in camera, vide sul letto un biglietto di Henry.
Era andato a fare una passeggiata, l'appuntamento era di l a un'ora al bar. Becky si strinse nelle spalle, probabilmente aveva bisogno di un po' di tempo per abituarsi al rientro. Lei aveva dimenticato da quanto tempo non tornava nel suo paese... si era trasferito in Inghilterra da bambino? Non se lo ricordava. Si tolse il costume e not che la sua carnagione aveva gi un bel colorito rosato. Quindi scomparve in bagno.
Entrando in albergo, Henry not che Becky indossava un abito molto grazioso e vide che un paio di giovanotti bianchi le stavano gi ronzando intorno. La cosa gli fece piacere. Si avvicin, le pos una mano sulla schiena e la baci, sulla bocca. Becky non si ritrasse, anzi. Lui avvicin una sedia, le si sedette accanto e rimase a osservare gli altri uomini che se ne andavano in silenzio a prendere un altro drink. " mia, gi le mani." Era un linguaggio universale. Ordin una birra e qualche boerewors, salsicce piccanti sudafricane. Becky ne assaggi una e fece una smorfia.
Bah. Sembrano frattaglie di pecora. La sua espressione eloquente strapp una risata a Henry.
Tre birre e due boerewars pi tardi, lui aveva recuperato il buonumore.
Lo divertiva vedere Becky andare su di giri col vino bianco sudafricano e ordinare un piatto di patatine. Non riusc a trattenere una risata quando il barman le chiese serio: Formaggio e cipolla, signora, o sale e aceto?.
Patate fritte tradusse subito Henry. Le patatine.
L'uomo annu. Dopo dieci minuti le fu servito un piatto di bastoncini pallidi e piuttosto molli.
Ma che cosa mangiano qui? chiese candidamente Becky.
Il barman emise un debole suono - forse una risatina - che fece arrossire Henry.
Soprattutto sadza, una specie di porridge le disse Henry sottovoce.
 l'alimento base.
E tu mangi quella roba l? Fa gi schifo solo il nome.
Ehm, no. Cio... be', vedrai. C' di tutto, qualunque cosa desideri.
Becky assent. Penso che mi trover davvero bene disse giuliva.
Proprio bene.
Henry alz il bicchiere. Lo sperava. E in cuor suo desiderava di poter dire altrettanto di s, anche se non ne era troppo convinto.
Henry? Henry Fletcher? Qualcuno stava gridando il suo nome.
Alz gli occhi e vide un omone dalla faccia paonazza fargli dei cenni accanto a un pick-up.
Devono essere loro disse a Becky gesticolando a sua volta.
Accidenti! esclam lei fissandoli. La signora Fairfield sembrava una tenda da campeggio ambulante, solo a fiori. Se l'era immaginata completamente diversa.
Cominciarono a trascinarsi dietro i bagagli.
Salve! Non mi sono sbagliato, vero? grid il signor Fairfield mentre Henry e Becky raggiungevano l'automezzo. Era un pick-up doppio piuttosto malmesso. Rannicchiato sul retro c'era un nero piccolo e magro.
Henry Fletcher esclam porgendogli la mano. Il signor Fairfield l'afferr scuotendola con foga. E lei  Becky, la mia ragazza.
A lei per poco non la stacc del tutto.
Con una smorfia di dolore, Becky si gir verso la signora Fairfield. Profumava di acqua di rose e borotalco e sorrideva a entrambi.
Il signor Fairfield url qualcosa all'uomo che stava dietro, il quale balz a terra e cominci a caricare le valigie. Becky
si avvicin per aiutarlo ma fu spinta brutalmente da parte. Si volt verso Henry - come potevano starsene l mentre quello faceva tutto da solo? -, ma lui stava parlando con i Fairfield. Finalmente salirono a bordo: marito e moglie sul sedile anteriore, lei e Henry su quello posteriore e il poveretto sul pianale, pigiato accanto ai bagagli senza potersi riparare dal sole cocente.
Non avr problemi a stare l? chiese Becky alla signora Fairfield appena furono partiti. Qui dietro c' un sacco di posto, se volete possiamo stringerci. Henry, seccato, le diede una gomitata.
Lei lo guard stupita.
Oh, non preoccuparti per Mishak, tesoro. Sta benone. Loro non sentono il caldo le rispose in tono allegro.
Becky apr la bocca per dire qualcosa, ma Henry le diede un'altra gomitata. "Evita." A quel punto lei si appoggi allo schienale, sbalordita. Che diavolo intendeva dire?
Il tragitto fu breve e il panorama mozzafiato. Tutto quel verde con le fattorie ben ordinate aveva un che di inglese, niente a che vedere con l'idea che Becky si era fatta dell'Africa. Non c'era da meravigliarsi che Henry ne sentisse la mancanza. Era proprio bella. Giunti vicino a un boschetto di piante maestose, lasciarono la strada principale e imboccarono un sentiero che avrebbe potuto benissimo trovarsi nella campagna francese. Gli alberi ai lati della stradina polverosa formavano un arco di rami intrecciati e l'automobile prosegu nel sole del tardo pomeriggio.
Si fermarono in uno spiazzo pieno di vecchi camion, rottami di pick-up e vecchie auto, ormai introvabili in Inghilterra: c'erano una Morris Minor e una Ford Capri. Quando furono scesi, Becky si guard attorno sorpresa. Appena il signor Fairfield aveva imboccato il cancello, erano comparsi alcuni uomini che stavano prendendo le valigie dalle mani di Mishak per avviarsi in fila indiana verso l'abitazione principale. Era una  ?costruzione col tetto di paglia in finto stile Tudor, dipinta di bianco e con pesanti travi scure. La facciata a ovest era quasi completamente ricoperta da una buganvillea mentre in giardino c'erano piante di forme e colori che Becky non aveva mai visto prima. Era inglese, eppure al tempo stesso non lo era. Piante rampicanti, ibisco, l'abbagliante macchia turchese della piscina... Lei si volt verso Henry a bocca spalancata.
Il vostro cottage  quello in fondo al giardino stava spiegando la signora Fairfield mentre faceva loro strada all'interno.
C' tutto quello che vi pu servire, lo troverete senza problemi.
Ha una casa deliziosa, signora Fairfield disse Becky seguendola.
Chiamami pure Daisy, cara. Becky dovette soffocare una risatina. I cottage per gli ospiti sono da questa parte della propriet.
Ce ne sono sei, tutti vicini. Abbiamo finito di costruirli l'anno scorso nello stesso stile dell'edificio. Carini, vero? chiese indicandoli attraverso le portefinestre. Henry e Becky annuirono compitamente. Bene. Vi lascio, cos potrete sistemarvi prosegu la donna allontanandosi. Marted  giorno di bucato.
Charlene passer a ritirare la roba sporca e avr cura di riportarvela, i ragazzi penseranno al giardino e una volta alla settimana viene l'addetto alla piscina. Io non faccio mai il bagno, ma quando non ci sono ospiti potete tranquillamente approfittarne.
E per andare in citt a fare acquisti o la spesa? chiese Henry.
Potete usare la vecchia Morris. Era mia, ma ormai non ci sto pi! esclam la signora Fairfield scoppiando in una risata. Se poi dovete trasportare della roba pesante o voluminosa, potete chiedere il pick-up a Horace. Di solito lui va in citt ogni due giorni. Subito dopo l'incrocio con la strada principale c' un piccolo supermercato e a Chinhoyi c' un Woolworth.
Henry annu. Sembrava tutto esattamente come avevano detto, alla lettera. Si volt verso Becky. Be', grazie mille signora Fairfield. Sono sicuro che ci ambienteremo in fretta. Allora... la salutiamo aggiunse con una lieve esitazione.
Oh, chiamatemi Daisy, davvero. Nel frigorifero c' un sacco di roba. Ci sono anche del latte e i cereali per domani mattina.
E se avete bisogno di qualcosa chiamate pure Charlene. Adesso devo andare a vedere dov' finito Horace. Se non lo tengo d'occhio...
concluse con un'altra risata e spar in cucina.
Henry e Becky si guardarono con una smorfia.
Su, dai... si pu sempre tornare a casa disse lui aprendo le portefinestre. In un angolo del patio un cagnetto arruffato ringhi minaccioso mentre lo oltrepassavano per raggiungere il loro cottage ai piedi del pendio. Anch'esso aveva il tetto di paglia, come la casa principale, ed era quasi completamente ricoperto di buganvillea bianca e di un altro rampicante rossiccio simile all'edera. Henry apr la porta con cautela.
Oh. Becky si ferm sulla soglia, a bocca aperta. Pareti candide, pavimento in cotto, mobili semplici e ampie finestre a tutta altezza. Il soffitto era basso con delle lanterne in carta; poi c'era un mobiletto, un vecchio televisore e un videoregistratore.
And al centro della stanza e si guard lentamente intorno.
 carino mormor.
Henry sembr sollevato. And in camera da letto con lei alle calcagna. Al centro della stanza troneggiava un letto matrimoniale grande e basso, circondato da un'ondeggiante zanzariera bianca. Becky and ad aprire una delle finestre che dava direttamente sulla piscina in cima alla salita. Non vedeva l'ora di fare delle foto da mandare ai suoi, a Madeleine e ad Amber. Voleva che capissero che lei, nonostante gli stupidi errori che aveva commesso l'anno prima, aveva finalmente messo la testa a posto e sarebbe stata bene. Veramente bene. Nell'immaginarsi la scena di loro che guardavano la sua nuova casa e la sua nuova vita, prov una punta di rimorso. Dopo tutto quello che era successo, non era sicura che ad Amber importasse granch.
I primi giorni volarono, c'erano un sacco di cose da vedere e da imparare. Becky si domandava ad alta voce come Henry avesse potuto pensare di riuscire a farcela da solo. Ogni giorno c'erano i cottage degli ospiti da pulire e spazzare, i giardini da controllare, senza contare l'ufficio. Nel "maniero", come lo avevano subito soprannominato, non mancavano le telefonate, le prenotazioni da confermare e un calendario di attivit da programmare.
A Henry sarebbe spettato il compito di guidare le escursioni dalla fattoria al lago Kariba. I Fairfield avevano un uomo,
Jock, incaricato di accompagnare i clienti nelle gite di cinque o sette giorni che organizzavano lungo lo Zambesi, e Henry, al termine dell'escursione, sarebbe dovuto andare a prenderli al lodge di Mana Pools e riportarli indietro. La strada non era breve, disse a Becky mentre tracciavano il percorso su una cartina. Per essere a conduzione familiare, quella dei Fairfield era un'attivit incredibilmente ben strutturata. Organizzavano una o due escursioni al mese, con gruppi misti composti da un minimo di quattro a un massimo di sedici partecipanti, e per quel privilegio facevano pagare cifre astronomiche che comunque i turisti inglesi, americani, tedeschi e svedesi sembravano felici di sborsare.
Ma dove finivano i soldi? si chiedeva Henry. Non venivano certo investiti nella fattoria; da quanto si poteva vedere, infatti, quella andava avanti da sola. E sicuramente non andavano ai dipendenti. Il mattino presto o nel tardo pomeriggio Henry li vedeva avviarsi o tornare dai campi, una marmaglia di uomini scalzi e con grembiuli stracciati, pronti a condividere una risata o una sigaretta, ma che al suo passaggio ammutolivano. Non avevano la faccia felice e sorridente dei braccianti della sua infanzia; erano imbronciati e il loro viso era segnato dalle preoccupazioni.
Quei volti gli rammentavano quelli di alcuni indigeni, in altre parti dell'Africa, che si dipingevano per dichiarare la propria appartenenza. Gli uomini che lavoravano in quella fattoria erano stanchi e trasudavano rabbia dalla pelle bruciata, resa polverosa e grigia a furia di scavare e zappare quel terreno sterile.
Henry si domandava che cosa coltivassero i Fairfield. Tabacco, gli dissero qualche giorno pi tardi. Possedevano una tenuta che si estendeva fin quasi all'orizzonte, ma i prezzi del tabacco stavano crollando e non era facile trovare la manodopera di cui avevano bisogno spendendo la cifra che loro volevano destinare.
Per molti proprietari bianchi che vivevano nei dintorni il turismo era sembrata un'ancora di salvezza. Il problema, gli aveva confidato Horace Fairfield, era che gli anni passavano e correre tutto il giorno dietro ai ricchi americani era sfiancante, anche se alcune delle signore... aveva ammiccato passandosi un fazzoletto sul faccione rosso e sudato. Henry aveva borbottato qualcosa.
Quell'uomo lo metteva di malumore ma, si ripeteva pi volte al giorno, era comunque un lavoro. Un lavoro al sole e a casa, il luogo cui Henry pensava di appartenere.
Amber cap che era arrivato Max dal modo in cui la casa aveva improvvisamente cambiato registro. I cani avevano iniziato ad abbaiare, poi c'era stato il rumore degli pneumatici sulla ghiaia seguito da quello dei passi che andavano ad accogliere l'auto.
Lei si aggiust il vestito e si alz dalla poltrona dov'era stata seduta ad attendere fino a quel momento. Giunta sulla soglia, vide la testa grigia di Max sbucare dalla Mercedes. Il padre sollev lo sguardo e non dimostr di essere sorpreso o sconvolto di trovarla a Bamako. Richiuse con calma la portiera e le and incontro con espressione incolore.
Max! esclam la ragazza uscendo nella luce accecante del pomeriggio.
Amber. Max avanz e le diede un bacio sulla guancia. La teneva stretta per l'avambraccio.  stato il padre di Tende a dirmi che eri qui.
Amber annu con circospezione. E la cosa ti ha sconvolto?
chiese nervosamente.
Max rimase un attimo immobile, poi scosse il capo. No. Sconvolto non direi. Sorpreso, forse.
Amber aggrott la fronte. Max aveva un atteggiamento insolito.
Calmo, distaccato... non era lui. Lo fece accomodare nel soggiorno di Tende. Noi... io... insomma, non sapevamo come dirtelo esord impacciata. Volevo parlartene a Londra, ma con tutto quello che  successo, abbiamo pensato che sarebbe stato meglio... pi carino... dirtelo qui.
Max annu lentamente. Be', siete stati premurosi comment in tono pacato.
Amber lo guard. Stava recitando? Era arrabbiato? Lei non riusciva a capirlo. L'uomo seduto in una delle comode poltrone nella casa di Tende non era quello che lei conosceva. Vuoi qualcosa? Del t, un caff? gli chiese, ben sapendo quanto la sua voce dovesse suonare innaturale. Si augur che s'infuriasse, se era arrabbiato con lei. Non sapeva quanto avrebbe resistito l seduta a chiedergli tutta compita se poteva offrirgli qualcosa da bere.
In realt, Amber era preoccupata: la compiacenza non era nello stile di Max. Gett un'occhiata all'orologio, erano quasi le due e alle tre il padre sarebbe ripartito per Tghaza. Non vedeva l'ora che Majid venisse a prenderlo perch tutta quella calma cominciava a innervosirla.
Non ha detto nient'altro? gracchi al telefono la voce di Tende da Tghaza.
Amber scosse il capo. Erano quasi le cinque e di l a poco Max sarebbe arrivato da lui. No, niente. Come se io non avessi aperto bocca. Amber si morse il labbro. Non le piaceva quando Max si comportava cos stranamente. Se c'era una cosa di cui si poteva essere sicuri quando si aveva a che fare con lui, era che Max difficilmente rinunciava a essere se stesso. Si direbbe che l'abbia presa bene.
Non pu essere fu il commento di Tende.


Sesta parte
77
Roma, Italia, 1993
Francesca stava valutando in silenzio l'uomo di mezza et che le sedeva di fronte. Sembrava gentile, una specie di zio, piuttosto basso di statura e rotondo ma non sgradevole e naturalmente ricco.
Otto von Kiepenhauer era un amico di Giancarlo, il marito di Maria Luisa, e Francesca sapeva di essere stata invitata a quella cena per pochi intimi appositamente per "dargli un'occhiata", come le aveva detto senza troppi giri di parole Maria Luisa per farle capire che era ora di guardarsi un po' attorno, non fosse che per forzare la mano a Max. Maria Luisa sapeva che non sarebbe stato facile - glielo aveva anche detto -, ma comunque gli anni passavano e Oiancarlo aveva un elenco infinito di uomini che avrebbero dato qualsiasi cosa per stare seduti vicino a Francesca Rossi. Cos Francesca aveva finito per cedere e in quel momento si trovava di fronte a un industriale tedesco riciclatosi in albergatore, e ascoltava distrattamente le sue chiacchiere, raffigurandosi col pensiero diversi scenari. I tedeschi non la facevano impazzire
- in generale erano troppo rigidi e pignoli -, ma quando Otto le raccont del suo recente investimento, un hotel di lusso da qualche parte nel cuore dell'Africa, lei drizz le orecchie.
Dove hai detto che si trova il tuo albergo? chiese sporgendosi leggermente in avanti e notando che lui arrossiva guardandole la scollatura.
Il mio lodge? S...  molto bello. Lussuosissimo. Il top, il meglio del meglio. A von Kiepenhauer non sembrava vero di potersi dilungare sull'argomento.
Immagino sia fantastico comment Francesca in tono mellifluo.
Ma dove si trova di preciso?
Ah, in Namibia rispose l'uomo allegramente infilzando un asparago. Francesca corrug la fronte. Dove? Conosci il posto?
le chiese lui.
Mai sentito nominare. Dov'?
Ah. Be', sai, non mi meraviglia. Francesca aggrott un sopracciglio.
Che cosa stava cercando di insinuare? No, no...
continu lui ridacchiando. Non intendevo offenderti. Volevo dire che  un paese assolutamente nuovo. Con un nome nuovo.
Un nome sciocco, se vuoi il mio parere. No, lo conoscerai come Africa Sudoccidentale, hein? concluse con enfasi. Francesca era sempre pi perplessa. Vicino al Sudafrica, a sud dell'Angola.
Hai presente?
Lei fece cenno di no. Non sono mai stata in Africa disse in tono di scusa. Dev'essere bella. Raccontami qualcosa. Von Kiepenhauer tocc il cielo con un dito, Francesca si sporse verso di lui per guardarlo negli occhi e cogliendo lo sguardo di approvazione di Maria Luisa sorrise fra s.
Due ore dopo, quando non ne poteva pi delle chiacchiere su giraffe, leoni, bufali e altri animali che lei non aveva mai sentito nominare, Francesca lasci che Otto la aiutasse a infilarsi il cappotto.
Per dovresti venire a vedere con i tuoi occhi esclam lui lottando con l'indumento. Ho un meraviglioso lodge a Usakos, sulla strada che porta alla costa. Sono sicuro che ti piacerebbe da morire. Immagina solo pace, silenzio e gli animali...
Che gentile gli disse Francesca con un dolcissimo sorriso.
Temo per di essere pi il tipo da Hilton... Mia figlia Paola, invece, sarebbe felice di venire. Lei adora gli animali, il campeggio e tutto il resto. Non  vero? chiese rivolta a Maria Luisa che, fissandoli a bocca aperta, si affrett ad annuire.
S, s... Paola  molto... naturale, giusto? aggiunse Maria Luisa mentre Francesca le lanciava un'occhiata allarmata. Ecco a che gioco stava giocando. Ma definire Paola in quel modo... A lei non sembrava proprio.
Allora deve assolutamente venire. Ma, ripeto, il mio  un hotel di lusso. Non ha nulla a che vedere col campeggio, siamo al top. Doveva essere una delle sue espressioni preferite.
Francesca fece un vago sorriso. Non ho dubbi, ma senti... perch non fai un salto a cena da noi prima di tornare in Nam..., qual  il nome del paese? Ah, s, Namibia. Quando riparti? Era tutta sorrisi e moine.
Maria Luisa rimase sconvolta. Dopotutto, per, Francesca stava facendo la cosa giusta preoccupandosi della figlia. Dopo l'ultima bravata di Paola - che fortunatamente erano riusciti a non far pubblicare sui giornali - quella povera ragazza non poteva pi fare niente e non si muoveva da casa. Baci Francesca sulle guance bisbigliandole che si stava muovendo bene.
Francesca si volt verso Otto. Allora, ci vediamo domani sera?
Verso le sette? Perfetto. Usc dall'enorme portone lasciandosi dietro una scia di costoso profumo e un Otto von Kiepenhauer leggermente sconcertato.
Sei impazzita?
Francesca si appoggi all'indietro stupita dal tono aggressivo di Paola. Impazzita io? esclam seccata. Paola, non mi sembra che tu abbia molte altre scelte, sai. Ormai sono quasi due anni che sei tornata a Roma e che cos'hai combinato? Niente.
Assolutamente niente! Se pensi che abbia intenzione di lasciarti ciondolare e buttare via il tempo per altri due...
Avanti, continua a rinfacciarmelo! le url Paola con le lacrime agli occhi.
Francesca sospir. Che cosa aveva fatto di male? La figlia era stata in terapia per quasi un anno e mezzo, fino a quando l'ultimo specialista che avevano consultato era stato costretto ad ammettere di non poter fare granch per aiutarla. Francesca era
completamente impotente. "Mancanza della figura paterna, perdita d'identit, scarsa autostima..." Le frasi degli psicologi per lei non avevano alcun significato. Oltretutto, Paola sembrava essere sempre pi infelice quando usciva dalle sedute bisettimanali presso i vari e costosi specialisti che erano stati consigliati a Francesca da diverse persone, tra le quali anche Maria Luisa e Manuela che sembravano trascorrere il loro tempo negli eleganti studi degli psicoterapeuti pi rinomati della capitale. Francesca non si era mai rivolta a uno psicologo fino a quel momento.
Cara, non ti sto rinfacciando niente. Sarebbe solo un'esperienza fantastica: un ambiente diverso, un clima splendido... e Otto  un uomo molto gradevole. Davvero. Vedrai. Per adesso, tesoro, per favore asciugati gli occhi e andiamo a comprare qualcosa di carino. Che ne dici, eh?
Paola le rivolse uno sguardo imbronciato. Okay disse alla fine.
Francesca fece un sospiro di sollievo. Per fortuna le piaceva ancora andare per negozi. Chiss che cos'avrebbe fatto il giorno in cui anche questa passione si fosse esaurita. Bene. Allora preparati. Mi faccio portare la macchina tra un'ora, okay? Andiamo nel nuovo negozio di Maria Bolga, quello all'angolo vicino a Yves Saint Laurent. Luned, quando sono passata, ho visto che sono arrivate delle cosine deliziose. Francesca si alz dal letto, sollevata. Era andata meno peggio di quanto avesse temuto.
Alla fine della serata Paola dovette riconoscere a denti stretti che Francesca aveva ragione. Per quanto Otto potesse essere suo padre
- anche se non assomigliava per nulla a Max -, era comunque un uomo affascinante, estremamente premuroso e attento.
Nei suoi modi un po' vecchia maniera c'era qualcosa che le piaceva.
Le scostava la sedia, le versava il vino, la serviva a tavola e si preoccupava che mangiasse abbastanza. Paola non riusciva nemmeno a ricordare quando era stata l'ultima volta che un uomo le aveva riservato simili attenzioni. Guard la madre al di l del tavolo, immersa in una conversazione con l'unica amica tedesca che avesse a Roma, una tipa dal nome impronunciabile: Suzette von Riedesal zu Thrlinger-Grachvogt, Suzi per gli amici.
Era una ex nobile, non bella ma appariscente, sposata con un italiano e fashion editor di "Vogue Italia". La donna colse lo sguardo di Francesca che fissava ansiosamente Paola. Pareva chiedersi se la figlia si stesse divertendo e se Otto fosse una compagnia gradevole. Quando la vide appoggiarsi allo schienale, sollevata, cap che la ragazza era soddisfatta. Otto era molto simpatico e per quanto lei odiasse le piante e gli animali selvatici, le sue descrizioni del lussuoso lodge nel cuore dell'Africa con un'enorme piscina e la terrazza dove venivano serviti gli aperitivi sopra gli abbeveratoi degli animali erano piuttosto intriganti.
Prima del dessert, Paola aveva gi accettato l'invito ad andare in Namibia. Otto le aveva offerto il suo aereo privato: in qualsiasi momento avesse deciso di partire, l'avrebbe portata da Ciampino a Windhoek, la capitale, prima di proseguire verso la pista di atterraggio che lui si era fatto costruire accanto al lodge.
Il posto le sarebbe piaciuto al punto che non sarebbe pi voluta tornare in Europa.
Paola stava per chiedergli qualche informazione sui negozi locali, quando Francesca la interruppe con aria sognante. Evidentemente stava ascoltando la conversazione. Ah, Otto... Che cosa ti avevo detto? Le piacer da im-paz-zi-re! esclam alzando il bicchiere subito imitata da Suzi, che non aveva perso nemmeno una battuta.
Paola arross leggermente. In fondo aveva solo accettato di andare a fargli visita, non di sposarlo... Quel pensiero la fece diventare ancora pi paonazza. Oltretutto, si disse, portandosi subito un bicchiere d'acqua alle labbra, avrebbe dimostrato un paio di cosette a quella stronza di Amber. Non era l'unica della famiglia a fare qualcosa di avventuroso e partire per l'Africa. Al ricordo della sorella, Paola fece una smorfia di disprezzo. Era sempre la stessa storia. Erano rimasti tutti sconvolti dalla notizia che Amber e il migliore amico di Max, il caro Tende Ndiaye, avevano avuto una relazione per quasi un anno senza che Max ne sapesse nulla. La cosa era stata fonte di stupore per chiunque, ma non
per Paola. All'epoca per nessuno aveva voglia di stare ad ascoltare quello che lei aveva da raccontare. E quando Paola era quasi riuscita a riconquistare l'attenzione di Max dopo l'increscioso episodio con Kieran, Amber aveva rovinato tutto svelando il suo piccolo segreto. Era tipico di Amber.
Un mese pi tardi, Paola si accomod sul sedile posteriore della
BMW che la stava aspettando e, dopo aver salutato la madre in lacrime, part verso Ciampino. L'aereo privato di Otto era pronto per decollare alla volta dell'aeroporto internazionale di Windhoek dove, dopo un volo di nove ore, avrebbero fatto circa un'ora di scalo per sbrigare le formalit doganali prima di ripartire per la piccola pista di Outjo. Il lodge si trovava sulle colline fra Okahanja e Usakos, nei pressi di un piccolo villaggio chiamato Tsaobis. Nel tentativo di pronunciare quello strano nome la lingua di Paola si era inceppata. Era la prima volta in quasi due anni che lei si sentiva ansiosa di fare qualcosa. Il pensiero di lasciarsi tutto alle spalle l'aveva subito affascinata: il viso teso di Francesca, quello incredibilmente duro di Max, le solite scappatelle delle sue amiche... Anche se ormai erano quasi tutte sposate o fidanzate.
C'era di che farla scappare a gambe levate verso Otto e le due settimane di vacanza al sole. A dire la verit, il pensiero di andare in Africa l'aveva un po' preoccupata, ma Otto per tranquillizzarla le aveva spiegato che la Namibia non aveva niente a che vedere con l'Africa che mostravano nei telegiornali. Non c'erano serpenti n carestie. La Namibia, le aveva spiegato lui orgoglioso, era una specie di Europa. Un clima gradevole, bellissimi tramonti, cibo e vini eccellenti e i cieli pi spaziosi che si potessero vedere. Era un paradiso, aveva aggiunto, il suo paradiso privato.
E se il jet personale di Otto non doveva essere niente di speciale, chiss come sarebbe stato tutto il resto. Paola, che in vita sua non aveva mai viaggiato in economy, rimase colpita. L'aereo era arredato con un gusto squisito: morbida moquette color crema, sedili avvolgenti e soffici e coperte in cashmere. Lo steward era altrettanto squisito e in quanto al pilota... Paola si accomod al suo posto e accett con un sorriso deliziato il bicchiere di champagne che le stavano offrendo. Questo s che era viaggiare. Cos, mentre il piccolo aereo si alzava in volo nel cielo di Roma, anche l'umore di Paola si risollevava. Erano le otto e mezzo del mattino e, se tutto fosse filato liscio, quella sera lei avrebbe cenato in Africa. L'idea la fece fremere di eccitazione. Pens per un attimo a Kieran, ma si affrett a ricacciare l'immagine del suo viso in fondo alla mente, come le avevano insegnato. Quindi si infil le cuffiette e si mise comoda per ascoltare il nastro che le avevano preparato i suoi amici: una selezione di canzoni della sua emittente preferita, Radio Ketchup.
Con sua grande sorpresa, si rese conto di aver dormito per quasi tutto il viaggio. Quando il comandante si prepar ad atterrare all'aeroporto di Windhoek, c'era ancora molta luce e guardando dal finestrino riusc a scorgere solo la sagoma scura delle colline e la sconfinata distesa blu del cielo. L'aereo tocc la pista con un sobbalzo e nel giro di qualche minuto Paola si ritrov a scendere la scaletta in uno spiazzo deserto, meravigliandosi per il freddo nonostante il sole. Pur essendo giugno, nell'emisfero meridionale era pieno inverno. Inverno in Africa? Non l'avrebbe mai immaginato ma dovette ammettere, avvolgendosi la mantella intorno al corpo, che all'ombra si gelava. Un uomo di colore in divisa le si avvicin per dirle in uno strano inglese che prima di risalire a bordo avrebbe dovuto passare la dogana. Era questione di pochi minuti, aggiunse scortandola in un piccolo edificio dell'aeroporto. Le indicazioni erano in tedesco, inglese e una terza lingua che Paola non conosceva ma che le ricordava vagamente l'olandese. Le formalit vennero sbrigate rapidamente e dopo pochi minuti, come le era stato promesso, venne riaccompagnata sulla pista verso il suo aereo. Non aveva nemmeno avuto il tempo di guardarsi attorno. La luce era accecante, anche alle cinque del pomeriggio.
L'aereo torn a decollare, puntando verso nordovest stando
alle informazioni che il pilota diede a Paola. Lei osserv la terra che si estendeva sotto di loro con i suoi colori decisi: il giallo, il ruggine, il verde delle colline. In lontananza, in quella landa piatta sbuc all'improvviso una catena di montagne. Lei non aveva mai visto nulla di pi vasto e desolato. Sotto quelle alture non c'era nulla, n citt, n paesi e nemmeno un villaggio. Solo ogni tanto si scorgeva qualche sagoma isolata, e quando Paola si sforzava di mettere a fuoco si rendeva conto che erano branchi di animali che proiettavano lunghe ombre. Erano antilopi, spieg il pilota attraversando una distesa ricoperta d'erba. All'orizzonte il cielo stava diventando rosa e appariva ancora pi luminoso e delicato.
La pista d'atterraggio assomigliava a una spessa lingua nera sull'erba giallastra e Paola ebbe l'impressione che durante la discesa si sollevasse per venire loro incontro. Il lodge era ancora in costruzione; si vedevano alcuni chalet quasi terminati e una strada in fase di realizzazione. In un angolo si scorgeva una macchia blu, forse una piscina e poi i colmi scuri dei tetti. Con un sussulto il velivolo tocc terra sobbalzando sul terreno leggermente irregolare. Quando alla fine fren bruscamente la borsa Louis Vuitton di Paola vol in avanti. Poi il portellone si apr e fu abbassata la scaletta. Il bel pilota la ringrazi per la sua presenza a bordo. Avrebbe dovuto essere il contrario, si disse Paola mentre si avviava nella luce del tramonto. Non riusciva ancora a credere di essere in Africa, n di aver trascorso fra le nuvole gran parte della giornata. In vita sua non si era mai sentita cos carica ed eccitata dopo un viaggio di dieci ore.
Otto non era l ad accoglierla. Un domestico in divisa si avvicin seguito da una fila di uomini, pronti a scaricare il contenuto dell'aereo. Paola guard sorpresa l'infinita variet di merci che venivano portate fuori dalla stiva: casse di vino, centinaia di scatole di cartone, pezze e rotoli di stoffe. Alla fine comparvero le sue due valigie, sperdute in mezzo a tutta quella mercanzia.
Il pilota la vide osservare la scena e sorrise. Herr Kiepenhauer di solito mi fa fare un paio di viaggi alla settimana spieg indicando i rifornimenti. Visto che al lodge non c' quasi niente, portiamo l'essenziale.
Che cosa c' in quelle scatole? chiese Paola in attesa che i domestici finissero di caricare l'automezzo.
Oh, un po' di tutto rispose lui con una risata. Frau Meisler, l'architetto d'interni, compila ogni giorno un nuovo ordine. La conoscer fra un minuto aggiunse in tono incolore.
Poi salirono sul furgone e si avviarono verso l'edificio principale in cima alla collina.
Paola! esclam Otto, fermo sui gradini, quando arrivarono.
Sembrava felice di vederla. Il pilota la aiut a scendere e la condusse dall'uomo come fosse un dono, pens lei mentre camminava.
L'idea non le dispiacque. Eccoti qua! Benvenuta a Outjo...
in paradiso! Otto era eccitato. Il sole stava scomparendo all'orizzonte e attorno a loro si cominciavano ad accendere i bracieri.
Poi il padrone di casa url degli ordini in tedesco al pilota e allo steward e i due presero subito congedo.
Finalmente venne fatta accomodare. L'edificio era situato in cima a una collina da cui si godeva una splendida vista: un lago argentato da una parte e i monti dall'altra. Prendendola per un braccio e avviandosi verso il bar, Otto le spieg che si trattava del ristorante e del centro divertimenti del lodge. Il salone in cui si trovavano era arredato in un curioso stile tedesco. Dal soffitto pendevano candelabri in ottone, le pareti con le travi ricordavano vagamente lo stile Tudor che Paola associava alle vacanze invernali in Baviera. I pavimenti erano in pietra e c'erano morbidi divani in pelle e tavoli in ferro battuto addossati al patio. Assomigliava a un albergo di Gstaad o Kitzbhl trasportato in piena Africa. L'unica incongruenza era il personale: uomini e donne di colore in divisa nera; le ragazze avevano grembiulini inamidati e i maschi copricapi bianchi goffamente appoggiati in cima alla testa. Si chiese come mai fossero cos numerosi e indossassero la divisa; il lodge non era ancora terminato e non potevano certo esserci gi degli ospiti... Si strinse nelle spalle. In fondo alla stanza si apr una porta e una donna alta e magra venne loro incontro.
Otto sollev lo sguardo sorridendo.
Ah... Frau Meisler. Gretha, ti presento Paola Rossi, un'incantevole signorina che ci far compagnia per una quindicina di giorni. Che visita breve, mia cara disse rivolto a Paola allargando le braccia.
Be', potrei sempre tornare, chi pu dirlo? esclam Paola con fare civettuolo gettandosi i capelli dietro le spalle e osservando l'espressione di panico di Frau Meisler, che la guardava con gli occhi socchiusi. Mmm. Una piccola competizione? Paola non vedeva l'ora di vincere.
In ogni caso, una settimana dopo non sapeva ancora come sarebbe andata a finire. Stranamente Otto non le rivolgeva nessuna domanda limitandosi a offrirle la sua gradevole compagnia durante la cena. Lui trascorreva gran parte delle giornate a girare per il suo impero, urlando ordini agli operai, consultandosi con i supervisori tedeschi e chiedendosi con angoscia se sarebbero riusciti a finire tutto in tempo. Da quanto pot capire Paola, l'inaugurazione del lussuoso lodge era prevista in coincidenza con alcuni incontri politici in programma nella regione. Von Kiepenhauer aveva generosamente offerto il proprio lodge come sede dei negoziati di pace con il paese vicino, l'Angola. Quale fosse l'oggetto della discussione, Paola lo ignorava. L'unica cosa che in quel momento la preoccupava, aveva confidato al telefono alla madre, era che pensava di non piacergli. Non sul serio.
Francesca l'aveva ascoltata corrucciata. Be', il piccolo tedesco era pi complicato di quanto pensasse. Ma che bravo! Stava facendo in modo che fosse Paola a corrergli dietro, anzich il contrario.
Doveva aver capito che facendosi desiderare avrebbe accresciuto l'interesse della ragazza, stuzzicando il suo orgoglio. Doveva aver gi inquadrato sua figlia. Paola non avrebbe di certo accettato la sconfitta. Francesca era stata a sentire il lungo elenco di lamentele: lui non le diceva mai quanto fosse carina o come si
fosse adattata a quello strano ambiente o ancora che bella idea avesse avuto, tranne che a cena, di fronte a quel mostro di Frau Meisler. Di fatto, aveva confessato Paola in lacrime, si chiedeva se non fosse stata invitata solo per ingelosire la Frau. Magari quella donna stava per diventare la signora von Kiepenhauer e questo era il modo di Otto per... Be', non sapeva bene quale potesse essere il suo scopo, ma comunque non le piaceva essere ignorata in quel modo. Francesca aveva seguito il discorso della figlia con una certa apprensione. Paola stava correndo troppo.
Francesca aveva pronunciato qualche frase di circostanza per confortarla e le aveva detto di non preoccuparsi. Era sicura che a Otto Paola piaceva eccome. Aveva riagganciato stupita per la velocit con cui si stavano muovendo le cose. Non erano passate neanche sei settimane da quando aveva invitato quell'uomo a cena con il proposito di distrarre la figlia. Si era accesa una sigaretta augurandosi che il suo piccolo piano non sortisse spiacevoli conseguenze per Paola e per tutte le altre persone coinvolte.

78
Madeleine sollev il bicchiere e l'immagine di Doug, Murad, Alija, le persone che in quegli ultimi due anni erano diventate per lei come un'altra famiglia, si fece appannata. Stava per partire.
Era stata trasferita a New York dove avrebbe iniziato un nuovo lavoro dopo due anni passati a vivere, lavorare e combattere, talvolta rischiando di morire, in un posto che, come aveva scritto qualche giornale, "assomigliava a una guerra dei trent'anni in cui non si era mai sicuri di dove fosse il nemico. Dove il peggior nemico poteva trasformarsi rapidamente nel migliore amico, purch fosse un nemico del tuo ultimo avversario". Sembrava di essere in un labirinto di specchi nel quale nulla  come appare.
Quando Madeleine aveva ricevuto i documenti e le erano stati comunicati i termini del nuovo contratto, i combattimenti in Bosnia-Erzegovina erano entrati in una nuova fase, nell'atipica e contorta logica di quella guerra. Musulmani e croati che avevano combattuto insieme contro i serbi, si erano messi gli uni contro gli altri. Ci si aspettava il peggio. Di notte, quando il rumore dell'artiglieria si placava, Madeleine si sdraiava accanto a Doug chiedendosi se stesse facendo la cosa giusta.
Ma certo! Quello che fai  importante. Intendo dire che le cose di cui ti occupi quotidianamente sono in grado di farle molti medici. Invece questo nuovo compito... Istruire un processo per stupro avr ripercussioni non su un'unica vita ma su migliaia.
Ci devi andare sentenzi Doug quella sera.
Madeleine rimase in silenzio per un po'. E l'ospedale? chiese infine. Era risaputo che i medici contavano sui farmaci e i generi di prima necessit che lei riusciva a procurarsi tramite le Nazioni Unite.
Se la caveranno rispose Doug accendendosi una sigaretta.
Non puoi restare, Madeleine. Datti solo un'occhiata.
Aveva ragione. Ventisette mesi di lavoro in condizioni che nessuno poteva nemmeno immaginare le erano costati non poca fatica. Non sapeva se a Londra l'avrebbero riconosciuta, a volte stentava a farlo lei stessa. Di l a una settimana Amber sarebbe andata ad accoglierla a Londra e per la prima volta dopo molto tempo Madeleine si preoccup per il proprio aspetto. Prese la sigaretta dalle dita di Doug e l'aspir avidamente. A renderla nervosa era anche l'idea di tornare a casa. Avrebbe rivisto la sua famiglia; lontano da loro era cresciuta molto pi di quanto avesse mai creduto. Provava un senso di sollievo per non doversi preoccupare di quello che avrebbe pensato Maja o di urtare la sensibilit del padre semplicemente con una parola o con un gesto.
L si sentiva libera. Faceva quasi fatica a ricordare l'ultima volta in cui aveva pensato ad Alasdair, come se il dolore che aveva provato appartenesse a un'altra vita, a un'altra Madeleine. Restitu la sigaretta a Doug. E che ne sarebbe stato di lui, di loro?
Ce la faremo, Maddy le disse Doug leggendole nel pensiero.
Avvicin la testa a quella di lei. Insieme. So che  stato strano. Con tutto quello che sta succedendo... ma ce la faremo.
Madeleine era serena. A volte le sembrava che Doug la conoscesse meglio di quanto si conoscesse lei stessa, altre invece lo percepiva come un estraneo e si chiedeva come fosse potuto succedere. Ma trovarsi l significava non avere tempo da perdere per pensare a certe cose. Nascose il viso sul collo di lui e chiuse gli occhi. Per quanto si lavassero con cura, l'odore di disinfettante non se ne andava mai del tutto. Immagin di annusare qualcosa di fresco e pulito, non contaminato dalla morte e dalle sofferenze che li circondavano. Cerc di ricordare la faccia di Amber. In quei due anni di lontananza erano successe moltissime cose. Adesso l'amica faceva la spola tra Bamako e Londra e, come c'era da aspettarsi, si stava facendo un nome nel campo del giornalismo. Con Tende parlavano di matrimonio. Lui stava facendo carriera nel governo del suo paese e, leggendo le rare lettere di Amber, Madeleine si meravigliava di quanto tutto per loro sembrasse facile. Chiss dov'era finita Becky... Amber le aveva scritto che si era trasferita in Zimbabwe con Henry. Madeleine ricordava ancora il giorno in cui aveva ricevuto quella lettera.
Le era sembrato strano che, con tutto quello che stava accadendo intorno a lei, fosse ancora capace di stupirsi per quelle piccole notizie. Aveva girato l'angolo dell'ospedale, incurante degli ammonimenti delle infermiere che la mettevano in guardia dai cecchini appostati lungo il viale Marsala Titu, e l'aveva letta tutta d'un fiato. E quel gioved, dopo quasi due anni e tre mesi dal giorno in cui aveva salutato Amber e Becky all'aeroporto di Heathrow, Madeleine sarebbe tornata.
Amber camminava avanti e indietro nell'area arrivi del terminal 2. Madeleine sarebbe arrivata con un volo da Ginevra e Amber era appena tornata da Bamako. In quel periodo prendeva il volo Londra-Bamako via Parigi con la stessa disinvoltura con cui una volta saliva sull'autobus 73 in Upper Street. Una volta, per. Adesso, quando si trovava a Londra le era pi comodo saltare su un taxi o farsi portare in giro da Clive. La cosa la faceva sentire quasi una turista nella propria citt, ma Tende aveva ragione: le giornate erano cortissime e lei aveva sempre un sacco di cose da fare. Cominci a giocherellare con i capelli. Erano di nuovo lunghi e il continuo sbalzo di clima, dall'umido al secco, non gli giovava. Si chiese che aspetto avesse ora Madeleine; in tutto quel tempo l'amica non le aveva mandato neppure una fotografia. Una volta aveva scherzato dicendo che era talmente dimagrita da essere costretta ad aggiungere dei buchi all'unica cintura che possedeva. Amber scrut i passeggeri che uscivano dal gate: no, nessuno assomigliava a Madeleine, neppure lontanamente.
Guard il tabellone luminoso... bagagli in consegna.
Doveva essere... All'improvviso si blocc. Eccola. Rimase a fissarla a bocca aperta mentre l'amica superava la dogana e si fermava ad accendersi una sigaretta.
Madeleine? la chiam andandole incontro.
Madeleine la guard con il viso sorridente di sempre. Quando si abbracciarono, Amber vide che aveva gli occhi lucidi. Amber...
Dio, che bello vederti esclam cercando di allontanare il fumo con la mano. Amber le prese la borsa da terra.
Hai qualcos'altro? le chiese premurosa.
Madeleine fece segno di no con la testa. Non ho avuto tempo di fare shopping rispose con un mesto sorriso.
Penso non ci fosse granch da comprare comment scherzosamente Amber. Andiamo, Clive  qui fuori.
Studi Madeleine il pi discretamente possibile. Aveva gli stessi capelli biondi ma tagliati corti, senza una linea, lo stesso sorriso e gli stessi occhi azzurri. La somiglianza, per, finiva l. La Madeleine che Amber ricordava era una ragazza conturbante e sensuale, e non aveva nulla a che vedere con lo scricciolo impaurito che adesso le stava accanto. L'amica era tesa e spigolosa.
Amber le appoggi una mano sul braccio. Che cosa hai voglia di fare? Possiamo andare direttamente da me, o magari preferisci passare prima dai tuoi?
Madeleine sospir. Un film; Vorrei vedere un film. I miei li posso andare a trovare domani.  da quando mi hanno offerto di tornare che sogno di andare al cinema.
Amber sorrise. C' una vasta scelta. Andando a casa prendiamo
"Time Out" e scegliamo. Una volta in auto, not con sollievo che certe cose non erano cambiate. Madeleine era sempre andata pazza per i film.
Si trattenne a Londra due settimane, cercando di adattarsi lentamente alla vita di tutti i giorni, cos lontana dalla follia in cui era stata immersa per tanto tempo. Le ci volle un po' per riabituarsi alle cose pi semplici e normali, come il fatto che Amber
scendesse ogni mattina al negozio di specialit italiane all'angolo e tornasse con enormi cornetti e caff appena fatto, oppure all'assenza del rimbombo dei mortai o addirittura all'idea che il telefono funzionasse in qualsiasi momento. Quando di giorno usciva a fare una passeggiata, era sconvolta di vedere cos tanta gente per strada. Pian piano, per, fin per riappropriarsi dello stile di vita di una metropoli che non era in guerra e a non sussultare a ogni colpo di clacson. Da quando era arrivata non aveva avuto notizie di Doug. Dentro di s, sapeva benissimo che il loro rapporto difficilmente sarebbe potuto andare avanti. Era stata fortunata ad averlo accanto nel momento in cui ne aveva avuto disperatamente bisogno ed era sicura che lui la pensasse allo stesso modo. Ma Doug aveva le sue angosce segrete. Madeleine non aveva mai compreso fino in fondo le ragioni che lo avevano spinto in Jugoslavia - o, meglio, in Bosnia, Croazia e Serbia, dato che la Jugoslavia non esisteva pi - e del resto lui, riservato com'era, non le aveva mai parlato della sua vita prima di arrivare l. Sembrava convinto di essere destinato a rimanerci. Per un certo periodo anche Madeleine l'aveva pensata cos, ma poi la proposta inaspettata di lavorare a New York per le Nazioni Unite, la Corte internazionale dei Diritti umani e l'iCM era stata una tentazione troppo grande. Non riusciva ancora a credere di essere lontana dalla guerra, di potersi sedere in una caffetteria di Upper Street con un giornale in mano fra un gruppo di donne che indossavano sandali e occhiali da sole.
Era successo tutto molto in fretta. A New York era stato istituito un nuovo comitato tripartito incaricato di modificare la definizione legale di stupro trasformandolo da crimine contro l'umanit in crimine di guerra. La prima volta in cui Madeleine era stata contattata attraverso l'ufficio di Belgrado, si era chiesta i motivi di quella scelta. "Perch proprio io, che cosa sono in grado di offrire?" si era ritrovata a pensare. Ma, come aveva sottolineato Doug, erano pi di due anni che lei prestava assistenza alle vittime di stupro. Chi meglio di lei avrebbe potuto fornire utili informazioni al comitato riguardo i danni fisici e psicologici subiti dalle donne croate, serbe e musulmane? Si ricord della mattina in cui, uscendo dall'ospedale, poco dopo aver ricevuto l'offerta del nuovo lavoro, le era venuta una voglia matta di bere un caff che non sapesse di formaldeide o di passare la mattinata accanto a una finestra a leggere un libro. In quel momento si era resa conto di aver quasi dimenticato come fosse stata la sua vita prima di andare laggi. Si era fermata per un attimo assaporando quel ricordo, quando un grido proveniente dall'alto l'aveva riportata alla realt. Qualcuno le stava facendo dei cenni da una finestra aperta. Via! Vattene via! Svelta! Nella strada qui dietro ci sono i cecchini! Si era voltata ed era scappata di corsa.
Ora, con la sua tazza di caff e un paio di occhiali da sole che le aveva prestato Amber, stava lentamente imparando a credere nella nuova opportunit e a guardare avanti. Sarebbe rimasta un mese a Ginevra per prendere dimestichezza con le procedure legali fondamentali per il nuovo incarico e poi si sarebbe trasferita a New York dove, a quanto le era stato detto, si sarebbe dovuta fermare almeno dodici mesi. Un anno intero. Madeleine non era mai stata in America, ma Amber le aveva detto di essere certa che le sarebbe piaciuta moltissimo. Lei non ne era troppo convinta.
I pochi americani che aveva conosciuto a Belgrado le erano sembrati eccessivamente ingenui e ottimisti ed erano stati tra i primi a tornare a casa una volta capito che il posto era molto diverso da come se l'erano immaginato. Ebbene, lei avrebbe vissuto un anno nel loro mondo e si sarebbe fatta un'opinione pi precisa.
Alz lo sguardo e vide Amber farle dei cenni dall'altra parte della strada. Era una bella mattinata di inizio estate e il sole si rifletteva sui finestrini delle auto inondando la strada di luce.
Ciao esclam Amber lasciandosi cadere sulla sedia accanto a Madeleine e depositando per terra un mucchio di sacchetti dall'aria raffinata. Sono a pezzi!
Hai fatto shopping? chiese Madeleine guardando le borse.
Che cos'hai comprato di bello?
Due anni di regali per il compleanno e per Natale, e non voglio sentire storie rispose Amber decisa.
Madeleine la fiss. Regali? Per chi?
Per te, sciocchina.  vietato rifiutare continu ordinando un caff.
Madeleine rest un attimo zitta, Non dovevi disse infine.
Io... Non  come prima. Adesso guadagno abbastanza bene, sai.
Ho due anni di stipendio sul conto e non ho speso neanche un centesimo, davvero.
Non  una questione di soldi esclam Amber scuotendo il capo. Certo che puoi comprarti delle cose, ma so anche che non lo farai. E una funzionaria dell'lCM ha bisogno di qualcosa di pi di un paio di jeans e qualche T-shirt. Appena arriviamo a casa li provi e, se qualcosa non va, questo pomeriggio la riporti indietro.
Madeleine sorrise, incredula. Amber era sempre la solita prepotente.
Perch sorridi? le chiese l'amica corrugando la fronte.
Per te. Non sei cambiata di una virgola.
Voglio ben sperare, ho sempre pensato di essere perfetta rispose Amber ridendo. Oh, Madeleine. Sono cos felice che tu sia tornata. Anche se te ne andrai di nuovo. Ma almeno a New York so che sarai al sicuro e potr venire a trovarti.
Speriamo. Doug dice che probabilmente ero pi al sicuro a Sarajevo disse Madeleine sorridendo al pensiero. Comunque, andiamo a casa. Non vedo l'ora di vedere cosa c' in quelle borse.
Una settimana pi tardi, Amber abbracci di nuovo Madeleine e la vide sparire oltre il cancello delle partenze del nuovissimo terminal 4: Non era una situazione allegra, ma lei aveva altre cose per la testa. Ripens all'incontro avvenuto la mattina precedente.
Tutto era cominciato con una riunione di routine; sapeva che Tim almeno una volta al mese voleva incontrarla per discutere dei suoi articoli e in un primo momento aveva pensato che si trattasse di quello. Tim aveva un'aria seria, ma Amber era abituata al suo rigore e non ci aveva badato pi di tanto. Nel giro di una decina di minuti, invece, aveva avuto la sensazione che ci fosse dell'altro. Lui glielo aveva spiegato in un minuto.
Si tratta di tuo padre, Amber. Abbiamo ricevuto alcune informazioni non confermate. Devo essere onesto, non c' ancora niente di sicuro, ma sembra che tuo padre abbia organizzato diversi incontri a Parigi con Galli, il leader dei Tuareg. La cosa potrebbe non essere rilevante, ma ci giungono anche voci di un fallito colpo di Stato dietro al quale ci sarebbe Boubacar Sidib, che guarda caso ha partecipato a diversi di quegli incontri. Sto assegnando il pezzo a qualcuno...
No. Lascia che me ne occupi io lo aveva interrotto Amber ansiosa.
Neanche a parlarne. Quello che invece ti chiedo  di...
Tim, per favore. So pi cose del Mali di chiunque altro della redazione cronache. Sai che  cos. Posso occuparmene io, so di potercela fare.
Amber, non sai quanto mi piacerebbe affidarti il dossier. So che faresti un ottimo lavoro. Ma c' di mezzo tuo padre.  una questione troppo scottante, va contro tutti i valori in cui crediamo: l'obiettivit, l'imparzialit... sai benissimo anche tu come stanno le cose.
Non puoi farmi questo, Tim. Non puoi convocarmi qui, raccontarmi questa storia e poi dirmi che affidi il servizio a qualcun altro. Almeno lasciami collaborare con il collega che sar incaricato.
Non m'importa se non potr firmare l'articolo, ma non voglio uscire da qui sapendo che la cosa avr un seguito e io sar tagliata fuori, in qualunque modo stiano le cose. Senza contare che per chiunque altro sar quasi impossibile accedere alle fonti a Bamako. Io invece sono in grado di farlo. Posso arrivare ovunque sia necessario. Ti prego, Tim.
C'erano stati alcuni minuti di silenzio. Poi Tim l'aveva guardata pensieroso. Alla fine aveva gettato via la matita e si era alzato di scatto. D'accordo. Ci metto Gale Scroggins, puoi lavorare con lui. Far in modo che il tuo nome non compaia e se la questione si fa troppo delicata o mi accorgo che in qualche modo stai compromettendo la tua reputazione - o quella del giornale - ti tolgo immediatamente l'incarico.  chiaro?
Amber si era alzata a sua volta. Chiarissimo. Aveva preso
la borsa e si era voltata per andarsene. Giunta sulla porta, si era fermata un istante. Grazie, Tim. Apprezzo molto la tua fiducia.
Gli aveva rivolto un rapido sorriso ed era uscita dalla stanza con le gambe che tremavano. Che cosa diavolo si era messa in mente di fare?
Seduta sul sedile posteriore dell'auto, mentre l'aeroporto si allontanava velocemente oltre il finestrino, ripens a quella conversazione, al lavoro che l'aspettava e all'eventualit di informarne Tende. Sarebbe dovuta tornare a Bamako di l a qualche giorno e quella sera aveva accettato a denti stretti di andare a cena da Angela e Kieran. Era l'ultima cosa al mondo che avrebbe voluto fare. Holland Park le sembrava ormai il set di uno strano reality show. Angela si aggirava per la casa avvolta in un caftano, con dei mocassini di pelle ai piedi. Improvvisamente aveva smesso di bere e si era convertita al buddismo. Kieran, invece, passava gran parte del tempo a ringhiare in camera sua. Il personale era completamente cambiato, per la terza volta in due anni. Siobhn se n'era andata da tempo e al suo posto era arrivata un'altra ragazza, una certa Maire, che aveva resistito sei mesi e poi si era dimessa.
Amber non ricordava chi si stesse occupando ora di Angela, ma il pensiero di dover passare tre ore con sua madre e suo fratello era sufficiente per farle venire voglia di scappare a casa e mettersi a letto. Erano snervanti, soprattutto Kieran. Recitava alla perfezione la parte della vittima. Aveva imparato da Angela, pens Amber con un sospiro.
Per l'ultima sera nel lodge, Paola si vest con una cura ancora maggiore del solito. Era ben decisa a far s che Otto von Kiepenhauer non la dimenticasse. In lui trovava qualcosa di stranamente irresistibile. Non assomigliava a nessun altro degli uomini che l'avevano attratta in passato, anzi, era quasi l'opposto: basso, calvo e vecchio. Certo non era il tipo di Paola. Tuttavia, Otto aveva qualcosa di gradevole e rassicurante. Per esempio, le piacevano il suo profumo, un misto di costoso dopobarba e tabacco di
sigaro, il suo sorriso e i suoi modi. Era sempre cos premuroso e gentile, e nulla sembrava in grado di scomporlo. Aveva l'atteggiamento di chi ha gi visto tutto e pu quindi affrontare ogni cosa con calma. Emanava la stessa aria di potere di Max; nulla di ostentato, semplicemente quel modo di impartire gli ordini che non ammetteva disobbedienze o la tranquillit nel discutere di affari e progetti futuri. Come per Max, anche per Otto il mondo era simile a un'ostrica. Aveva fatto i soldi nell'industria manifatturiera o, almeno, cos diceva - Paola sapeva che il nome dei von Kiepenhauer doveva avere una certa influenza -, ma poi, alla fine degli anni Settanta, non si era fatto sfuggire le opportunit offerte dalla rapida espansione dell'industria del turismo in Germania ed era saltato sul carro. La sua agenzia, la Zeus, portava i tedeschi in luoghi mai visti prima: Cina, Russia, Cile e ora la Namibia. Partendo dalla massima che era meglio occuparsi di un turista disposto a spendere mille dollari piuttosto che di mille turisti con un dollaro in tasca, Otto si era conquistato una nicchia del mercato: viaggi ed escursioni di lusso in posti talmente fuori dalle classiche mete turistiche che spesso lui era costretto a provvedere a tutto: piste di atterraggio, strade e persino i crauti della miglior qualit. Non ammetteva che gli si rispondesse con un "no" ed era cos potente nel campo del turismo di alto livello che interi governi si prostravano ai suoi piedi nella speranza che i loro paesi entrassero a far parte dell'elenco di destinazioni esotiche proposte dalla Zeus.
Tutte queste cose Paola non le aveva sapute direttamente da Otto ma da Frau Meisler. Non era riuscita a scoprire il legame che univa la spilungona e il suo gioviale anfitrione, ma qualunque cosa ci fosse tra loro, Paola era ben decisa a farla finire. Il problema, per, era proprio Otto. Lui era sempre affascinante ma non dimostrava nei suoi confronti neppure un briciolo di interesse romantico.
E Paola impazziva nel tentativo di scoprirne il motivo. Fece scattare la chiusura degli orecchini di diamanti e ne osserv i riflessi nello specchio. Poi rest immobile a guardarsi. Il suo viso sembrava diverso: adesso era pi magro, gli zigomi si erano fatti
pi sporgenti e attorno agli occhi si erano disegnate delle rughe sottili. Gli anni passavano. Assomigliava pi che mai a Francesca, con le pieghe attorno alla bocca e il mento volitivo. Si spruzz qualche goccia di profumo e si alz facendo roteare la gonna di seta verde. Il top che indossava metteva in risalto l'abbronzatura.
Come avrebbe potuto resisterle Otto? si chiese aggrottando le sopracciglia. Era perfetta. Persino le dita dei piedi si intonavano all'insieme, con lo smalto rosa pallido che faceva pendant con la collana di corallo e il bracciale coordinato. Infil le scarpe verdi col cinturino e si spazzol un'altra volta i capelli. Aveva a disposizione solo quell'ultima serata per farsi ricordare. Nonostante l'invito a tornare a Outjo, non avevano fatto programmi precisi, e senza volerlo Paola inizi a farsi prendere dal panico. E se non avesse pi voluto vederla? Che cosa sarebbe successo se lei non fosse stata il suo tipo e l'avesse anzi deluso? Sconfortata da quel pensiero, chiuse la porta della sua stanza e usc.
In realt non avrebbe dovuto preoccuparsi. Quella sera, la cena si svolse senza la severa Frau Meisler. Otto le spieg che la donna era andata a Windhoek e sarebbe rientrata l'indomani.
Ti porge i suoi saluti aggiunse, sorridendole dall'altra parte del tavolo mentre con fare esperto apriva una bottiglia di vino. E spera di rivederti presto da queste parti. Paola annu con una certa esitazione. E tu, piuttosto, cosa ne pensi? Ti dispiace partire?
Lei annu di nuovo. S, molto esclam cercando di assumere un tono di nostalgico rammarico.
Ti sei divertita, hein?
Oh, s.  stato tutto delizioso.  un vero peccato che sia finito rispose Paola osservandolo da sotto le ciglia.
Potrebbe anche non essere finito... ribatt Otto giocherellando con lo stelo del bicchiere. Tra un paio di settimane sar di nuovo a Roma, magari potrei passare a salutarti.
Sarebbe bello disse Paola con calma, seguendo il consiglio di Francesca. "Entusiasta senza esasperazione. Ben disposta ma non intraprendente."
Otto si illumin e alz il bicchiere. A Roma, dunque!
Paola fece altrettanto. Era forse una dichiarazione? si chiese.
Mand gi il vino senza capire bene che cosa stesse provando.
Francesca fu molto pi esplicita. Nelle settimane che seguirono il ritorno di Paola, parl senza sosta, elargendo mance, consigli e prediche, qualunque cosa potesse servire alla causa. L'obiettivo era abbastanza chiaro: Paola doveva diventare la signora von Kiepenhauer e niente avrebbe potuto impedirlo. La determinazione con cui la madre perseguiva il suo scopo lasci Paola alquanto scioccata.
Non vorrai finire come me, tesoro le disse Francesca mentre erano sedute l'una accanto all'altra dal parrucchiere.
La ragazza la fiss perplessa da sotto la cuffia. Che vuoi dire?
Con Max va tutto bene, no?
Oh, s... le cose procedono bene ma sai, se dovesse succedergli qualcosa... non  cos semplice.
Cosa non  semplice?
La mia situazione. Il fatto che noi due possiamo essere tranquille.
Erediterebbe tutto Angela, sai. Quella stronza di un'ubriacona.
Paola era allibita. Non penso che le cose stiano cos. Max deve avere lasciato scritto qualcosa nel suo testamento. Non ci lascerebbe a mani vuote, no?
No, no... ma tu ragioni come se lui avesse effettivamente fatto testamento. Proprio l'altro giorno Maria Luisa mi ha riferito...
Francesca raccont con slancio una storia terribile di un uomo e tre amanti. Paola si limit a fissarla. Non aveva mai considerato la questione in questi termini. A lei Otto piaceva. Il fatto che fosse ricco sfondato, per quel che la riguardava, era solo un aspetto della sua personalit, come la passione per l'acqua di colonia raffinata o l"'hein" che diceva alla fine di ogni frase. Paola non riusciva a separare i soldi dalla persona. Francesca invece la pensava diversamente. Lei voleva che Paola fosse al sicuro. "Ma lo sono" insisteva la ragazza accigliata. La madre aveva altre idee: sarebbe stata davvero tranquilla solo con un anello al dito e l'incontestabile diritto alla met dei beni del marito. In un certo senso, Paola avrebbe dovuto sentirsi sollevata per il fatto che Francesca aveva qualcosa su cui concentrarsi che non fosse la storia di Kieran. Aveva smesso di sforzarsi di comprendere, come diceva lei, nonostante Paola le avesse spiegato che non c'era niente da comprendere, che era semplicemente successo. Francesca non ne era convinta. Ma adesso, se non altro, si era infervorata per qualcos'altro.
Quando Otto and a trovarla a Roma, la sorte dell'uomo fu segnata.
Di fronte al fascino di Francesca e di Paola, che ogni sera scendeva le scale con un abito pi strepitoso dell'altro, il poveretto non ebbe scampo. Durante la cena da Tiz, un nuovo ristorante siciliano alla moda, lui si dichiar, e non riusc a capire se la cosa facesse pi piacere a Paola o alla madre.
Amber venne a sapere del fidanzamento il giorno in cui una spessa busta color crema le fu recapitata a Holland Park. A essere precisi, le buste erano tre: una indirizzata a Max e Angela, una a Kieran e una a lei. Amber era nel salone da basso con Angela, stupita di vedere la madre avvicinarsi al tavolino per prendere non un bicchiere di vino o birra ma una tazza di t, e oltretutto con mano ferma. Amber aveva aggrottato le sopracciglia. Non ricordava di avere mai veduto Angela sobria. Aveva udito bussare alla porta e il rumore di qualcosa che cadeva a terra. Si era alzata, confusa - "Possibile che Angela si sia finalmente sbarazzata della bottiglia?" - ed era andata a vedere. Era rientrata con le buste in mano e aveva porto alla madre quella indirizzata a lei e a Max.
Poi aveva aperto la propria estraendo un cartoncino. "Francesca Marina Rossi  lieta di invitarLa..." Aveva alzato lo sguardo. Angela la stava scrutando mentre la sua busta era ancora l, intatta.
Paola si sposa esclam Amber sorpresa.
Oh, bene. Francesca sar contenta replic Angela con una punta di sarcasmo prendendo un biscotto. Amber strabuzz gli occhi. Era da tempo che non vedeva Angela mangiare qualcosa.
Il silenzio era rotto solo dal rumore della masticazione della madre. Non sono male, tesoro continu, spingendo il piattino verso Amber. Assaggiane uno, credo che Daphne li abbia sfornati stamattina.
Daphne?
La nuova cuoca.  arrivata la settimana scorsa, sono impazzita per trovarla, credimi. Questa volta la volevo brutta.
Brutta? Amber faceva fatica a seguirla.
Mmm. Non ne potevo pi di tutte quelle belle ragazze fra i piedi. Non facevano altro che rubarmi le cose.
Le cose?
Tesoro, perch ripeti tutto quello che dico?
Lo faccio davvero?
S. Adesso, cara, vado di sopra a meditare. Posso dire a Max della tua visita?
Oh, ehm... s. Anche se probabilmente lo vedr la settimana prossima. Penso che debba venire a Bamako.
Ah, s? E dove sarebbe, tesoro? chiese Angela alzandosi e togliendosi qualche briciola dal caftano turchese.
Amber la fiss, sbigottita. Bamako?  dove vivo. Era mai possibile che Angela non sapesse dove abitava? In Africa.
Che bello. Be', allora immagino che ci vedremo quando tornerai.
A presto, tesoro disse andandosene.
Amber rimase immobile a esaminare l'invito, pensierosa. Chi diavolo era Otto von Kiepenhauer? E perch avevano organizzato due cerimonie, una a Roma e l'altra in Namibia? Osserv con pi attenzione il cartoncino. Il matrimonio vero e proprio sarebbe stato celebrato a Roma, mentre il ricevimento, tre giorni dopo, in un posto chiamato Outjo Lodge, a circa centocinquanta chilometri a nord della capitale, Windhoek. Paola in Africa?
Amber non riusciva proprio a immaginarsela e si chiese che cosa ne pensasse Max.
In quel momento Max stava esaminando un documento redatto da Tho, il suo avvocato da molto tempo, il quale, per la seconda volta quell'anno, gli consigliava di aggiornare il testamento e
consolidare alcuni interessi. Poteva apparire strano per un uomo nella sua posizione, tuttavia Max odiava qualsiasi cosa gli ricordasse anche solo lontanamente la propria condizione di mortale.
Non aveva pi rivisto il testamento da quando, circa sei anni prima, aveva diseredato Kieran. La rabbia che lo aveva spinto a prendere quella decisione impulsiva era stata momentaneamente dissipata dal successo che il figlio aveva ottenuto con l'apertura del locale notturno, ma era esplosa nuovamente dopo l'incresciosa faccenda di Paola. Di fatto, Max aveva quasi dimenticato i termini dell'ultima revisione del testamento. Ricordava vagamente di aver disposto che ad Amber andasse la parte pi consistente del patrimonio, ma allora Max non era ancora a conoscenza del legame della figlia con Tende. Appoggi il foglio con un sospiro. Sulla scrivania c'era un vaso di rose, probabilmente sistemato l da una cameriera. Erano rosse, gialle e rosa. Rest a osservare i petali, alcune erano quasi completamente sbocciate.
Ne prese una per ammirarne la simmetria delicata e perfetta; nel giro di qualche giorno sarebbero lentamente sfiorite... la annus.
Mutti adorava le rose. Il pensiero lo colse all'improvviso, sorprendendolo. "Mutti." Erano tanti anni che non pensava pi a lei. Fece ruotare la poltrona di pelle e apr uno dei cassetti del mobile alle sue spalle. Era vuoto, a parte un sacchettino nero scamosciato.
Lo apr e frug all'interno. Poi scart l'involto di carta e lasci cadere sulla palma i tre diamanti, osservandone i riflessi.
Erano ancora l. C'erano sempre stati.
Richiuse la mano chiedendosi che cosa avrebbe pensato Mutti: una delle sue nipoti si era trasferita in Africa e viveva con un musulmano, l'altra stava per sposare un tedesco, il cui padre aveva probabilmente... Respinse l'idea, incapace di affrontarne le implicazioni. E poi c'era il nipote, un tossicodipendente emotivamente instabile, che viveva ancora con i genitori e non aveva combinato nulla, a parte un'impresa commerciale che era presto fallita per ragioni che non avevano nulla a che veder con gli affari.
Kieran, comunque, non aveva alcuna ambizione. Max aveva una moglie alcolizzata e un'amante frivola... Che cosa avrebbe
detto Mutti? Sarebbe stata orgogliosa dei suoi successi? All'epoca, Max era cos piccolo e i genitori non avevano avuto il tempo di trasmettergli molti dei loro valori. Era dovuto crescere da solo, costruendosi una propria morale e cercando di distinguere per conto suo il bene dal male. Era in momenti come quello che lui sentiva la loro mancanza. Che cosa avrebbe detto suo padre?
Tra i due, per Max era molto pi difficile ricordarsi del padre. Con Mutti era semplice, c'erano tante piccole cose che gliela riportavano alla mente: il profumo delle rose, una torta in una vetrina, il colore di un abito. Ma pensare al padre era assai pi complicato.
Fece girare le pietre fra le dita. Lui era stato un buon padre?
Questa domanda lo assillava. Secondo Francesca quello che era successo tra Paola e Kieran era esclusivamente colpa di Max. Lui era rimasto attonito. Francesca aveva mandato la figlia in terapia da una serie di ciarlatani - o almeno Max li considerava tali
- e la ragazza non era certo migliorata. Con Kieran lui non aveva saputo come comportarsi. Dimenticare era la strada pi semplice.
Ne avevano parlato solo una volta. Siamo pronti a dimenticare quello che  successo aveva detto al figlio. Kieran si era limitato a guardarlo e si era chiuso nella sua camera.
Max non aveva saputo affrontare la situazione. Francesca gli aveva riversato addosso un fiume di parole, e alla fine Max si era stancato di ascoltarla. La faccenda era superata, finita. Si trattava semplicemente di un enorme, terribile sbaglio. Lasciamo che si buttino tutto alle spalle e vadano avanti le aveva detto.
E vadano avanti? aveva ripetuto Francesca in tono aggressivo.
In che modo? Hanno bisogno di aiuto! Poi, in silenzio, gli aveva presentato le fatture dello psicanalista di Paola. Secondo Max, per, Paola non aveva bisogno di quel genere di aiuto.
La figlia aveva continuato a comportarsi come se niente fosse, a frequentare la stessa gente da cui si faceva accompagnare al Paradise e a spendere soldi a piene mani per cose di cui non aveva assolutamente bisogno: una macchina nuova, vestiti, vacanze...
Era interminabile. Fortunatamente per tutti, lo scandalo non era trapelato sui giornali. Max ne era stato sollevato: al
di fuori della famiglia, nessuno era al corrente di quanto era successo.
Era stato costretto a vendere in tutta fretta le azioni del locale, perch era apparso subito chiaro che Kieran non sarebbe stato in grado di continuare. Il ragazzo aveva faticosamente tentato di lavorare per qualche mese prima che Max prendesse in mano la situazione. Ne aveva comunque tratto un discreto ricavo e da quel poco che sapeva, il Paradise ora andava a gonfie vele. Ogni tanto il pensiero di essere stato costretto a vendere le sue quote lo infastidiva. Se le avesse tenute, oggi il loro valore sarebbe stato molto maggiore.
Sospir. Era tornato alla questione di partenza: i soldi e il suo testamento. Accartocci il documento di Tho, se ne sarebbe occupato in un altro momento. Mancava solo qualche giorno alla sua partenza per Tghaza e doveva ancora occuparsi di un sacco di cose. La prima cava di sale era quasi ultimata e lo stabilimento di lavorazione era a buon punto. Nell'area c'era stata qualche tensione e Tende pareva preoccupato. Max sorrise. Il ragazzo non aveva la sua velocit nel cogliere e gestire la situazione.
Intuendo i problemi ben prima che sorgessero, Max non aveva perso tempo e aveva organizzato un incontro con i responsabili tuareg dei maggiori partiti politici. Cos facendo avrebbe dimostrato che intendeva lavorare con loro e non contro di loro. Max sapeva fin troppo bene cosa significasse essere un outsider. Sapeva che i Tuareg avevano una storia di difficolt ed emarginazione alle spalle e attraverso quegli incontri cercava di affrontare la situazione prima che insorgessero problemi. Non ne avrebbe mai potuto avere la certezza ma, nel suo cuore, lui sapeva che Mutti sarebbe stata d'accordo.
Il silenzio fu rotto dallo squillo del telefono. Max gett il documento di Theo nel cestino. Il testamento poteva aspettare, adesso aveva questioni molto pi urgenti di cui occuparsi. Sollev la cornetta.

79
Fu la prima cosa che vide entrando nella stanza. Sopra il caminetto era appeso un grande dipinto a olio che ricordava vagamente lo stile di Rothko nell'uso del colore e della forma astratta. Si ferm ad ammirarlo con un bicchiere di vino in mano.
Di chi ? chiese alla padrona di casa, la splendida Nadge
O'Connor.
Ah, quello?  un Marimba. Godson Marimba rispose la donna agitando la mano curata.
E chi ? Becky era incuriosita. Non si aspettava certo di trovare un dipinto interessante in un posto sperduto dello Zimbabwe, e meno che meno in casa di amici di Henry.
A dire la verit non lo so,  una delle scoperte di Gid spieg Nadge in tono vago, tornando alla sua conversazione.
Becky si avvicin per esaminarlo. Marimba aveva catturato i colori intensi e languidi che lei associava allo Zimbabwe: i blu che viravano al verde, il marrone bruciato che scivolava nel grigio fino a sbiadire nel bianco. Era decisamente simile allo stile di Rothko, per quanto le forme fossero pi organiche, n quadrate n rotonde ma indefinite, reminiscenze delle rovine del Great Zimbabwe che Henry le aveva mostrato appena arrivati. Erano figure enormi, potenti, quasi materne.
Lei fece qualche passo indietro per ammirare la tela da lontano.
Ne ha altri? chiese. Mn Nudge non la stava ascoltando.
Becky decise allora di fare un giro nel patio e cerc Henry senza trovarlo. Mentre passava davanti a un gruppetto riunito attorno al barbecue vide che gli uomini la seguivano con lo sguardo, valutandola in silenzio: giovane, carina, non ancora sposata e, elemento fondamentale per loro, bianca. Becky odiava quell'atteggiamento e odiava anche loro. Di fatto, ormai odiava qualunque cosa di quel posto. Non vedeva l'ora di tornare a casa, per era sicura che Henry non avesse nessuna intenzione di partire. Pur avendo avuto qualche difficolt di adattamento, adesso quel luogo gli piaceva da pazzi, gli apparteneva e non l'avrebbe abbandonato.
Becky, d'altra parte, non si era mai sentita cos inutile in vita sua. Lo Zimbabwe non le dava nulla, e viceversa. All'inizio, giocare a marito e moglie nel loro piccolo rifugio sperduto nella campagna che le ricordava quella inglese era stato divertente.
Le era piaciuto sistemare il loro cottage e aiutare la signora Fairfield a mettere a posto gli altri. Aveva persino avuto qualche idea per allargare il giro d'affari, ma non ci aveva messo molto a capire che lei era stata presa come aiutante, per dare una mano alla signora Fairfield e occuparsi di supervisionare il personale.
Tutto sommato poteva considerarsi fortunata per essere stata assunta: inizialmente la proposta di lavoro era rivolta solo a Henry, non alla fidanzata che lui si era portato appresso. Guadagnavano poco e venivano pagati in contanti, alla fine del mese.
Quei soldi bastavano a malapena per le sigarette e la benzina necessaria per i viaggi sempre pi frequenti ad Harare. Se non fosse stato per la citt e il nuovo giro di amicizie che si era fatta, Becky si sarebbe gi imbarcata da tempo su un volo, per Londra, a costo di farsi prestare i soldi.
Aveva conosciuto Nadge O'Connor, una bella ragazza anglo-irlandese sposata con un tale di nome Gideon Bayne che, coincidenza, aveva frequentato la stessa scuola di Henry. In realt, come Becky aveva scoperto in seguito, non si trattava proprio di una coincidenza. Nella piccola comunit bianca di Harare si conoscevano tutti, erano stati iscritti alle stesse scuole, avevano condiviso le amicizie e continuavano a entrare e uscire dai
rispettivi letti: un girotondo infinito di partner e torti reciproci.
Henry non li poteva soffrire. Quei cavalli selvaggi non lo avrebbero trascinato alle loro feste e alle partite di polo, ma Becky, che alla fattoria si annoiava a morte, li trovava un piacevole svago.
E loro la adoravano. Nadge aveva conosciuto Becky mentre lei faceva un giro al mercato di Chinhoyi alla ricerca di una pezza di stoffa per le tende e se n'era subito innamorata. Lei e Gid erano diretti al lussuoso accampamento del safari di Doma, a nord di Chinhoyi, e si erano fermati a fare rifornimento e comprare qualcosa da mangiare.
Quando aveva visto la figura pallida dai capelli rossi con un delizioso prendisole a fiori e il cappello di paglia, Nadge era schizzata fuori dalla Land Rover. Ehi! Senta... lei col cappello! aveva urlato in mezzo alle donne che vendevano mucchi di luccicanti pesci argentati. Becky si era voltata. S, dico a lei... pu fermarsi un attimo? Nadge aveva lunghe gambe abbronzate che spuntavano da un paio di cortissimi short color cachi. Salve, mi chiamo Nadge aveva detto la donna avvicinandosi e porgendole la mano. Ha un cappello molto carino. Non ho potuto fare a meno di notarlo. E anche il vestito  delizioso.
Becky era rimasta immobile, in mezzo agli sguardi curiosi dei presenti, affascinata da quella donna. Nadge era uno schianto, alta, snella, con i capelli biondo cenere. "Un tipino perfetto" si era detta. Non aveva un solo dettaglio fuori posto, dall'abbinamento dei pantaloncini con la maglietta, alla bandana bianca e nera all'ultima moda, agli occhiali da sole azzurri modello John Lennon.
Erano quasi due anni che Becky non frequentava donne alla moda, e l'immagine di Nadge e del marito, l'affascinante Gideon, l'aveva stordita. Non si era mossa, restando a contemplarli. Nadge era sicuramente una donna di classe. In passato, aveva fatto perfino la modella, aveva raccontato a Becky: nella bella casa di Borrowdale c'erano un paio di suoi ritratti. Poi per qualche mese si era occupata di pubbliche relazioni, ma nell'estate del '92 a Chelsea aveva conosciuto Gideon. Era stato un colpo di fulmine con
annessi e connessi e lei aveva subito fatto i bagagli per seguirlo nello Zim, come lo chiamava lei. Avevano due bei bambini che sembravano partecipare raramente alla vita dei genitori. Passavano la maggior parte del tempo con le due bambinaie fisse, le aveva spiegato Nadge. Una soluzione davvero fantastica; non puoi immaginare quanto sia a buon mercato qui il costo della manodopera e poi le ragazze adorano Lisbeth e Maryam; non potrebbero vivere senza di loro... Cos Nadge era libera di concentrarsi sulle sue attivit preferite. Becky le aveva chiesto timidamente quali fossero. Nadge non le sembrava il tipo della lavoratrice accanita. La donna si era stretta nelle spalle, be', soprattutto andare a cavallo e ricevere i soci d'affari di Gideon. A quanto pareva le due cose la occupavano parecchio.
Nadge aveva presentato Becky all'esclusivo gruppo composto di bianchi dello Zimbabwe di emigrati inglesi che vivevano nei quartieri a nord di Harare. Tutta gente che, come le aveva fatto notare Henry, avrebbe preferito vivere a Chelsea o a Sloane Square, se non fosse stato che di quei tempi coi dollari dello Zim non si potevano permettere n il biglietto aereo, n il personale di cui avevano bisogno. Lui aveva il dente avvelenato nei confronti dei nuovi amici di Becky. A volte lei si chiedeva se ci fosse dell'altro. Quando aveva detto che era la fidanzata di Henry Fletcher, un paio di uomini l'avevano guardata in modo strano.
Fletcher... non era quello che... ha fatto la PE, vero?
Becky aveva annuito cautamente, sembrava che quasi tutti avessero frequentato la Prince Edward Academy.
Becky, vieni a prendere un punch si era intromesso Gideon quella volta, allontanandola.
Becky moriva dalla voglia di chiedere a Nadge perch Henry fosse un argomento cos scomodo, ma non aveva trovato il coraggio di farlo.
Aveva cominciato a trascorrere quasi tutti i weekend ad Harare, approfittando del passaggio di qualche ospite in partenza, oppure, come succedeva ultimamente, uscendo dal portone dove l'aspettava la Land Rover dei Baynes. Nadge le mandava l'autista, di prendere un autobus per andare in citt non se ne parlava nemmeno. Era impazzita? "No, no... ti mando l'autista. No, non essere sciocca.  pagato per questo, tesoro." Becky aveva imparato presto ad accettare senza discutere; con Nadge c'era ben poco da fare. Quella donna otteneva sempre ci che voleva.
All'inizio quella nuova esperienza le era piaciuta molto. Era elettrizzata quando la macchina svoltava in Lomagundi Road e passava davanti all'universit, poi attraverso Alexandra Park con le sue graziose casette in stile inglese, l'ippodromo e proseguiva per Gun Hill prima di arrivare in Borrowdale Road. Lungo il tragitto le case erano praticamente ricoperte di alberi e fiori di bellezza esotica. Ogni giardino aveva la piscina, alte recinzioni per i campi da tennis e prati perfettamente curati. I nomi delle ville erano decisamente inglesi: The Gables, Avonlea, The High House, The Dales. Ormai quelle costruzioni le erano familiari quanto gli alberi che costeggiavano Chinhoyi Road, prima di girare verso la fattoria.
La gente che si riuniva tutte le sere dai Bayne, dai Baxter o dai Rowe - i nomi erano pressoch intercambiabili - era eterogenea per et, professione e carattere. L'unica cosa che avevano in comune era il fatto di essere ricchi, liberali e bianchi. Le uniche persone di colore presenti alle riunioni erano i domestici.
Becky lo aveva fatto notare a Henry, il quale aveva scosso il capo con una certa insofferenza. Quando ne avrebbe avuti anche lei? Ecco come doveva essere, proprio come alla fattoria, giusto?
Becky aveva annuito lentamente. Nel tardo pomeriggio si sarebbero radunati attorno alla piscina, prima le donne ansiose di allungarsi languidamente sulle sedie a sdraio col viso e il seno abbronzati e spalmati di olio di cocco. Dopo qualche secondo, come per magia, sul tavolino di legno accanto a ogni poltrona si sarebbe materializzato un Martini o un gin tonic accompagnato da un piatto di grosse olive e noccioline. Il personale entrava e usciva in silenzio portando di volta in volta alle sei o sette signore distese al sole un asciugamano, un paio di occhiali da sole dimenticati, una bevanda fresca o il telefono. In un primo momento Becky si era sentita a disagio a starsene l praticamente senza nulla addosso a ripetere sottovoce "grazie" ogni volta che uno dei domestici le appoggiava accanto un drink. Senza contare che alcuni di loro erano uomini.
Non ti senti... insomma, in imbarazzo? aveva chiesto un giorno a Nadge che se ne stava sdraiata sulla pancia Si era tolta il pezzo sopra del bikini e i due glutei abbronzati e sodi erano divisi solo da un cordoncino bianco, un tanga che le avevano portato da Rio e che la faceva impazzire.
In imbarazzo? E per cosa? aveva borbottato lei da sotto il braccio.
Be'... siamo qui sdraiate mezzo nude con i domestici che ci gironzolano attorno. Non so... mi fa un certo effetto.
Oh, santo cielo. Ma non ci prestano la minima attenzione, non siamo il loro tipo, sai.
Ne sei davvero sicura? aveva chiesto Becky appoggiandosi su un gomito e osservando il fisico perfetto di Nadge.
Ma certo. A loro piacciono altre cose. Hai mai visto le loro donne?
Oh, su, Nadge. Vieni da Londra. Un conto  se fossi cresciuta qui, ma non puoi non aver avuto degli amici neri o orientali.
Be', certo che ne ho avuti, ma in Europa. Qui, nel loro paese,  tutto diverso, vedrai. Poi ci si abitua. Anche a me i primi tempi faceva un certo effetto ma la realt  che per loro noi non esistiamo, tranne che nel giorno di paga. Allora raccontano una storia strappalacrime via l'altra; uno vuole dei soldi in prestito, l'altro deve andare a casa...  morta la nonna e non so che altro.
 sfiancante.
Becky non aveva ribattuto. A dire la verit, la situazione era imbarazzante. Checch ne dicessero Nadge o le altre signore, lei percepiva che l'atteggiamento dei domestici era forzato. Lo notava dalle occhiate che i ragazzi si lanciavano l'uno con l'altro quando una delle donne si girava per prendere un asciugamano o un sarong mettendo in mostra il seno. Oppure nel modo vagamente sprezzante con cui ]osiah diceva "s, signora" ogniqualvolta lei gli chiedeva qualcosa... Era molto evidente e tuttavia nessuno sembrava accorgersene. O, se anche lo notavano, non lo davano a vedere. Spesso Becky si ritrovava a pensare ad Amber. Se esisteva al mondo una persona con cui avrebbe potuto condividere le sue sensazioni, era proprio Amber. Lei avrebbe capito. Ma per stupidit e vigliaccheria, Becky aveva rovinato la loro amicizia e non sapeva proprio come fare per rimediare.
Notevole, vero?
La voce di Gid interruppe i suoi pensieri. Era ancora immobile davanti al quadro.  bello.
Se ti dicessi quanto l'ho pagato, non mi crederesti esclam Gid accendendosi una sigaretta. L'ho portato via quasi per niente.
Davvero, questi ragazzi non hanno la minima idea... E se fosse un vero artista... t'immagini?
Becky lo guard mordendosi il labbro. Per Dio, ma questa gente non aveva proprio un briciolo di umanit? Dove dipinge?
chiese alla fine.
Gid si strinse nelle spalle. Boh. E il fratello di uno che lavora per me. Un giorno ha portato il quadro in ?ufficio per mostrarlo a qualcuno. Quando l'ho visto, l'ho comprato su due piedi.
Questi colori mi piacciono da morire, ero sicuro che sarebbe stato bene sopra il camino.
Gideon, potresti scoprire dove lavora? Mi piacerebbe andarlo a trovare e vedere se ne ha degli altri disse Becky all'improvviso.
Le era appena venuta un'idea.
Gid annu distrattamente. Come no, certo... anche se mi stupirei se tu trovassi qualcos'altro. Il punto  proprio questo, capisci.
Gliene riesce uno ma non sono in grado di ripetersi.  un po'...
Sarebbe fantastico lo interruppe Becky non sopportando pi di starlo ad ascoltare. Potrei passare in settimana, magari ti faccio un colpo di telefono mercoled?
Gid annu e lei si allontan in tutta fretta. Trov Henry intento a chiacchierare con Kate, una brunetta alta e carina. Rimase a guardarlo mentre recitava il suo ruolo preferito il navigato uomo del bush e il viso di Kate si illuminava. Becky scosse il capo. Cos'aveva questa gente che non andava? Che cosa c'era di cos speciale nello scorrazzare dei ricchi turisti ciccioni su e gi per un paese straniero, per guardare degli animali che se avessero potuto se le sarebbero mangiati vivi? Henry si credeva una specie di eroe dei suoi tempi, un Indiana Jones africano, con tanto di cappello e pantaloni chino. Stronzate. La verit era che Henry era poco pi che un bravo giardiniere. Era Jock che portava i turisti nel bush e si avvicinava a leoni ed elefanti portando solo un coltello alla cintola. Ed era sempre Jock che pagaiava lungo lo Zambesi circondato da coccodrilli e ippopotami, non Henry. Mentre si avvicinava Becky lo vide trasalire. Sapeva quanto odiasse essere scoperto mentre raccontava una bugia, e lei era l'unica in grado di smascherarlo. La maggior parte dei presenti si sarebbe fatta tagliare le mani piuttosto che infilarsi in una canoa su un fiume infestato dai coccodrilli o dormire in una tenda. Almeno in questo, pens, dimostravano maggior buonsenso. Becky odiava il bush e qualunque cosa comportasse.
Era uno spasso per tutti quando dichiarava di sentirsi in paradiso ogni volta che la Land Rover svoltava in Borrowdale Drive. Ricordava ancora le risate che si erano fatti quando lei, alla prima festa cui era stata invitata, aveva descritto il sollievo che provava all'idea che aprendo una credenza o un cassetto non avrebbe fatto brutti incontri.
Oh, ciao... Henry era paonazzo. Una combinazione dell'effetto della birra e dello sguardo adorante di Kate.
Andiamo? chiese Becky in tono pi acido di quanto volesse.
Non le sfugg l'occhiata che si scambiarono i due. "Oh, 'fanculo" si disse con rabbia. "Probabilmente scopano gi." E si meravigli di quanto quel pensiero la lasciasse indifferente.

80
Nel giro di un mese Madeleine aveva trovato un appartamentino in Lefferts Place, in fondo a Classen Avenue a Brooklyn. Grande, per quella zona, le assicur l'agente immobiliare masticando un chewing-gum. Era al pianterreno e nelle vicinanze c'erano un supermercato, un deli e, qualche isolato pi avanti, sulla Atlantic Avenue, diversi ristoranti e locali alla moda... Tutto quello che una giovane donna come lei potrebbe desiderare le aveva spiegato Cindi, facendo scoppiare la gomma da masticare.
 perfetto aveva aggiunto tra una bolla e l'altra strappando un sorriso a Madeleine.
La settimana successiva Madeleine era andata a firmare il contratto e aveva lasciato un deposito astronomico di sei mesi, ricevendo in cambio un mazzo di chiavi estremamente pesante.
C'era davvero bisogno di chiudere a tripla mandata tutte e quattro le serrature?
Cindi l'aveva guardata con aria di sufficienza. Ah, gli stranieri!
Tesoro, siamo a New York. Le devi chiudere proprio tutte, mi sono spiegata?
Madeleine si era affrettata a fare un cenno di assenso.
Aveva ripreso la metropolitana per tornare verso Brooklyn e poi aveva percorso a piedi i tre isolati fino alla sua nuova casa.
Era luglio e la citt era bollente. Era entrata, chiudendo a chiave solo due delle serrature e aveva esaminato la sua nuova dimora. C'erano un lungo corridoio piuttosto buio che portava in soggiorno, una cucina, una sala da pranzo e una bella camera da letto soleggiata. Il bagno aveva l'aria di essere stato ricavato da uno sgabuzzino, ma era comunque pulito e dipinto di fresco.
Madeleine si era seduta sul pavimento. A parte il materasso che Cindi le aveva gentilmente prestato, nell'appartamento non c'era altro. L'indennit che le riconoscevano per l'alloggio non era male, doveva solo darsi da fare. Avrebbe dovuto comprare qualche mobile, delle pentole e alcuni utensili. Si era guardata attorno, stordita dal caldo. Le valigie erano ancora in mezzo alla stanza.
Era a casa. Aveva quasi trent'anni e quello era il primo posto tutto suo. Al pensiero aveva sorriso.
Sei settimane pi tardi, nell'aprire la porta dopo una giornata di lavoro particolarmente lunga e faticosa, Madeleine si guard attorno sorpresa. Quel posto cominciava davvero ad assomigliare a una casa. Lei era riuscita a trovare il tempo per ordinare un letto, un divano e una cassettiera. Una sera, rientrando dall'ufficio, aveva acquistato un paio di piante e sulla libreria di fortuna aveva disposto alcune foto di sua madre, di suo padre e naturalmente di Pter. A poco a poco l'appartamento iniziava a prendere forma. Secondo le sue abitudini, Madeleine aveva subito diviso in tre parti l'indennit per l'affitto: un terzo ai suoi genitori, un terzo in banca e l'ultimo terzo destinato a qualche acquisto parsimonioso. Si era guardata in giro, esplorando il quartiere, e ce l'aveva fatta. Con i soldi che molti avrebbero speso per un singolo pezzo, lei era riuscita ad arredare un piccolo appartamento.
Sul comodino - una vecchia cassetta del vino che aveva chiesto al proprietario della drogheria portoricana all'angolo
- c'era una foto incorniciata di Alasdair che lei guardava ogni sera prima di addormentarsi. Di Doug, invece, non c'era traccia.
In un certo senso, Madeleine sapeva che per loro non ci sarebbe mai potuto essere un futuro. E lo sapeva anche lui. Dopo l'ultimo abbraccio all'aeroporto di Belgrado, il loro rapporto faceva parte del passato. Lei per non aveva rimpianti. Si era chiesta spesso come fosse possibile raggiungere una simile intimit con una persona e allo stesso tempo sentirla estranea. Tra loro era accaduto questo. Lei non voleva per continuare a rimuginarci sopra o domandarsi in eterno come fosse potuto succedere. Il loro rapporto era stato piacevole e l'aveva anche confortata finch era durato, ma ora quella fase si era conclusa e lei era sola. Tutto sommato era giusto cos.
A ogni modo, come si era resa conto nel giro di qualche mese, non aveva nemmeno il tempo di pensare a Doug, ai suoi genitori o a qualsiasi altra cosa. I suoi nuovi impegni la assorbivano quasi completamente. Nonostante Madeleine sentisse la mancanza della medicina, il lavoro che lei svolgeva con grande rigore insieme a Dari, un brillante avvocato dell'UNIFEM, e Jamilla, una rappresentante della Croce Rossa, era fonte di grande soddisfazione.
Loro tre formavano una bella squadra: Madeleine aveva una profonda conoscenza dei traumi fisici e mentali inflitti alle donne, Dari era sveglia e intelligente e Jamilla aveva quarant'anni di esperienza nella gestione delle crisi internazionali. 1 responsabili del dipartimento delle Nazioni Unite le chiamavano, senza troppa ironia, Charlie's Angels. Jamilla, originaria del Bangladesh ma cresciuta negli Stati Uniti, era una donna magra con i capelli grigi. A volte Madeleine pensava che i suoi modi bruschi e diretti fossero legati al fatto che da ragazzina aveva rifiutato di accondiscendere a un matrimonio combinato, rompendo i ponti con la sua famiglia. Dari aveva raccontato a Madeleine alcuni episodi in proposito. Anche Dari era una persona interessante.
Era nata in Canada, ma i suoi erano emigrati in Israele quando lei aveva undici anni. Aveva quindi trascorso dieci anni a Ramat Hasharon, un elegante quartiere di Tel Aviv, e poi si era innamorata di un turista danese e aveva deciso di seguirlo a Copenaghen, lasciando sbalordita la sua famiglia. Per i successivi dieci anni aveva abitato in un piccolo centro alle porte della capitale crescendo due figli e mettendocela tutta per diventare una donna di casa danese. A trent'anni si ora iscritta alla facolt di legge.
C'erano voluti sette anni prima che Dari fosse ammessa all'esercizio della professione forense in Danimarca e nel frattempo il suo matrimonio era fallito. Lei aveva allora fatto richiesta per un posto al quartier generale dell'iCM a Ginevra e in due anni era diventata uno degli avvocati pi esperti in questioni legali a sfondo sessuale e recentemente era stata inviata a New York. Due donne single come lo era Madeleine, impegnate ed estremamente in gamba. Madeleine si sentiva onorata di poter lavorare con loro.
Il caldo dell'estate aveva cominciato a lasciare lentamente il passo a qualche luminosa giornata autunnale. Le foglie iniziavano a cadere e un giorno di novembre giunse la telefonata di Amber.
Paola, la sorellastra di Amber, si sposava e Tende non ne voleva sapere di andare al matrimonio. Madeleine avrebbe avuto voglia di accompagnarla? Amber non poteva nemmeno pensare di trascorrere una settimana da sola con la sua famiglia scriteriata.
Le nozze si sarebbero celebrate a Natale in Namibia, in cima a una montagna o in un qualche altro posto altrettanto ridicolo.
Ti prego. Non penso di riuscire a farcela. Ti immagini? Lui ha cinquant'anni e possiede mezzo paese.
Be', non saprei... Qui abbiamo talmente tanto da fare. Madeleine si morse un labbro. Per quanto allettante fosse la proposta, non poteva assentarsi per una settimana.
Ma non hai diritto a qualche giorno di ferie? Come minimo sono un paio di settimane all'anno, no?
S, ma... be', ne parler con Jamilla e Dari. Vediamo cosa dicono.
Quando sarebbe?
Il 24 dicembre. Quel giorno, comunque, non lavoreresti.
Madeleine assent. Sarebbe potuta tornare a New York via Londra e passare dai suoi. Apr l'agenda. Okay. Chieder un permesso. All'altro capo del telefono, sent Amber tirare un sospiro di sollievo.
Buon per te disse Amber a Tende dopo aver riagganciato. Madeleine ha accettato di venire.
Buon per lei rispose lui in tono secco. Poi si alz e and in cucina.
Amber sospir. Non capisco perch non vuoi venire gli disse tornando sull'argomento per l'ennesima volta quella settimana.
Non mi va e basta ribad lui aprendo il frigorifero.
Ma perch no?
Perch  cos.
"Perch  cos" non  una risposta, Tende. Devi darmi una motivazione reale. Che cosa racconter a Max?
D'accordo. Vuoi sapere la verit? Non ci voglio venire perch nella tua famiglia nessuno  disposto ad accettare la nostra relazione, a rendersi conto che noi due stiamo insieme da quasi tre anni, a legittimare la mia presenza. Sono stanco di fingere con Max che tu non sia qui, che non viviamo assieme e che non siamo una coppia. E a proposito di quel dannato matrimonio, non voglio essere l'unico ospite africano ad assistere a una cerimonia celebrata sul cucuzzolo di una montagna dell'Africa meridionale, dove gli unici altri neri saranno quelli che trascineranno lo champagne ghiacciato su per il pendio senza peraltro avere il permesso di assaggiarlo. Non desidero partecipare.
La fiss. Pu bastarti come motivazione?
Amber non disse nulla, Tende aveva tutte le ragioni del mondo.
Okay. Mi dispiace, non ci avevo pensato. Non ci andr nemmeno io. Richiamo Madeleine e...
No, no. Paola  tua sorella e quella  la tua famiglia. Ci devi essere.
Fermo sulla porta, Tende stava bevendo dell'acqua dalla bottiglia.
Amber lo fiss corrugando la fronte. Aveva quasi rinunciato a cercare di fargli perdere quel vizio. Ma io non ci voglio andare senza di te esclam alzandosi dal divano per raggiungerlo. Ti capisco, davvero, credimi... ma non pensi che sarebbe comunque divertente?
Tende scosse la testa. No, sarei di malumore tutto il giorno e contagerei anche te.
Amber sorrise, abbracciandolo. Di malumore io? Mai. Gli appoggi il viso contro il torace e lo sent sorridere. Devo parlare con Max, lo so.
Quando lo fai, sarebbe meglio che avessi qualcosa di significativo da raccontargli disse calmo Tende mentre Amber si scostava per guardarlo negli occhi.
Che vuoi dire?
Be', un conto  ricordargli che stiamo insieme, che abbiamo una relazione, e un altro  dirgli... che vogliamo sposarci, per esempio rispose allegramente.
Amber lo fiss. Non scherzare su queste cose disse col cuore che cominciava a battere pi forte.
Chi ha detto che sto scherzando? La voce di Tende era pacata.
Stai... che cos'hai detto? gli chiese titubante.
Che ne diresti?
Tende Ndiaye... mi stai chiedendo di sposarti? esclam Amber scoppiando in una risata.
Lui rispose con una smorfia. Be', che effetto fa? Poi appoggi la bottiglia da cui stava bevendo e si volt a guardarla.
Come mai non me ne hai mai parlato prima?
Ti sembra il genere di domanda che bisogna ripetere pi di una volta? Ho aspettato.
Hai aspettato che cosa? lo incalz Amber.
Il momento giusto.
E sarebbe questo? Lei si guard: indossava un paio di calzoncini di lui e una T-shirt.
Tende segu il suo sguardo. S, almeno per me. Ma chiss se esiste davvero...
Be', sei tu quello che lo stava aspettando disse Amber lasciandosi abbracciare. Non riesco a credere che mi hai appena chiesto in moglie.
Avrei voluto farlo prima, ma credo che ci fossero ancora delle cose su cui dovevi riflettere. Sai, capire se avresti potuto vivere qui, integrarti nella nostra cultura, con la nostra religione...
non sono cose da poco.
Sto pensando di convertirmi disse Amber dopo un attimo di esitazione.
Lo so. Me ne sono accorto.
Voglio farlo. Ho deciso.
Sai che non sei obbligata. Anche il Profeta  stato sposato con una cristiana e un'ebrea. E tu sei entrambe le cose, no?
Amber scoppi a ridere. Insomma, tecnicamente non proprio.
Max  ebreo, mia madre invece no. Lei non si  fatta coinvolgere.
Tende assent. Parlo sul serio, non devi farlo se non lo vuoi.
Lo so ripet lei lentamente. Ma non vedo come potrei vivere qui se decidessi di non farlo.
Che cosa intendi dire?
Vedi, tu sei nato musulmano, e qui in Mali non c' un confine preciso tra cultura e religione, lo capisco persino io. Ma se ci sei nato hai la libert di sottratti agli aspetti che non condividi o che trovi troppo distanti da te... Tu per esempio bevi e non ti ho mai visto pregare. Ma per quanto mi riguarda, se mi dovessi convertire non avrei certo la possibilit di scegliere. Eppure, se non lo faccio, come potr mai integrarmi?
Ci riuscirai, troverai il modo. Stai gi imparando la nostra lingua e si capisce che ti piace vivere qui. Non devi abiurare la tua religione per vivere in questo paese, Amber. L'islam non  un dogma. E non lo  neppure il Mali. So che le due cose sembrano connesse inestricabilmente, in particolare agli occhi degli stranieri, ma tra noi ci sono sempre state persone di altre fedi, basta che ti guardi attorno. Non ti devi convertire a meno che tu non lo voglia veramente. E dovrebbe comunque essere per altre ragioni, non perch ti vuoi integrare. Lo sei gi, integrata.
Amber annu lentamente. Detto questo, non verr comunque al matrimonio di tua sorella aggiunse Tende sorridendo mentre Amber gli premeva il viso contro il collo.
Non mi aspettavo che avresti cambiato idea. Sei molto testardo, marito mio.
Esattamente come te, mogliettina. Risero entrambi prima di scambiarsi un bacio appassionato.
Un mese dopo, tuttavia, Amber non aveva per nulla voglia di ridere. Era appena rientrata da una riunione con Tim, a Londra.
Il capo si era lagnato che lei non stava lavorando con sufficiente
impegno o abbastanza velocemente all'articolo che le aveva assegnato.
Oltretutto, era stata lei a implorarlo per ottenere quell'incarico.
Tim l'aveva diffidata, ma lei aveva insistito e, dopo quasi tre mesi, lui non aveva in mano ancora niente. Amber non aveva trovato alcun argomento per ribattere, il capo aveva ragione.
Gli aveva promesso che si sarebbe impegnata a partire da quel momento e mentre lasciava l'ufficio lo aveva sentito esclamare:
Ti concedo due settimane. Gale aspetta da un mese di vederti arrivare con del materiale. Ho dovuto affidargli un altro articolo.
Amber, vedi di riordinare le idee o perderai l'incarico. Non le era rimasto che annuire e scappare.
Rientrata a Bamako, Amber era seduta alla sua scrivania con le prove sotto gli occhi. Max si era effettivamente incontrato con Galli e Sidib. C'erano persino alcune foto di loro tre che uscivano insieme dal Mtropole di Parigi. A quanto pareva avevano tenuto delle riunioni segrete in un luogo sconosciuto in Europa e i giornalisti che avevano cercato di scoprire qualcosa di pi avevano fatto un buco nell'acqua. Amber mordicchi la punta della matita aggrottando le sopracciglia e alz il telefono. Cinque minuti pi tardi aveva la risposta che cercava. Casa Bella. Certo. A confermarglielo erano state Andra e Luciana.
Si alz dalla scrivania e and alla finestra.
E adesso? Amber sapeva che cosa avrebbe dovuto fare: mandare immediatamente un fax a Gale, confermando date e orari degli incontri, e chiamare Tende in ufficio. Naturalmente lui aveva tutti i diritti di esserne informato. Durante l'inchiesta non si era esposta - non aveva scelta ma adesso... Tende si sarebbe infuriato.
Cap quanto fosse delicato l'equilibrio del loro rapporto: lui un giovane ministro e lei la figlia di uno degli investitori privati stranieri pi importanti del paese. Una volta resa pubblica la cosa, il legame tra le recenti iniziative di Max e la decisione di Tende Ndiaye di sposare una straniera bianca avrebbe potuto danneggiare gravemente Tende. Era come camminare su una
fune, le ripeteva spesso lui. Due o tre passi nella direzione sbagliata e sarebbe precipitato.
Stava iniziando l'invito alla preghiera, erano quasi le sei. Rimase alla finestra a osservare il cielo rosato di inizio dicembre.
L'Harmattan era tornato e aveva gi ricoperto ogni cosa di un sottile strato di polvere ocra che nel giro di qualche settimana avrebbe offuscato anche il cielo. Amber odiava quel vento. Rimase immobile davanti al suo computer portatile. Le parole brillavano sullo schermo luminoso. Che fare? Non riusciva a essere lucida. Ovviamente avrebbe dovuto riportare al giornale ci di cui era venuta a conoscenza. La questione, per, riguardava Max.
Amber era tenuta innanzitutto a parlarne con lui e a chiedergli spiegazioni. Torn verso il telefono. Doveva contattare Max prima che lo facesse qualcun altro.

81
Qualunque cosa lei si aspettasse di trovare entrando in quella piccola casetta dell'affollata township di Mbare, l'uomo dall'acconciatura rasta che le stava davanti fumando una sigaretta dopo l'altra non c'entrava niente. Godson Marimba guard per terra e annu lentamente. Era impegnato a riparare una tubazione.
Sul pavimento si notavano alcune pozze d'acqua e in un angolo c'era un grande secchio. Becky si ferm sulla soglia, non sapendo bene che cosa fare. Godson Marimba non assomigliava a nessuno degli altri zimbabwesi che lei aveva conosciuto; se l'era immaginato un tipo tranquillo, che parlava sottovoce e aveva pensato che l'avrebbe timidamente ringraziata per l'interesse da lei dimostrato verso le sue opere. Becky aveva creduto che sarebbero andati a sedersi in un caff per discutere con tutta calma di arte e lavoro. Invece l'uomo che trafficava attorno alla tubatura ignorandola completamente non mostrava neanche lontanamente l'atteggiamento gentile e ossequioso dei domestici neri della fattoria.
Ehm... signor Marimba? lo chiam Becky mentre la testa di lui spariva sotto il lavandino.
S.
Mmm... ecco, mi chiamo Becky Aldridge.  stato Sampson, suo fratello, a dirmi che l'avrei potuta trovare qui. Sono...
So chi . Che cosa vuole? la interruppe lui.
Becky fu colta alla sprovvista da quel tono cos diretto e ostile.
Oh, be'. L'altro giorno ho visto uno dei suoi lavori. Mi stavo chiedendo una cosa.
La risposta  no, cara signora. Sta perdendo tempo. Non dipingo pi e non mi  rimasto nulla da vendere. Chiaro? Becky trasal. Per cui... spero di aver risposto alla sua domanda, signora.
Mi dispiace che abbia sprecato il suo tempo per venire fin qua spieg prima di tornare a occuparsi del bullone da svitare.
Senta, signor Marimba, ho visto una delle sue opere e...
Intellettualoidi del cazzo.
Becky si interruppe. Come mi ha chiamato? Era troppo sconvolta per proseguire.
Mi ha sentito benissimo esclam l'uomo ritraendo la testa da sotto il lavandino e guardandola con freddezza.
Che cosa sta dicendo? farfugli Becky.
Godson si mise lentamente a sedere pulendosi le mani unte sulla salopette blu. Poi le lanci un'occhiataccia. Voi turisti siete tutti uguali. Arrivate qui, comprate le nostre opere per due soldi e ve la svignate prima che qualcuno possa aprire bocca. Dopodich, scopriamo che le rivendete a Londra e New York a un prezzo cinquanta volte maggiore. Intellettualoidi. Ecco come vi chiamiamo ed ecco il motivo per cui non otterr mai nulla da me. E adesso, perch non se ne torna nel suo fottutissimo hotel di Avonlea? Gi nell'atrio vendono dei cestini molto graziosi, sa?
I due si fissarono in un silenzio carico di tensione. Becky aveva il cuore che batteva all'impazzata. Come osava? Senta un po', brutto stronzo arrogante gracchi alla fine. Godson fece una risatina.
Come si permette di parlarmi cos? Sono venuta qui con grande entusiasmo, ci ho messo due cazzutissime settimane a trovarla.
Non sono una turista, io qui ci vivo.
Ah, s? Anch'io. E con ci? la sfott.
Con ci, niente. Non sono un mercante d'arte o una turista.
Non sto cercando di portare qualcosa fuori dal paese. Sono solo interessata ai suoi lavori, tutto qui. Sto pensando di aprire una piccola galleria da queste parti e...
Come ha detto? esclam Godson smettendo di pulirsi le mani e fissandola. Una galleria? Vorrebbe aprire una galleria?
S, ho dato un'occhiata in giro. C' talmente poco... ne ho gi gestita una a Londra. Stavo pensando...
Godson si sollev di colpo e dalla tasca gli cadde un cacciavite che rimbalz sul pavimento. Rimase a guardarla per un attimo, poi le tese la mano. Senta disse leggermente a disagio mi dispiace. Mi ero fatto un'impressione sbagliata.
Dopo una breve esitazione, Becky gliela strinse.  comprensibile comment. Dove possiamo parlare un attimo con calma?
Non qui rise Godson. Ho un'idea. Stasera mi vedo con alcuni amici al Jazz 105. Abita in citt?
Becky annu. Non ad Avonlea, comunque.
Lui si mostr imbarazzato. Il locale  sulla Second Street.
Ci incontriamo alle dieci. Perch non viene anche lei? Adesso, per... prosegu indicando gli attrezzi sparsi sul pavimento
devo proprio finire.
S, certo. Trover il posto senza problemi disse Becky mettendosi la borsa sulla spalla. Allora, a stasera.
Okay. Lui si era gi sdraiato un'altra volta. Becky gli rivolse un rapido sorriso e usc. Aveva ancora la faccia in fiamme. Non era abituata a confronti di quel genere, sebbene ci fosse stato qualcosa di divertente nel modo in cui si erano studiati. Non si spiegava il perch, ma aveva la sensazione che Godson Marimba avesse finito per stimarla. "Stronzo arrogante" pens con una smorfia mentre si avviava per la via polverosa diretta alla strada principale. Dei bambini la oltrepassarono di corsa gridando: Mazungu! Mazungu!. Becky li salut con un cenno della mano. Era di ottimo umore, tutto a un tratto il futuro le appariva luminoso.
Frug nella borsa alla ricerca degli occhiali da sole e sorrise fra s.
Quella sera si incontr al club con Godson e un suo amico, un certo Thomas. Era la prima volta che lei vedeva una folla mista; zimbabwesi bianchi e neri seduti ai tavoli con i turisti come se fossero in un bar di Londra o di New York, a raccontarsi storie,
a bere birra e a ballare. Becky si diede un'occhiata attorno con malcelato stupore.
Che cosa guardi? le grid Godson sovrastando la musica.
Lei bevve un sorso di birra.  la prima volta... la gente  molto varia qui, solo questo.
Dove hai detto che abiti? le chiese Thomas.
In una fattoria. Vicino a Chinhoyi. I due si scambiarono un'occhiata.
E cosa diavolo ci fai l? domand Godson.
Io... be', il mio ragazzo da una mano alla fattoria, con i turisti...
organizzano safari e altre cose del genere.
L'espressione di Godson si trasform in un ghigno. Visto? Non mi ero sbagliato poi tanto.
Becky fece una smorfia.  solo un lavoro disse in tono di scusa. Ecco perch ho pensato di fare qualcos'altro.
Balliamo esclam Godson alzandosi all'improvviso. Qui c' troppo chiasso. Andiamo a ballare e intanto chiacchieriamo.
Becky lo guard nervosa. Coraggio, non ti mordo mica. Sono sposato. Le porse una mano.
Dopo un attimo di esitazione, Becky la afferr e lo segu sulla pista affollata. Era una scena surreale, pens mentre si facevano largo fra la folla. Si sentiva come Alice alla scoperta di un mondo segreto nascosto dietro a quello in cui lei viveva.
Lo Zimbabwe assomigliava a una cipolla gigante, composta di tanti strati: c'erano Henry e i Fairfield nella fattoria in una zona del paese che assomigliava a quella dei Cotswolds, dove i proprietari si giocavano il tutto per tutto; poi Nadge e i suoi amici, con il loro stile di vita coloniale, ormai anacronistico; e quindi ci che lei aveva ora davanti agli occhi, Godson e il suo mondo di giovani urbanits. E Becky a quale strato apparteneva?
Di chi era la casa dov'eri stamattina? gli chiese quando iniziarono a ballare. Quella dove ti ho scovato.
Ah,  di mia zia. Aveva un lavandino che perdeva da giorni e le avevo promesso di aggiustarlo.
E tu dove abiti?
A Chitungwza. A una ventina di chilometri a sud da qui. Ci dovresti venire,  l che ho lo studio.
Hai uno studio? domand Becky sorpresa.
Certo. Come credi che faccia a dipingere?
Hai ragione... scusami. Non ci avevo pensato. Ballarono in silenzio per qualche minuto.
Quello che dicevi stamattina... la galleria. Parlavi sul serio?
le chiese Godson dopo un po'.
Becky annu. S. Ho anche gi trovato il posto.  un vecchio caff, su Albion Road, attaccato al Tube Night Club.
Vuoi dire il vecchio caff Ndebele? la interruppe Godson, eccitato.
Lo conosci?
Ragazzi,  uno spazio fantastico. Ma li hai i soldi per una cosa del genere? Ho sentito dire che il proprietario  un indiano. Quelli vogliono sempre guadagnarci.
Be', non io personalmente. Ma penso si possano trovare.
Sei forse impazzita? Henry la fiss, sconcertato.
Becky, con indosso il vestitino estivo senza spalline che a lui piaceva tanto, stava seduta sul bordo del letto con le gambe ciondoloni e gli stava spiegando con grande calma che aveva intenzione di trasferirsi ad Harare. Odio stare qui afferm senza scomporsi.
Da quando? chiese lui alla fine.
Oh, praticamente da sempre. Cio, appena arrivati era carino, ma io detesto vivere in un posto sperduto e soprattutto non sopporto i Fairfield. Non capisco proprio come fai.
Come faccio a fare cosa?
A fingere di essere ancora in Rhodesia e che non sia cambiato nulla. Godson dice...
E chi cazzo  Godson?
Godson Marimba, l'artista di cui ti ho parlato. Mi sta dando una mano.
In che senso? chiese d'impulso. "Marimba? Un africano?!
Oddio, no... basta."
Oh, per l'amor del cielo, Henry. Non  come pensi tu,  sposato.
E allora? A loro non importa nulla di essere sposati, dammi retta. Non hai idea di come sono. Posso solo... S'interruppe di colpo. Becky lo stava guardando con un'aria di compassione.
Becky, non lo fare le disse quasi supplicandola. Non sai in che situazione ti andresti a cacciare. Finir come con gli altri, i Bayne e i Baxter. Eri cos entusiasta di loro, e adesso guarda, non li vai quasi nemmeno pi a trovare. Questa  la tua natura, ti piace svolazzare da un posto all'altro.  un altro dei tuoi capricci, passer. Ne sono sicuro.
Questo non  un capriccio, Henry ribatt Becky, gelida.
Ed  mia intenzione fare quello che ho detto. Sono rimasta inchiodata qui per due anni per aiutarti a realizzare i tuoi progetti; adesso voglio fare qualcosa per me stessa. E comunque, non ho smesso di vedere Nadge, solo che ultimamente sono stata molto occupata con quest'altra cosa.
Ma dove troverai i soldi? Chi ti sceglierebbe per affidarti una galleria? Non ha senso, Becky.  una follia.
Otterr un finanziamento e, in ogni caso, non sono affari tuoi.
Hai reso abbastanza bene l'idea di che cosa pensi della mia idea.
Perch dovrebbe interessarti se funziona o no?
Perch s. Perch ti amo si lasci scappare. Stava iniziando a piagnucolare, e lui si odiava per quello. Si pass una mano tra i capelli, in preda all'agitazione. Okay, lo ammetto. Agli inizi della nostra storia tu per me rappresentavi solo un modo per riavvicinare Amber, sai... Tu eri l... non so... insomma,  successo.
Ma adesso le cose sono cambiate... si interruppe. Becky lo fissava in modo strano.
Vendetta? Si tratta di questo?
Solo all'inizio spieg Henry, chiedendosi se non avesse commesso un madornale errore a parlargliene.
Ah, davvero? E quando  cambiato? Quando hai smesso di pensare di vendicarti?
Cazzo, non lo so, Becky. Non ha importanza. Il punto  che ti amo e non voglio che te ne vada.
Oh, invece il punto  proprio questo, Henry. Becky era calma. Anzi, direi che  l'unica cosa che conta.
Se ne and senza che lui potesse dire o fare nulla. Caric le sue cose sulla Land Rover che Nadge le aveva mandato - "la stronza!"
- e si allontan dalla fattoria senza neppure salutare i Fairfield. Henry rimase immobile in mezzo al vialetto mentre i tre giardinieri sbirciavano discretamente al di sopra della siepe la scena di lei che caricava le valigie, lo abbracciava e saliva in auto. Tra i cespugli si ud un fruscio e una risata soffocata. Henry li guard in cagnesco, incapace persino di gridare. Si sentiva totalmente frastornato.
Che non sarebbe stato facile Becky lo cap immediatamente.
Si trasfer in una camera per gli ospiti a casa di Nadge "puoi restare finch vuoi, tesoro" - e cerc di pensare alla mossa successiva.
Telefon a Godson Marimba e i due s'incontrarono di nuovo in un locale vicino ad Africa Unity Square. Lei sapeva perfettamente che cosa voleva, chiss se sarebbe riuscita a suscitare anche l'interesse di lui...
Il fatto  disse, girando il cucchiaino nella tazza di caff che hai perfettamente ragione. La maggior parte dei proprietari di gallerie piomberebbero qui, si accaparrerebbero qualche pezzo e se ne andrebbero. Io non intendo agire cos, e non certo per evitare di sentirmi chiamare "intellettualoide del cazzo" prosegu con una smorfia. Solo perch non penso che funzionerebbe. Almeno non a lungo termine.
Perch? le chiese lui.
Be', perch  troppo difficile. Senti, gli unici due posti al mondo che contano veramente nel mercato dell'arte sono Londra e New York. In entrambe le citt aprire una galleria  terribilmente costoso e io ne so qualcosa. La tipa per cui lavoravo  quasi fallita in un posto del cazzo nell'East End dove non veniva mai un'anima. Per cui nessuna delle due citt  praticabile.
In pi, l'arte africana, quella contemporanea, non ha quasi mercato. Le maschere e le altre opere che gli europei e gli
americani percepiscono come "etniche" sono le uniche a essere commercializzate.
Cazzo, Becky, ne capisci molto pi di quanto pensassi.
Che cosa credevi? Te l'ho detto che lavoravo in una galleria.
Certo, come io lavoravo in un autosalone. Ma non so da dove cominciare ad aggiustare una macchina. Scoppi in una risata. Continua.
D'accordo. Ci che tiene in vita una galleria sono i compratori e questi si contano sulle dita di una mano. Ogni galleria ha il proprio elenco di clienti - compratori, non artisti - che vale tanto oro quanto pesa. Morag, la tipa per cui lavoravo, in realt ne aveva solo due e se  ancora in pista lo deve a loro.  un business veramente tosto. Ovviamente, se trovi i compratori giusti puoi guadagnare una fortuna, ma con le opere che interessano a me - i tuoi dipinti e alcune delle altre cose che ho visto qui - sarebbe praticamente impossibile.
Non  una descrizione tanto rosea. Qual  la tua idea?
Becky fece un gran respiro. Be', da quando sono qui ho conosciuto gente di tutti i tipi, Godson, dai braccianti agricoli alle signore chic di Citt del Capo. Non so cos'abbia di tanto speciale questo posto... ma  fantastico. E una delle cose che ho notato, specie dopo aver conosciuto te e alcuni tuoi amici,  che il mercato dell'arte fatta eccezione per le maschere primitive che gli intagliatori realizzano per i turisti - ignora il genere di lavoro che viene svolto qui. Nei quartieri a nord la gente  convinta di dover andare a Londra per comprare oggetti d'arte. Se il mercato funzionasse come si deve, li acquisterebbero qui. Ne sono certa.
Quindi...?
Io vorrei che colmassimo questo vuoto.
Noi?
Aldrtdge Marimba. Negozio, galleria, caffetteria... chiamalo come ti pare. Voglio trasformare quel locale in Albion Road nello spazio pi bello e pi qualificato per la vendita d'arte africana contemporanea e antica. Mi piacerebbe che potessimo commercializzare di tutto: oggetti d'.arte, sculture in legno, mobili, tessuti e via dicendo. Dovremo organizzare eventi, show, inaugurazioni, visite private, dare vita a un luogo dove gli artisti possano mostrare i propri lavori come si deve, non in un cazzuto atrio dell'Holiday Inn. Potremmo reinvestire parte dei profitti per ingrandirci, allestire degli studi da affittare...
Ehi, piano, madame! Stai correndo troppo. Godson rise alzando le mani. Nel suo sguardo c'era una luce che Becky non gli aveva mai visto prima. C' pur sempre il Sudafrica, sai. E l ci sono gi gallerie e musei. Noi arranchiamo, ragazzi. Se qualcuno di noi vuole vendere i propri lavori, deve andare in Sudafrica.
S, ma il problema  che in Sudafrica i proprietari delle gallerie e i mercanti d'arte credono di essere a Londra o a New York.
Quanti artisti africani tratta ognuno di loro? Godson scosse la testa. Becky aveva ragione. Coraggio, diamoci da fare qui. Proviamoci.
Ogni giorno da Harare passano parecchi turisti, senza contare gli inglesi che vivono qui e i bianchi ricchi... e poi le banche e gli uffici. Sai quante riproduzioni da due soldi di Turner ho visto alla Standard Chartered Bank? Persino nella maledetta Chinhoyi!
Godson la guard lasciandosi scappare un sospiro. Caspita, Becky... potrebbe essere una cosa fantastica. Ma perch hai bisogno di me? Potresti farcela benissimo da sola. Non ho capitali da investire in un'impresa del genere.
Becky scosse il capo. No, i soldi li trover io. Ascolta, a essere sincera tu mi sei indispensabile per arrivare agli artisti. Qui non conosco nessuno. Io sono brava nel marketing e negli aspetti organizzativi e tu dovresti occuparti di scovare i talenti. Se lavoriamo insieme possiamo contare su una credibilit molto maggiore.
Ah, la solita storia del bianco e nero... Gi, nelle pubbliche relazioni funziona cos. D'accordo. Godson fin il caff. Ci sto annunci poi.
Becky non riusc a trattenere un sorriso, ce l'avrebbero fatta, ne era certa. Una volta suscitato l'interesse di Godson, il primo grande ostacolo era superato. Ora poteva concentrarsi su quello successivo.

82
Amber raggiunse telefonicamente Max poco prima che lui uscisse di casa. Il padre l'ascolt per qualche minuto e poi decisero di vedersi l'indomani a Bamako. Nel pomeriggio sarebbe dovuto andare a Tghaza, ma avrebbero avuto la mattinata a disposizione.
Amber avvert che era stanco e, dopo aver riagganciato, prov un improvviso senso di colpa. Si augur di non avergli dato l'impressione dell'avvocato che invita il testimone a fare il suo dovere. Devo parlarti, non al telefono per. Max aveva ribattuto in tono incolore.
Amber pass la giornata riguardando gli appunti e controllando col massimo impegno date e cifre. Tende era a Sikasso, nel Sud del paese, per una riunione di governo. C'erano state delle scaramucce ai confini con la Costa d'Avorio e non sarebbe rientrato fino al weekend. In un certo senso, era un bene che non fosse presente quando Max sarebbe venuto.
Il giorno seguente lei attendeva con ansia l'arrivo del padre. Per la quinta volta chiese a Lameen di preparare qualcosa di buono per pranzo e di pulire la casa.
Suo padre viene qui? le domand l'uomo spolverando di nuovo il tavolo. Amber annu. Non si preoccupi. Sar tutto pulitissimo, signora la rassicur attraversando il salotto.
Amber sorrise, non aveva dubbi. Lameen dava dei punti persino all'esercito di personale di servizio che Max aveva ingaggiato a Londra. Lasci il domestico al suo lavoro e sal nel locale che usava come studio.
Max arriv poco dopo le undici. Aveva l'aria stanca, not Amber con una certa preoccupazione, mentre lo guardava scendere dall'automobile.
Aveva con s solo una borsa; le valigie erano nel bagagliaio, pronte per ripartire nel pomeriggio alla volta di Tghaza.
Max esclam lei andandogli incontro per dargli un bacio.
Lui le prese le mani. Sei stanco? chiese premurosa.
Max annu. Un po'. Ci sono ancora un sacco di cose da sistemare.
Dov' Tende?
Gi al Sud. Ti raggiunger allo stabilimento domani. Vuoi mangiare qualcosa?
Max fece cenno di no. Allora, di che cosa si tratta? Perch tutto questo mistero? Come sempre, non perdeva tempo in chiacchiere.
Amber esit. Andiamo di sopra, fa pi fresco. C' qualcosa che ti voglio chiedere.
Max si strinse nelle spalle. Va bene. Ti seguo.
Ascolta cominci Amber dopo aver chiuso la porta non  facile per me farti questa domanda. Ti stupir perch non sai che sto lavorando su questo...
Di che cosa stai parlando? chiese Max sedendosi accanto alla scrivania e gettando un'occhiata ai ritagli e agli appunti sparpagliati sul piano polveroso. Amber ebbe un sussulto, forse avrebbe dovuto metterli via. Cosa sono? prosegu Max prendendo la copia del "Financial Times". "Sall colpisce ancora! Max Sall, il ricco finanziere diventato paladino dell'ambiente, vuole dare lustro al Mali, uno sconosciuto paese dell'Africa occidentale." A cosa stai lavorando? Un nuovo articolo? domand appoggiando il giornale.  di questo che volevi parlarmi?
Be', s. Max, hai avuto degli incontri con Galli? gli chiese a bruciapelo.
Max la fiss per un attimo con gli occhi socchiusi. Perch me lo domandi? disse in un tono pericolosamente calmo.
Amber sospir. Circolano delle voci, Max. Mi hanno chiesto...
Ebbe un attimo di esitazione. Non era proprio cos. Anzi, ho chiesto che mi affidassero il pezzo. Max... Tende ne  al corrente?
Nel momento stesso in cui pronunciava queste parole, Amber si rese conto che non era la cosa giusta da dire.
Max si chiuse subito a riccio e si alz. Cosa diavolo stai cercando di fare, Amber? le domand in tono arrabbiato. Vuoi rovinare tutto prima ancora che cominci?
No. Sto solo...
E che razza di domanda  "Tende ne  al corrente"? No, quel tesorino del tuo ragazzo non lo sa. Vuoi sapere anche perch? Perch  il tuo ragazzo...
Non parlare di lui in questo modo lo interruppe Amber, infervorandosi.
Non  solo il mio ragazzo,  il tuo socio. E, a parte questo, noi due siamo fidanzati.  il mio fidanzato, se vogliamo essere precisi. Tra i due cadde un improvviso silenzio. Amber chiuse gli occhi, non era cos che aveva pensato di dirglielo.
Davvero? sghignazz Max. Allora  il tuo fidanzato, eh?  cos che agite? Lavorando alle mie spalle per mesi...
Non  vero! Sono stata io a chiedergli di non dire niente perch...
be', perch...
Avanti, su, difendilo.  il tipico comportamento ignobile delle donne. Il primo uomo che passa e...
Lui non  il primo che passa!  esclam Amber con le lacrime agli occhi. E non c' niente di tipico in tutto questo! lo lo amo, Max. Possibile che tu non riesca a capirlo? Cosa c' che non va in lui? Tende ti piace. Cazzo, ti piace pi di tuo figlio! grid.
Non tirare in mezzo Kieran strill Max in risposta. Se pensi che abbia intenzione di starmene qui a guardare come ti rovini la vita con quel negro musulmano... Si interruppe. Tra i due ci fu un silenzio tremendo, attonito.
Amber lo fiss col cuore in tumulto. Come l'hai chiamato?
disse affannata, scuotendo la testa come per scacciare quelle parole.
Max non rispose. Si limit a guardarla con un'espressione di rabbia e di paura. Poi si volt e usc sbattendo la porta. Per qualche secondo, Amber rest immobile al centro della stanza, troppo sconvolta e arrabbiata per muoversi. Dopo le urla e le voci concitate dei minuti precedenti, il silenzio le sembrava irreale.
Sentiva il proprio respiro, un rumore sgradevole scandito solo dal ronzio del ventilatore che girava sopra la sua testa. Deglut e riconobbe agli angoli della bocca il sapore salato delle lacrime.
I minuti passavano mentre lei cercava di riprendere il controllo di s. "Calmati" si ripeteva furiosa. "Calmati." Si affrett a chiudere l'altra porta della stanza per evitare che qualcuno potesse vederla in quello stato. Si asciug velocemente gli occhi, arrabbiata sia con se stessa sia con Max. Come aveva potuto parlare in quel modo? Come aveva osato farlo? And barcollando verso la scrivania. Le sue carte erano ancora sparse sulla superficie polverosa. Le guard - fogli protocollo sottolineati e pieni di appunti scritti con la sua calligrafia quasi illeggibile, ritagli di giornale, articoli di riviste, appunti meticolosamente battuti a macchina. Prese uno degli articoli e lo appallottol con rabbia, poi si guard attorno in cerca della caraffa d'acqua che Lameen le lasciava ogni giorno. Avvicin il bloc-notes; doveva tenere la mente impegnata per non pensare a ci che era appena successo. Che cosa avrebbe raccontato a Tende? Sapeva perfettamente quale sarebbe stata la reazione di lui. Avrebbe detto che su Max aveva sempre visto giusto. Mettersi in affari con lui era una cosa, andare a letto con sua figlia era tutt'altro paio di maniche.
Max usc dalla stanza quasi di corsa. Aveva un sapore amaro in bocca, di bile. Scese la scala barcollando e raggiunse il salotto.
Majid era seduto in cucina a chiacchierare con il cameriere di Amber. Vedendo entrare Max, scatt in piedi.
Signore, si sente bene? esclam facendo segno a Lameen di, portare subito dell'acqua.
Max annu con insofferenza. S, s. Non ho bisogno di niente. Voglio partire... andiamo. Vado di fretta. Majid lo guard, preoccupato. Subito! ringhi Max.
Majid fece un salto e corse ad aprire la portiera della macchina.
Max si infil di corsa nell'abitacolo con la mente che galoppava.
"Perch?" Si pass una mano sul viso. Perch diavolo aveva parlato cos? Non gli era mai capitato di pensare a Tende in quei termini. Che cosa l'aveva spinto a farlo? Era per via di Amber. Il modo in cui la figlia l'aveva attaccato, affrettandosi a difendere Tende prima ancora di chiedere a Max delle spiegazioni. Era rimasto scioccato, non se l'aspettava. Amber era la sua bambina, l'unica della famiglia ad aver ereditato un po' della sua intelligenza e perspicacia. All'improvviso, Max l'aveva vista allontanarsi da lui, diventare di qualcun altro. E la notizia del suo fidanzamento...
Tende avrebbe dovuto chiederglielo come si deve. Dio solo sa quante occasioni aveva avuto quando erano stati nel deserto, loro due soli. Tende invece non aveva aperto bocca, da vigliacco, e poi la cosa era saltata fuori come un fait accompli. Max si era sentito quasi di troppo, messo da parte, inutile. E vecchio.
Si era sentito vecchio.
Signore, vuole che l'accompagni? chiese Majid fissandolo.
Max sbatt le palpebre. Erano gi all'aeroporto. No. Sto bene.
Carica solo le borse sull'aereo e avverti il personale di terra che intendo decollare tra qualche minuto. Majid annu, incerto.
Max apr la portiera e scese dall'auto. Faceva ancora molto caldo e la polvere riempiva l'aria. Raggiunse velocemente il terminal per compilare i documenti di volo e un quarto d'ora pi tardi era seduto ai comandi, intento a espletare i controlli preliminari.
Era felice di avere qualcosa di concreto da fare, gli avrebbe impedito di pensare all'accaduto. Si mise in contatto radio con la torre di controllo ed ebbe il via libera. Mentre si muoveva verso la pista, not che la visibilit era scarsa. L'orizzonte era coperto da una leggera foschia rossastra. Quel maledetto Harmattan... Si mise in posizione per il decollo, diede gas e ud l'ormai familiare rombo dei motori. Il piccolo velivolo cominci a correre sulla pista con l'accelerazione al massimo, rimase un attimo come
sospeso, quindi si alz. Max punt verso l'alto mentre l'apparecchio sobbalzava. Ogni volta era come se fosse la prima: l'emozione del decollo, la vista della citt mentre la terra si allontanava e lui si dirigeva a nord. C'era molto vento, di solito preferiva volare il mattino presto. Col passare delle ore, il suolo si riscaldava al punto da provocare correnti d'aria calda che, rinforzate dal vento, battevano contro la carlinga. La rotta seguiva pi o meno il corso del fiume e, in condizioni normali, lui si sarebbe orientato anche grazie alle anse del Niger che si snodava verso nord. Sgou, Mopti, Timbuctu... Max era abituato a vedere le citt allungarsi nel loro caotico puzzle, ma quel giorno era diverso.
Mezz'ora dopo il decollo si imbatt in una turbolenza che fece pericolosamente oscillare e sobbalzare il velivolo. Via radio chiese il permesso di atterrare a Svar. Gli fu accordato e scese quindi a novemila metri di quota dove, per fortuna, il cielo era limpido. Max diede un'occhiata alla tremolante ombra color ocra che l'Harmattan aveva gettato su tutto il paese: era uno spettacolo incredibile.
A nord di Timbuctu, per, incontr un'altra turbolenza, e il cielo era oscurato da una nube di polvere pi densa. Erano le quattro e mezzo del pomeriggio e il sole stava lentamente calando alla sinistra dell'aereo. Iniziavano a delinearsi le ombre scure delle montagne dell'Adrar des Iforas subito inghiottite dalla foschia. Lass, sorvolando il Sahara con l'unica compagnia del suo respiro e del rombo dei motori, Max cap che la discussione con Amber non avrebbe avuto strascichi. Lui si sarebbe scusato, doveva assolutamente farlo. Aveva detto delle cose imperdonabili.
Appena fosse atterrato l'avrebbe chiamata. L'aereo ebbe un altro sussulto improvviso. Max corrug la fronte, persino a quell'altitudine c'era vento forte. Cerc di stabilire la propria posizione, senza riuscire a vedere le nubi sottili che di solito rivelano la presenza di turbolenze. In realt, attorno a lui, tutto stava diventando confuso e la polvere era risucchiata verso l'alto.
Afferr la cloche con entrambe le mani, ma l'aereo cominci a perdere quota e sobbalzare. Cosa gli avevano spiegato alla scuola di volo? "Mentre cercate di ragionare sul problema, fissate un punto all'orizzonte." Solo che in quel momento l'orizzonte non era visibile. Di colpo si rese conto di aver perso stabilit.
L'aereo stava entrando in quella che sembrava essere una tempesta di sabbia, una strana nebbia percorsa dalle correnti e da vuoti d'aria. Come poteva orientarsi? Continu a procedere per qualche minuto cercando di controllare il panico che cominciava a crescergli dentro. "Sta' calmo" si ripeteva. "Mantieni la calma e aspetta che passi." Alla sua sinistra avvert un bagliore e cerc di dirigersi da quella parte. Si accorse che l'aereo era nella posizione sbagliata, pericolosamente rovesciato. Che cosa stava succedendo?
Ud un suono, il sibilo prolungato del vento e il rumore di qualcosa che colpiva il motore, una specie di terribile rantolo.
Poi ci fu silenzio. "Non ho ancora finito..." L'esplosione, pi che udirla la percep. "No, non  finita. Mi hanno solo interrotto..."

83
Cap subito. Quando entr di corsa in salotto, l'ispettore capo abbass lo sguardo imbarazzato. Indietreggi di qualche passo, voltandosi verso il muro con il volto inespressivo. Oh, s... aveva capito.
Quando ud bussare alla porta, Amber alz gli occhi irritata. Fuori era quasi buio. Diede un'occhiata all'orologio e si chiese come potesse essere gi cos tardi. Doveva sicuramente essere Lameen che la chiamava per la cena.
Vada pure! esclam cercando di essere gentile. Sto bene, non ho bisogno di nulla. Manger pi tardi. Ci furono alcuni secondi di silenzio, in cui lei lo sent esitare dietro alla porta. Poi altri colpi, pi pressanti. Amber sospir e appoggi la penna. Si pass rapidamente un dito sotto gli occhi, augurandosi che non si capisse che aveva pianto, e and ad aprire.
Appena si trov di fronte Lameen col viso stravolto dall'angoscia le manc il respiro. Cos' successo? gli chiese con le mani gi gelate dalla paura. Lameen stava l impalato, a fissarla. Che cosa c'? Cos' successo?
Madame, excusez-moi balbett lui a fatica. La prego, venga.
E con queste parole si riavvi lungo il corridoio buio. Amber gli afferr un braccio e lo segu, sentendo le donne nel cortile vicino che cominciavano a piangere tra il rumore delle porte che sbattevano.
Ud il motore di alcune auto che si fermavano nel vialetto e quello di passi affrettati, poi una sirena della polizia. E un'altra ancora. Si precipit fuori seguendo Lameen, consapevole solo del suono dei suoi passi e del cuore che le batteva all'impazzata.

84
Amber aveva letto diverse cose sul lutto: la perdita di un compagno, di un parente, persino di un figlio. Dolore, dispiacere, shock, paura... pass velocemente in rassegna tutti i sostantivi e ripercorse con la memoria ognuna di quelle storie. Ma in nessuna di esse si parlava del rimorso. Nell'attimo in cui l'ispettore apr bocca, Amber fu travolta da un senso di colpa che le fece cedere le gambe al punto di dover essere sorretta. Rimorso. Si tapp le orecchie con le mani per non udire le parole che venivano pronunciate. Poi si rese conto che a urlare era stata lei, il suo cuore... Rimorso e paura, ecco che cosa le rimaneva. Era lei la responsabile dell'accaduto. La colpa era solo sua. Lameen le teneva le mani per impedirle di schiaffeggiarsi. Quindi l'uomo grid che chiamassero immediatamente un dottore. Amber si rendeva vagamente conto di ci che avveniva intorno a lei ma riusciva a concentrarsi solo sulla fitta di terrore che le attanagliava lo stomaco. Sent il rumore di porte che si aprivano, la voce di Mandia, il respiro corto e affannoso... Sulla porta un bambino tirava profondi sospiri che si tramutarono presto in singhiozzi. Tutt'intorno si udivano solo espressioni di sconcerto e disperazione. Mandia cerc di abbracciarla, ma fu respinta; Amber non sopportava di essere toccata. Si alz a fatica, barcoll fino a lui e apr la bocca per dire qualcosa. Non le usc una sola parola. Il senso di colpa e la paura le serravano la gola. Si lasci portare via, lentamente... Mandia la sorreggeva da un lato e Lameen dall'altro. Fuori, sembrava che i lamenti non dovessero avere mai fine.
Naturalmente il corpo non era stato rinvenuto. L'esplosione aveva ridotto tutto in cenere. La voce dell'ispettore giunse attraverso le pareti e la porta socchiusa della stanza accanto. Mandia e gli altri membri della famiglia erano radunati nello studio attiguo alla camera da letto. Parlavano in francese, a voce bassa, con partecipazione. Nel loro tono non c'era traccia di ansia. Sapevano che il fatto che Max Sall si fosse schiantato con l'aereo e fosse morto in quel paese presto avrebbe fatto s che i riflettori dei media venissero puntati su di loro. Qualunque cosa fosse successa, le forze di polizia del Mali sarebbero passate sotto attento esame. Amber sentiva Mandia muoversi, cercare di calmare gli altri e interessarsi affinch qualcuno avvisasse subito Tende in modo che lui potesse rientrare subito da Sikasso. Del corpo non c'era traccia, continuavano a ripetere. "Non  un corpo" avrebbe voluto urlare Amber "state parlando di Max", ma il Valium che le avevano somministrato l'aveva intontita e lei non riusciva ad articolare alcun suono. Niente corpo, nulla... di Max non era rimasto pi nulla. Nulla da riportare a casa. Affond la testa nel cuscino cercando di soffocare i pensieri.
Amber ebbe l'impressione che fossero passate settimane prima che si sentisse in grado di affrontare il viaggio di rientro a Londra.
In quel periodo di shock il tempo era come alterato, sospeso.
Il giorno della disgrazia, il giorno successivo e quello dopo ancora impar a misurare il tempo in un altro modo, molto pi atroce rispetto ai primi tempi in cui era a Bamako quando i giorni e le notti erano scanditi dall'invito del muezzin e dal ritmo della moschea. Nella stanza buia in cui giaceva, lei sentiva solo il ticchettio dell'orologio sul cassettone e il ronzio del ventilatore sul soffitto. Ogni tanto udiva Tende discutere fuori con i suoi genitori: "Lasciala in pace, ha bisogno di stare da sola*., no, si riprender". Amber sapeva che per loro era inconcepibile affrontare la morte stando l immobili, al buio - e il solo pensiero le strapp altre lacrime -, ma non avrebbe potuto partecipare alle interminabili cerimonie funebri e alle veglie che appartenevano alla loro cultura.
E poi c'era dell'altro. Era qualcosa di cui non riusciva a parlare con nessuno, nemmeno Con Tende. La sua freddezza doveva sicuramente averlo colpito, ma lei non riusciva a trovare le parole per raccontargli quanto era successo poco prima che Max scappasse via da l. Non era nemmeno capace di spiegare il travolgente senso di colpa che non le dava pace. Sarebbe stato come ammettere che Tende aveva capito tutto di Max, fin dal primo momento. Amber non poteva affrontare quella prova. Fin dunque per allontanarsi dall'unica persona che avrebbe potuto offrirle un po' di conforto. Anzi, cercava addirittura di tagliarlo fuori, rifugiandosi in quella camera con le finestre sprangate ad ascoltare le frasi che venivano bisbigliate all'esterno.
Al telefono Angela si era dimostrata incredibilmente calma.
Tende aveva cercato di darle la notizia col maggior tatto possibile.
Nel momento stesso in cui la donna aveva alzato la cornetta, lui si era reso conto che Angela non viveva il ?lutto con la stessa intensit della figlia. La garbata melodia di parole che gli era giunta attraverso la chiamata intercontinentale piena di interferenze era stata preceduta soltanto da un profondo sospiro.
Ho capito. Oh, santo cielo. E Amber? Sembrava aver accettato senza scomporsi il fatto che di l a qualche giorno Tende sarebbe tornato a Londra con Amber. Gli era addirittura grata per la telefonata. Era stato davvero gentile. Angela si sarebbe occupata delle cerimonie in suffragio. S, avrebbe pensato lei a informare Francesca e Paola. No, non c'era altro che lui potesse fare, era gi stato talmente gentile.
Dopo aver riagganciato Tende rimase immobile con le tempie che gli pulsavano. Si ferm nell'ingresso, sbalordito. Nonostante il rapporto che aveva avuto con Max, della sua famiglia capiva ben poco. Era difficile comprendere come ragionassero quelle persone. Diede un'occhiata al giardino che in quella stagione pativa per la mancanza d'acqua... i prati ingialliti, le foglie delle palme piene di polvere. Da l si vedeva anche lo strato di pulviscolo che ricopriva i parabrezza delle automobili. Poi distolse faticosamente lo sguardo. Max era morto. Nella confusione dei giorni che erano seguiti all'incidente, i pensieri di Tende erano stati tutti per Amber. Ma nella voce di Angela lui aveva percepito sollievo, non dolore. Amber invece giaceva di sopra, incapace di farsi una ragione dell'accaduto. Non era cos ingenuo da non capire che ci doveva essere dell'altro. Amber gli taceva qualcosa.
Decise di salire da lei.
Amber, dovresti mangiare qualcosa disse sedendosi sul bordo del letto.
Lei lo guard col viso rigato di lacrime e scosse la testa. Non ho fame. La sua voce era bassa e roca.
Tende fece una smorfia, Amber doveva aver pianto per ore.
Lo so, ma devi sforzarti. Hai bisogno di nutrirti.
Sto bene.
Adesso fu lui a scuotere la testa. No, non  vero... non stai bene. D'accordo, fai come vuoi, ma comunque dovresti mandar gi un boccone. Chiedo a Lameen di portarti su un vassoio.
Tende, per favore... sto bene disse lei con voce flebile. Lui la guard ma Amber distolse gli occhi. Lui allung una mano per toccarla e rimase colpito dallo scatto della ragazza. Sembrava non sopportare il minimo contatto.
Amber, che cosa  successo? Era da giorni che desiderava farle quella domanda. Lei non rispose. Tende ritrasse le mani e rest a fissare la sagoma che giaceva immobile accanto a lui. Amber?
riprov. Ancora silenzio. Senti, chrie... so quanto sia dura ma...
Tu non sai un bel niente. Il tono di voce era freddo. Lei si gir verso il muro per sfuggirgli.
Era anche amico mio continu Tende lentamente. Sotto le lenzuola avvert un movimento.
... era... mio padre disse lei con uno sforzo per vincere il tremolio della voce. Era mio padre ed  colpa mia.
Si  trattato di un incidente esclam Tende con dolcezza cercando nuovamente di sfiorarla. Questa volta non ci fu resistenza.
Scost il lenzuolo e fece per tirarla verso di s.
No,  questo che non capisci. Non  stato un incidente...  colpa mia singhiozz.
Amber, raccontami che cos' successo. Devi dirmelo. Non ti posso aiutare se non so come sono andate le cose.
Non ce la faccio.
Devi.
Ha detto delle cose, Tende... delle cose terribili su di te. Abbiamo litigato, e lui ha affermato... non posso ripeterlo. Non lo far. Subito dopo se n' andato. Era stravolto.  salito sull'aereo ed  precipitato. Se non avessimo... anzi, se io non avessi litigato con lui... Singhiozzava e respirava affannosamente mentre le parole le uscivano dalla bocca come un fiume in piena. Tende annu lentamente accarezzandole i capelli arruffati.
Ho capito... la interruppe lui con un sospiro. Non c'era bisogno che Amber gli raccontasse nei dettagli ci che lui temeva fosse successo. Non importa, chrie. Adesso stanimi a sentire.
Guardami. La fece girare per guardarla in viso, una maschera fatta di dolore e rimorso ma anche di rabbia. Poi le sollev dolcemente il mento. Finalmente anche lei lo guardava, gli occhi azzurri arrossati e cerchiati per il pianto. Vedrai che passer.
Annu, incerta. Passer. Poi si chin e cominci a cullarla, proteggendola con le braccia dalla tempesta del suo dolore.

85
Il servizio funebre in suffragio di Max si tenne a Casa Bella. Fu l'unica cosa su cui Angela e Francesca riuscirono a trovarsi d'accordo.
Angela era intenzionata a invitare mezzo mondo, Francesca avrebbe voluto solo i famigliari. Alla fine, le due raggiunsero un compromesso. C'erano Amber, Tende, Kieran, Angela, Paola, Francesca e Theo, l'avvocato di Max. Inoltre presenziarono alcuni amici: due signori di New York, un uomo d'affari di San Pietroburgo, un rabbino di Londra e, con sorpresa di tutti, Jonathan Sainsbury. La cerimonia fu insolitamente discreta per un uomo pubblico quale era stato Max. Il protocollo in quella circostanza assegnava ad Angela il ruolo principale. A dire la verit, come aveva intuito Tende, la donna sembrava piuttosto sollevata. Francesca, invece, era affranta. Amber, sostenuta da Tende, seguiva il rito come in trance: la morte del padre le aveva procurato un tale shock che la ragazza sembrava non essersi ancora resa conto dell'accaduto e pareva incapace di dire addio al padre. Quell'inverno a Minorca faceva particolarmente freddo. Gli ospiti, radunati sul patio al termine del servizio funebre, erano impegnati in conversazioni forzate, come fossero estranei, cercando di ignorare le raffiche di vento gelido che soffiavano dal mare.
Theo, con aria preoccupata, si fece largo tra la piccola folla seguito da Amber che gli si ferm accanto senza riuscire a parlare.
L'avvocato, che lei conosceva da anni, le circond le spalle
con un braccio. Odio dover affrontare questo argomento disse in tono pacato. Ma c' la questione del testamento. Appena rientro a Londra cercher di fissare l'udienza, per, Amber,  mio dovere avvisarla... dev'essere preparata. La ragazza lo guard senza capire. Al momento non posso dirle di pi ma deve essere forte. Proprio come avrebbe voluto Max.
Amber, con un groppo in gola, gli appoggi una mano sul braccio e annu mestamente. Qualunque fossero le disposizioni, bisognava comunque aspettare.
Il gruppo lasci Minorca il giorno dopo. Tende part per Parigi dove avrebbe preso un volo diretto in Africa. Paola e Francesca tornarono a Roma. I preparativi per le nozze di Paola erano stati sospesi, e i rapporti con Kieran erano stati glaciali. Theo, Angela e Amber presero il primo volo per Londra.
La settimana successiva si ritrovarono nell'ufficio di Tho a Park Lane. Francesca e Paola erano vestite di nero, belle ed eleganti anche in quei giorni di lutto. Angela indossava un completo Chanel blu e sembrava preoccuparsi pi delle smagliature nei collant che di assumere un'espressione che si addicesse alla circostanza.
Amber salut Francesca e rivolse un cenno in direzione di Paola.
Persino in momenti come quello, si disse, il loro atteggiamento non era diverso dal solito. Le cose non sarebbero mai cambiate.
Angela si sedette accanto a un enorme mazzo di lill e inizi a sfogliare una rivista. Poco dopo giunse Theo. Abbracci le donne, indugiando un secondo di pi con Amber.
Se volete seguirmi, signore, Kieran. Ho il dovere di informarvi che fuori dal mio studio ci sono altre due giovani donne. Angela, lei le conosce e pertanto le chiedo di controllarsi. Sono momenti difficili. Amber guard la madre. Che cosa stava succedendo?
Il volto di Francesca si fece ancora pi tirato. Di chi sta parlando?
chiese sollevando il mento.
Theo, per, prefer non rispondere. Signore, da questa parte.
Prego e fece loro strada lungo il corridoio ricoperto di moquette.
Quando ebbero girato l'angolo, Amber trasal. Seduta su una
sedia accanto a un ragazzino di cinque o sei anni straordinariamente somigliante a Max c'era Krystyna. Di fronte a lei, Siobhn teneva tra le braccia un neonato. Amber si port una mano alla bocca e guard Angela. Da dietro le spalle giunse un'esclamazione di disappunto di Kieran. Le sei donne si fissarono in silenzio.
Prego, da questa parte disse Theo facendo accomodare l'attonito gruppetto nel suo studio.
La lettura del testamento di Max non richiese pi di dieci minuti.
Quando la voce dell'avvocato si spense, ci furono alcuni attimi di silenzio. Amber chiuse gli occhi. Poi si scaten l'inferno.
Lei rimase al suo posto mentre Theo cercava di riportare ordine.
Francesca e Paola, in piedi, gridavano e singhiozzavano allo stesso tempo. Krystyna e Siobhn erano in lacrime e cercavano di calmare i bambini. Kieran si alz bofonchiando, mentre Angela, seduta di rimpetto alla lucida scrivania di Tho, si controllava tranquillamente le unghie. Poi afferr la borsa ed estrasse un pacchetto di sigarette.
In quel mentre si ud bussare alla porta e l'assistente di Theo si affacci sulla soglia e chiese se potesse far qualcosa. Theo fece cenno di no con la testa, poi si diresse verso le donne per cercare di tranquillizzarle, finch la sua voce calma e i suoi modi gentili ma fermi iniziarono a fare effetto. Siobhn venne accompagnata nella saletta accanto con il piccolo che strillava come un ossesso. Daniel, il figlio di Krystyna, ricevette un gioco che lo tenne impegnato per un po', a Francesca invece fu portato un bicchiere di brandy. Paola disse di non sentirsi bene e lasci la stanza.
Le uniche a rimanere al loro posto furono Angela, che fumava una sigaretta dietro l'altra per cercare di mantenere la calma, e Amber, ammutolita dalle notizie che aveva appena ricevuto.
I beni di Max - per lo meno quel che ne restava - sarebbero passati direttamente ad Amber. Il sogno di costruire qualcosa con il denaro che aveva accumulato, che aveva preso vita nel progetto delle miniere di sale, aveva pressoch prosciugato il patrimonio di Max. Era rimasto ben poco. L'ultimo testamento risaliva a cinque anni prima e, nonostante i ripetuti solleciti di Theo, prima
di morire Max non lo aveva rivisto. Ogni investimento che Max aveva fatto era legato al completamento delle miniere di Tghaza. Kieran e Paola non erano nemmeno nominati nel testamento; la casa di Holland Park andava ad Angela, quella romana a Francesca, mentre Amber avrebbe potuto disporre di Casa Bella. C'erano poi delle disposizioni di poco conto: una rendita annua per Krystyna e un lascito che Max aveva stabilito con Siobhn circa un anno prima. Inoltre c'era un piccolo pacco contenente tre diamanti grezzi che Theo prelev dalla cassaforte e che Max aveva lasciato ad Amber. La ragazza tenne sulla palma della mano l'involto di carta ingiallita, senza riuscire a guardare il contenuto n ad alzare gli occhi sui presenti. "Perch, Max?" Che lo avesse voluto oppure no, il padre le aveva affidato una difficilissima decisione.
Anche adesso, dopo la sua morte, la costringeva a fare una scelta. Tghaza o la famiglia. Tende o i discendenti di Max. Avvert un bruciore agli occhi e dovette uscire di corsa dalla stanza.
Se Amber aveva pensato che la settimana successiva alla scomparsa di Max sarebbe stata la pi difficile della sua vita, si rese presto conto che il peggio doveva ancora arrivare. Le ci erano volute quasi ventiquattr'ore per realizzare la gravit della situazione.
L'atteggiamento degli altri nei suoi confronti era cambiato in un batter d'occhio. Amber - indipendentemente dalla difficile situazione fiscale - aveva avuto tutto, mentre Francesca, Paola e Kieran erano rimasti a mani vuote. Come se non bastasse, Francesca insisteva nel dire che lei e la figlia erano state tagliate fuori, messe da parte, offese, violate. Amber, con le mani che tremavano, continuava a ripetere che finch non avesse avuto il tempo di riflettere su che cosa fare e di considerare l'interesse di tutte le persone coinvolte non avrebbe preso alcuna decisione.
Doveva parlare con Theo.
Una settimana pi tardi, seduta in uno dei morbidi divani in pelle dello studio dell'avvocato, accett un bicchiere di vino e si mise comoda fissando Theo con circospezione.
Come va, mia cara? le chiese lui.
Non lo so. Bene, credo. Non so ancora se dovrei essere arrabbiata con lui per avermi messo in questa situazione oppure sentirmi onorata. Faccio davvero fatica a capirlo. Perch ha scelto me? chiese guardando il bicchiere.
Di chi altro poteva fidarsi, Amber? ribatt Theo con calma.
Lei lo guard sorpresa. Non aveva mai fatto troppo caso a quell'avvocato gentile e robusto che Max ?sembrava conoscere da sempre. Amber ricordava vagamente di averlo incontrato in strane circostanze, per esempio la sera in cui Angela aveva tentato il suicidio. Max naturalmente non era in casa, e Theo era corso di sopra gridando alla cameriera di chiamare un'ambulanza ed era rimasto al capezzale di Angela. S, lui era sempre stato presente. In realt, per, Amber non si era mai chiesta troppe cose sul conto di quell'uomo.
Oh, c' stato un momento continu Theo nel frattempo in cui Max si era convinto che Kieran si fosse rimesso in carreggiata, con l'affare del locale notturno. Sembrava andare cos bene. Ma poi, dopo la faccenda con Paola disse asciugandosi le labbra e appoggiando il bicchiere tutto  precipitato di nuovo. Amber lo fiss. Dunque sapeva? Theo colse l'occhiata di lei. Non ero solo l'avvocato di Max aggiunse dopo un attimo. Ero un suo amico. Siamo cresciuti insieme.
Amber trasal. Era la prima volta che sentiva qualcuno fare riferimento all'infanzia di Max. Non ne ha mai parlato... non so nulla di lui disse in un soffio.  anche lei... Come l'ha conosciuto?
Ha mai sentito parlare del Kindertransport? le chiese Theo alzandosi.
Amber annu con una certa esitazione. I bambini... i bambini ebrei... Lei e Max...?
S, tutti e due. Siamo arrivati in anni diversi. Io nel '37 e Max nel '39, Non avevamo nulla. Siamo giunti qui entrambi a mani vuote e siamo stati messi nell'orfanotrofio di Neasden Lane. L, in verit, non ho avuto modo di frequentarlo molto perch lui era un po' pi vecchio di me. Ma qualche anno pi tardi ci siamo rincontrati per caso e lui si ricordava di me. All'epoca Max era gi sposato con Angela e io avevo appena cominciato a esercitare la professione di avvocato come praticante presso un famoso studio legale di ebrei, il Rosensweig & Gutman. Eravamo in causa con Sainsbury per la chiusura di una piccola macelleria kosher in Commercial Road... lo ricordo benissimo. Tho si interruppe per bere un sorso di vino. Amber non fiat. Naturalmente abbiamo perso... ma Max venne da me e ci mettemmo a parlare. Mi chiese di chiamarlo quando avessi avuto l'abilitazione.
Si strinse nelle spalle. E cos feci. Sono passati trent'anni da allora. Bevve un altro sorso. Max  stato molto generoso con me. Tutto ci che ho guadagnato lo devo a lui. Mi ha procurato i clienti giusti, quando ne ho avuto bisogno mi ha finanziato...
 stato persino il padrino di mio figlio.
Amber cominci a sentire il familiare bruciore agli occhi. Perch non ce ne ha mai parlato? chiese alla fine.
Theo scosse la testa. Vorrei tanto saperlo. Le voleva molto bene, Amber. Lo diceva sempre. "Se solo mio figlio fosse come lei, se avesse la met del suo cervello." Era veramente orgoglioso di lei.
Amber sent le lacrime scorrerle lungo le guance. Guard Theo e vide che anche lui aveva gli occhi lucidi.
Gli avevo chiesto di rivedere il testamento, dopo che l'aveva modificato escludendo Kieran e Paola, anche per proteggere lei, Amber. Ma non si  mai deciso a farlo. A volte mi chiedo...
scosse la testa. Mi domando se dopotutto non abbia ottenuto ci che voleva.
A che cosa si riferisce?
 sempre stato il suo dilemma. Ha avuto una vita cos difficile...
agli inizi, intendo. Ma  proprio per questo che  diventato quello che era. Diceva sempre che senza lottare non si arriva da nessuna parte. E credo che fosse preoccupato che lei, Amber, non dovesse lottare per qualcosa. Era un pensiero che lo tormentava.
Ripeteva sempre che lei era quella che gli assomigliava di pi, che sapeva combattere per ci che voleva. Come era
successo in occasione della decisione di frequentare l'universit.
Era dispiaciuto per le cose che le aveva detto, sa. Dopo che lei si era iscritta, si era vergognato delle proprie parole. Continuava a sperare che Kieran avrebbe messo la testa a posto. Credo che quello sia stato il primo segnale. Poi quando era partita per il Mali mi aveva detto: " proprio come me". Era contento.
Per questo ogni tanto mi chiedo se la decisione di non cambiare il testamento non sia stata una decisione ponderata. Potrebbe essere l'occasione della sua grande battaglia, Amber.
Abbiamo litigato sussurr lei dopo un momento. Appena prima che morisse. Ha detto delle cose... e anch'io... non so, sono stata cos...
Basta la interruppe Theo. La smetta di tormentarsi. Qualunque sia stato l'argomento della vostra discussione, non ha nulla a che vedere con quanto  successo.  stata la volont del Signore.
Mi sembra di sentire Tende disse Amber con un timido sorriso. Poi rimase un attimo in silenzio. Si trattava di lui... di Tende. Max ha detto delle cose... aggiunse poi.
Parlava come un padre, Amber si affrett a commentare Theo.
Era preoccupato per lei. E anche un po' geloso aggiunse con un sorriso. Ho tre figlie. Le due pi grandi sono sposate... e s, a volte anch'io sono geloso. Non  facile accettare di essere rimpiazzati.
Ma non avrei mai... cominci a dire Amber.
Theo scosse il capo. Temo che lei non c'entri.  un problema di noi padri, che riguarda la nostra vanit. E qualsiasi altra cosa si possa dire di Max,  certo che era un uomo vanitoso. Scoppi a ridere. Con questo non voglio giustificarlo per quello che ha detto - e mi creda, posso immaginare il tenore delle sue parole -, ma sono certo che in quel momento si sentiva ferito. Tutto qui.
Amber lo guard con gratitudine. Il peso che da un mese le opprimeva il petto stava iniziando ad alleggerirsi. Prese il bicchiere e lo sollev. Grazie, zio Theo disse con calma.
L'uomo rimase un attimo in silenzio, sorpreso. Poi fece altrettanto.
No, Amber. Grazie a lei esclam con gli occhi pieni di lacrime. Il cerchio aveva cominciato a chiudersi.

86
Quello, disse la sera per telefono a Tende, non era niente in confronto al resto. La gestione finanziaria rappresentava l'aspetto pi problematico. Voglio dire, non so... Certo che dobbiamo continuare con il progetto di Tghaza, come potremmo fare diversamente?
Oltretutto ormai i lavori sono quasi ultimati. Ma che fare con gli altri?
A che cosa ti riferisci? Tua madre e Kieran hanno una casa dove stare, giusto? E Francesca ha l'appartamento di Roma. Non avranno problemi.
Ma che cosa faranno per mantenersi?
Quello che fa chiunque altro a questo mondo, te compresa, Amber. Si troveranno un lavoro.
Ma...
Niente ma. Sai bene che non stai facendo loro un favore.
Lo so.  solo che... insomma, voglio dire... Kieran non ha mai lavorato in vita sua.
Allora  giunto il momento di iniziare afferm Tende. Non aveva mai avuto un debole n per Kieran n per Paola, a dire il vero. Ricordava ancora la prima volta che aveva incontrato la sorellastra di Amber.
Tende conosceva quella famiglia ormai da tre anni e l'ammirazione che provava per Amber era cresciuta proporzionalmente al disprezzo nei confronti dei suoi parenti. Nelle settimane
che erano seguite alla scomparsa di Max, quando Tende l'aveva accompagnata a Londra, si era reso lentamente conto che quella gente - Kieran, Paola, Francesca e Angela - erano le persone con cui Amber era cresciuta. Quella casa - l'elegante palazzo di Notting Hill con lo sterminato stuolo di cameriere e personale di servizio -era la casa di Amber. Lei gli aveva mostrato la camera dove aveva trascorso gli anni dell'adolescenza insieme a Becky e a Madeleine; nel bagno personale dietro la porta era ancora appesa la vestaglia di quando era una ragazzina... La donna di cui lui era innamorato aveva vissuto in quel posto e solo in quel momento Tende si rendeva conto di non aver mai compreso fino in fondo quanto lei si fosse sempre dimostrata forte. Lui aveva trascorso una settimana circondato dagli oggetti che le erano sempre appartenuti e che testimoniavano la vita che Amber aveva condotto prima di conoscerlo... e ai quali lei aveva deciso di rinunciare.
Avrebbe potuto facilmente comportarsi come Paola o Kieran... persino come Angela. Invece aveva fatto una scelta, seguendo le proprie convinzioni e i propri valori. Tende ne era rimasto turbato e sbalordito. Per molti versi Amber era pi coraggiosa di lui. Le decisioni che Tende aveva preso erano le stesse che a loro tempo avevano preso i suoi genitori. Nel suo caso le scelte erano state forzate, un adattamento alle convenzioni legate alla razza, alla religione e alla classe sociale di appartenenza.
Mentre per Amber decidere era stato molto pi difficile, per il semplice fatto di aver ragionato al di fuori di qualunque schema.
Penso di s la sent dire con un sospiro. Tende sorrise. Chiss...
magari questa situazione avrebbe determinato una svolta nel loro rapporto.
Ti amo le disse piano. Davvero.
Anch'io. E vorrei averti accanto a me.

87
Becky e Madeleine non vennero a conoscenza della morte di Max per diverse settimane. Madeleine era troppo occupata con il lavoro e Becky non ascoltava mai il notiziario.
Madeleine stava entrando nel palazzo sulla Cinquantunesima diretta al suo ufficio quando vide Dari arrivare di corsa. Si ferm e la salut con la mano. La collega la raggiunse trafelata col fiato che formava una nuvola nell'aria gelida.
Ciao, non era il caso che mi aspettassi le disse strofinandosi le mani riparate dai guanti. Fa talmente freddo!
Sembra impossibile che sia la stessa citt in cui l'estate scorsa pensavo mi sarei sciolta per il caldo convenne Madeleine stringendosi ancora di pi la sciarpa attorno al collo.
New York  cos. Non capisco perch non l'abbiano messa in California aggiunse Dari con una risata. Oh, a proposito...
 da un po' che voglio chiedertelo. Una delle tue amiche non  la figlia di Max Sall?
Madeleine annu, stupita. S, Amber. Ci conosciamo da quando eravamo ragazzine.
Mi sembrava. Poveretti.
Madeleine si volt a guardarla. Perch dici cos?
Non hai sentito la notizia? le chiese Dari con aria meravigliata.
Sentito cosa? Le manc il respiro.
Lui  morto in un incidente aereo qualche settimana fa Non si  parlato d'altro... ehi, dove stai andando? url.
Madeleine stava correndo verso l'ufficio. Doveva trovare un telefono,
Amber? Quando finalmente sent la voce dell'amica, si mise a piangere per l'emozione. Aveva passato quasi tutta la mattinata a lasciare messaggi, contattando pi volte l'ufficio di Max e i propri genitori. Oddio, Amber, quanto mi dispiace. L'ho appena saputo. Perch non mi hai chiamato?
L'ho fatto. Ti ho telefonato a casa ma la segreteria era piena e non ho potuto lasciarti un messaggio. Pensavo che l'avessi saputo.
Amber si meravigli di quanto le facesse piacere sentire la voce di Madeleine.
Stai bene? Vuoi che venga da te?
No... no, sto bene. Davvero. Theo mi  stato vicino,  stato molto gentile. Va tutto bene, credimi.
Chi  Theo? Dov' Tende?
Theo  l'avvocato di Max, ormai fa parte della famiglia.
Quando ci vedremo ti racconter tutto. Tende  a casa. Verr per Natale.
E il matrimonio si far? In effetti mi ero chiesta come mai non ti fossi pi fatta sentire, ma avevo pensato che foste presi con i preparativi. Oh, Amber... non sai quanto mi dispiace di non essere stata l con te sussurr ricominciando a piangere.
Maddy... coraggio. Sto bene, sul serio. Che ore sono a New York?
Madeleine guard l'orologio. Le undici e mezzo,  dalle nove che provo a chiamarti.
Lo so, ma qui siamo nel caos, ti spiegher tutto. Il matrimonio  stato rimandato anche se Francesca insiste perch si faccia al pi presto.
Senti, sarei dovuta venire comunque... Sar a Londra venerd.
Non posso credere di non esserti stata vicina quando  accaduto.
Amber stava per dirle di non essere sciocca, ma si interruppe.
Non vedeva Madeleine da quasi sei mesi e aveva avuto talmente tante cose da fare che non era riuscita nemmeno a pensarci...
ma Madeleine le mancava e anche Becky. Era dispiaciuta di non averle sentite per cos tanto tempo. Oh, Madeleine, dici davvero?
Mi farebbe molto piacere vederti esclam asciugandosi una lacrima. Era passato un mese dalla morte di Max e si sentiva ancora molto fragile. Piangeva per qualsiasi cosa.
Sar l prestissimo. Hai avuto notizie di Becky?
No. Non ci sentiamo da un po'.
Madeleine non disse nulla, stava molto male. Com'era possibile che fosse accaduta una simile disgrazia e che nessuna delle due lo fosse venuta a sapere? Non appena ebbe riagganciato, inizi i preparativi per la partenza.
Ad Harare, Becky stava mettendo a punto il suo business pian.
Dopo tre settimane passate a cercare, valutare e controllare si sentiva scoppiare la testa. Avrebbe chiesto ai suoi genitori il denaro per avviare la galleria, ma prima doveva fare i compiti. E li aveva fatti. Non aveva tralasciato nessun dettaglio. Le diecimila sterline che intendeva chiedere in prestito erano gi allocate fino all'ultimo centesimo. Sapeva che i genitori si sarebbero mostrati scettici. Dopotutto, non era una cifra pazzesca considerato che si trattava di iniziare un'attivit, ma quei soldi sarebbero finiti in Zimbabwe. Lei e Godson avevano rivisto pi volte gli aspetti finanziari e Becky era convinta che l'impresa avrebbe funzionato.
Dopo che la stampante di Nadge ebbe sputato l'ultima pagina della presentazione che Becky aveva scritto, la rimir soddisfatta.
"Aldridge Marimba. Galleria d'arte africana contemporanea.
27 Albion Road, Harare, Zimbabwe." Non solo aveva trovato il posto ma era anche riuscita a convincere il proprietario del negozio indiano ad accontentarsi di sei mesi di affitto anticipato anzich i due anni abitualmente richiesti. Era tutto pronto. Doveva solo fare in modo che suo padre - e, forse cosa ancora pi importante, sua madre - credessero nel fatto che lei voleva e poteva farcela. Sfogli la presentazione che conteneva alcune foto dello spazio, del quartiere e della strada; altre immortalavano i lavori di Godson e le sculture e le maschere di uno dei pi noti scultori di Harare. Poi c'erano i tabulati con i dati e le cifre, il business pian, i permessi... gli ingredienti per invogliare qualcuno a drizzare le orecchie c'erano tutti. Godson aveva un'amica contabile, Ella, che le aveva dato una mano per rendere presentabile e professionale il progetto. Becky l'avrebbe mandato a suo padre appena fosse riuscita a chiamare casa. Diede un'occhiata all'orologio. Erano le dieci e un quarto di sera, le otto e un quarto a Londra, e i suoi dovevano essere rientrati. Prese il telefono e compose il numero.
Mamma? Sono io... come stai?
Becky? Becky, sei tu? Oddio... Becky, dov'eri finita? Siamo morti dalla preoccupazione. Avremo lasciato un centinaio di messaggi a Henry ma nemmeno lui sapeva dove fossi. Stai bene, tesoro?
Dove ti trovi? La madre era agitatissima.
Sto bene, mamma. L'avevo detto a Henry... gli ho anche dato il mio nuovo numero. Aggrott la fronte, che razza di dispettoso!
Va tutto a meraviglia, mi sono appena trasferita. Abito con degli amici e...
Torni? L'altro giorno ha chiamato Amber.  davvero tremendo quello che  accaduto...
Cio? Cos' successo?
Oh, tesoro, non hai sentito i telegiornali? Max  morto in un incidente aereo... Caspita,  accaduto un mese fa. Mi sembra impossibile che tu non sia venuta a saperlo.
Come hai detto? esclam Becky portandosi una mano alla bocca. Quando  successo?
Circa un mese fa. Stava pilotando il suo aereo, da qualche parte gi in Africa... sai, quel progetto. Oh,  stato terribile, i giornali non hanno parlato d'altro. Torni?
Certo, appena mi sar possibile rispose calcolando rapidamente che aveva abbastanza denaro per acquistare il biglietto aereo. Il gruzzolo ricavato dalla vendita dell'anello di Charlie era miracolosamente quasi intatto. Ti telefoner non appena
sar riuscita a trovare un volo. Adesso chiamo subito Amber.
Becky riagganci. Max era morto? Sembrava impossibile. Tutti ma non lui.
Amber apr la porta e l, sui gradini, si trov di fronte Becky e Madeleine. Non ci fu bisogno di parlare. Si sent travolgere dal loro abbraccio. Proprio come una volta.
Lo devi fare adesso. Francesca guard Paola senza nascondere un'espressione allarmata. Prima che questo casino salti fuori.
Ma non gli sembrer un po' strano? domand Paola, dubbiosa.
No, no... non preoccuparti. Devi farti mettere quell'anello al dito il prima possibile, Paola. Non  il momento di guardare per il sottile. Siamo in una situazione di emergenza. E-mer-gen-za.
Paola annu con poca convinzione. Naturalmente sua madre aveva ragione. Dopo lo shock della lettura del testamento di Max in cui era stabilito che a Paola sarebbe toccato un appannaggio mensile sufficiente s e no per acquistare qualche paio di scarpe
- e poteva dire addio a quelle griffate da Manolo! -, la ragazza si rendeva conto fin troppo bene della precariet della situazione in cui versavano. In passato non aveva mai dato troppa importanza al denaro. Era semplicemente qualcosa che non era mai venuta a mancare. Max aveva spesso cercato di porre un freno alle spese di Paola, di esercitare una sorta di controllo, ma il pensiero di essere praticamente al verde le era quasi inconcepibile. Aveva sempre speso a piene mani senza mai chiedersi, nemmeno per un attimo, da dove provenissero i soldi. E ora Francesca le stava dicendo che non avrebbe potuto pi usare la carta di platino che possedeva dall'et di sedici anni e che dovevano entrambe darsi da fare per trovare una soluzione. Non c'erano pi soldi? Non era possibile.
Che cosa avrebbero fatto? Francesca non lavorava ormai da molti anni e Paola non l'aveva mai fatto. Come facevano tutti gli altri?
Le persone in genere lavorano ribatt Francesca in tono acido mentre si accendeva l'ennesima sigaretta. Non se ne parla nemmeno. Voglio che tu e Otto decidiate la data, e in fretta. Una
volta che sar trapelata la notizia che delle ricchezze di Max  rimasto ben poco... be', non c' bisogno che ti spieghi che genere di accordo potrebbe chiederti di firmare Otto. No, devi agire in fretta. In fretta, mi hai sentito?
Va bene, va bene... ho capito. Lo chiamo stasera. Te lo prometto.
Paola rub una sigaretta alla madre. Non c'erano parole per descrivere quell'orribile storia. Prima Max, poi il testamento e adesso questo. Si sent un nodo alla gola. Praticamente non aveva avuto neppure il tempo di vivere le tante emozioni di quei giorni: il dolore, il senso di perdita, la paura. Si sentiva forzata a prendere una decisione. Non che Otto non le piacesse... le piaceva, o almeno cos pensava. Ma il fatto di essere costretta a sposarlo in tutta fretta era un altro paio di maniche... non si erano quasi ancora baciati! All'improvviso tutto le sembrava precipitare e gli eventi prendevano una piega molto diversa da quella che lei aveva immaginato. Per cominciare, Max non sarebbe stato presente. Gli occhi le si riempirono di lacrime. Chi l'avrebbe accompagnata all'altare? Doveva essere il giorno pi bello della sua vita, non il pi triste. Non sarebbe mai riuscita a camminare verso l'altare senza pensare a Max e scoppiare in singhiozzi. Che razza di modo era per cominciare un matrimonio?
Francesca le assest un colpetto sulla mano e lasci la stanza.
And a sedersi in salotto. Era davvero molto preoccupata. Otto non era uno sprovveduto e i giornali avevano gi iniziato a fare illazioni sulle ricchezze di Max. "Ges mio" pens sospirando.
...
.
...
FINE Parte 3.